LONDRA – È iniziata di fatto nel 1979, all’alba della rivoluzione islamica con lo slogan “morte al piccolo Satana”, cioè Israele, “e al grande Satana”, cioè l’America,che dello Stato ebraico era e rimane l’alleato di ferro, scandito dall’ayatollah Khomeini appena sbarcato dall’aereo che lo riportava in patria dall’esilio. Quasi mezzo secolo più tardi, la guerra tra Iran e Israele, con gli Stati Uniti sempre più impegnati al fianco di Gerusalemme, esplode di nuovo oggi, 28 febbraio 2026 in quello che potrebbe essere il suo capitolo più aspro e più lungo, dagli esiti e dagli obiettivi tuttavia incerti.
Per il regime iraniano, “l’entità sionista”, come Israele viene chiamato per non pronunciarne nemmeno il nome, è il nemico da distruggere, la cui esistenza viene considerata inammissibile. Per tutti i governi israeliani, ma in particolare per il premier più longevo della storia dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu, l’Iran è l’avversario con intenzione genocida che, se in possesso …
LONDRA – È iniziata di fatto nel 1979, all’alba della rivoluzione islamica con lo slogan “morte al piccolo Satana”, cioè Israele, “e al grande Satana”, cioè l’America,che dello Stato ebraico era e rimane l’alleato di ferro, scandito dall’ayatollah Khomeini appena sbarcato dall’aereo che lo riportava in patria dall’esilio. Quasi mezzo secolo più tardi, la guerra tra Iran e Israele, con gli Stati Uniti sempre più impegnati al fianco di Gerusalemme, esplode di nuovo oggi, 28 febbraio 2026 in quello che potrebbe essere il suo capitolo più aspro e più lungo, dagli esiti e dagli obiettivi tuttavia incerti.
Per il regime iraniano, “l’entità sionista”, come Israele viene chiamato per non pronunciarne nemmeno il nome, è il nemico da distruggere, la cui esistenza viene considerata inammissibile. Per tutti i governi israeliani, ma in particolare per il premier più longevo della storia dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu, l’Iran è l’avversario con intenzione genocida che, se in possesso di un’arma nucleare, potrebbe decidere di annientare la piccola Israele in un colpo solo,a qualunque costo.
Ecco la storia del quasi cinquantennale conflitto: riacceso, per coincidenza, poche ore dopo che Apple Tv ha trasmesso, il 27 febbraio sera, l’ultima puntata della terza stagione di Teheran, la pluripremiata serie televisiva israeliana, in cui una giovane spia del Mossad, l’agenzia di spionaggio di Israele, infiltrata nella capitale iraniana, ha la missione di sabotare la costruzione di una bomba atomica: per non fare spoiler a chi non l’ha vista, non raccontiamo come finisce la fiction. In attesa di scoprire come finirà la guerra vera.
L’alleanza antiaraba
Dalla fondazione dello stato di Israele, nel 1948, fino alla rivoluzione khomeinista del 1979, ovvero per circa trent’anni, Gerusalemme e Teheran hanno buoni rapporti,diventati una stretta alleanza sotto il regno di Reza Ciro Pahlavi, l’ultimo Scià di Persia, salito sul trono del pavone nel 1941 e costretto alla fuga e all’esilio sotto i colpi della rivoluzione islamica. È l’alleanza fra i popoli non arabi del Medio Oriente,ebrei e persiani, a cui si aggiungono i turchi, nonostante il fatto che persiani e turchisiano di religione musulmana, motivata dalla percezione che il fronte arabo sia una minaccia comune. Ma questo legame viene spezzato dall’avvento di Khomeini a Teheran e dal crescente radicalismo islamico ad Ankara, spingendo Israele a trattati di pace e relazioni amichevoli, nella direzione opposta, con una crescente parte del mondo arabo: prima l’Egitto nel 1979, poi la Giordania nel 1994, quindi Emirati Arabi, Bahrein, Marocco, Sudan con gli accordi di Abramo durante il primo mandato di Trump. Che cerca ora, come il suo predecessore Biden, di allargarli all’Arabia Saudita.
La guerra per procura
Sebbene ci siano state collaborazioni clandestine fra Gerusalemme e Teheran durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988), secondo il principio che il nemico del mio nemico è mio amico, almeno per il momento, con il passare degli anni cresce l’ostilità del regime degli ayatollah verso Israele e verso l’America che lo arma e lo protegge. L’avversione di Teheran per gli ebrei, che sotto lo Scià avevano un’ampia comunità in Iran, è da un lato religiosa e ideologica, dall’altro pratica: sostenendo la lotta dei palestinesi e dei movimenti anti-israeliani in tutto il Medio Oriente, il Paese guida dell’Islam sciita mira a ottenere una maggiore accettazione da parte del mondo sunnita ed arabo.
In particolare, il movimento politico-militare degli Hezbollah in Libano e Hamas nella striscia palestinese di Gaza diventano gli eserciti “per procura”di Teheran, finanziati e in parte diretti dalle Guardie della Rivoluzione iraniana.L’altro grande alleato regionale di Teheran è la Siria, fino alla rapida caduta della dinastia degli Assad con la rivoluzione dell’autunno 2024. Questo conflitto per procura ha le sue fiammate più drammatiche e sanguinose con la guerra del Libano nel 1982, quando l’esercito israeliano invade il Paese dei cedri, arrivando fino a Beirut, per sradicare le basi dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat che da lì attaccano lo Stato ebraico; e con le guerre di Gaza del 2008,2009, 2012, 2014, 2021, fino alla più intensa e prolungata, quella scoppiata il 7ottobre 2023 con l’attacco di Hamas nel sud di Israele che fa 1200 morti e proseguita con l’invasione dell’intera Striscia in cui perdono la vita più di 70 mila palestinesi, ora fermata dal fragile cessate il fuoco mediato da Washington.
La minaccia nucleare
Nel frattempo, nella seconda metà degli anni Sessanta Israele si dota di armi atomiche: pur non ammettendo o smentendo ufficialmente di possederle, si ritiene che Gerusalemme abbia più di 100 testate nucleari, installate su sottomarini,cacciabombardieri e missili, un’arma sviluppata a scopo di deterrenza, ossia per dissuadere tutti i suoi nemici dal tentare di distruggere lo Stato ebraico. Soltanto una volta, quando stava per soccombere all’attacco a sorpresa dell’Egitto e di altri Paesi arabi nella guerra dello Yom Kippur del 1973, qualcuno nel governo israeliano considera l’ipotesi di usare l’atomica, ma l’opzione viene scartata, anche perché le forze convenzionali riescono a riprendersi e ad avere il sopravvento.Il programma atomico iraniano inizia negli anni Cinquanta, con il sostegno degli Usa,sotto il regno dello Scià, si espande negli anni ’70 con piani per varie centrali nucleari e accelera segretamente nei primi anni Duemila. Ufficialmente ha lo scopo di produrre energia per uso soltanto civile, ma già da un decennio gli esperti dell’Agenzia Atomica Internazionale ritenevano che Teheran avesse accumulato abbastanza uranio arricchito per produrre almeno una bomba nucleare nel giro di breve tempo – in una settimana secondo qualche stima.
L’avversione della comunità internazionale al programma nucleare iraniano ha varie motivazioni: la lotta alla non proliferazione nucleare, nella convinzione che, se l’Iran avesse armi atomiche, altri Paesi della regione, a partire dall’Arabia Saudita, cercherebbero di procurarsele a loro volta, incrementando il rischio di conflitti nucleari; il timore che una bomba nucleare o gli elementi per fabbricarla finiscano in mano a gruppi terroristi islamici o di altro genere; e infine il pericolo che, in una guerra tra Iran e Israele, Teheran decida di colpire lo Stato ebraico anche a costo di una pesante rappresaglia dello stesso tipo,nella consapevolezza che, mentre l’Iran è grande più di cinque volte l’Italia e potrebbe sperare di sopravvivere, Israele è grande come l’Emilia-Romagna e potrebbe bastare una singola esplosione nucleare a farla sostanzialmente scomparire.Impedire agli ayatollah di avere armi nucleari diventa così una delle priorità internazionali, da conseguire con una varietà di tattiche.
Nel 2010 un attacco cibernetico inserisce il virus Stuxnet, sviluppato congiuntamente da Stati Uniti e Israele, nei computer con cui gli scienziati iraniani lavorano al progetto nucleare. Tra il 2010 e il 2020, mezza dozzina di fisici iraniani di primo piano impegnati nel programma nucleare vengono assassinati in operazioni clandestine del Mossad e altrettanti sfuggono per un pelo alla morte. Nel 2015, sottol a presidenza di Barack Obama, gli Stati Uniti insieme agli altri quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Russia, Cina, Regno Unito, Francia) e all’Unione Europea firmano con l’Iran un accordo che pone rigidi limiti al programma nucleare iraniano, stabilendo ispezioni e controlli.
Ma nel 2018, sotto la prima presidenza Trump, gli Usa si ritirano dall’accordo, accusando l’Iran di violarlo e di continuare ad arricchire uranio in segreto, con l’obiettivo di arrivare a una bomba. Israele ha sempre avversato il patto, sostenendo che il programma nucleare degli ayatollah continua a perseguire obiettivi militari, non civili, e che l’unico mezzo per fermarlo è distruggere totalmente gli impianti nucleari di Teheran, come lo Stato ebraico aveva fatto nel 1981 bombardando il reattore nucleare dell’Iraq di Saddam Husserin.
La guerra del 2024
A dispetto di decenni di tensioni, accuse e guerre per procura, Israele e Iran evitano sempre un conflitto diretto. Entrambi hanno il timore che provochi una escalation incontrollabile. Ma il governo di Gerusalemme, specie quando a guidarlo è Netanyahu, preme sugli Stati Uniti per bombardare le installazioni nucleari iraniano e come unica soluzione al problema. Lo Stato ebraico ha bisogno dell’autorizzazione di Washington per due ragioni: ogni possibile reazione iraniani colpirebbe le basi americane in Medio Oriente; e una escalation del conflitto richiederebbe l’assistenza militare dell’America a Israele, se non il coinvolgimento di Washington. Da un presidente all’altro, la Casa Bianca si oppone alle richieste israeliane di agire.
Ma nell’aprile 2024 il conflitto diretto scoppia lo stesso. Il primo aprile Israele bombarda il consolato iraniano a Damasco, affermando che è diventato la centrale di comando per attacchi terroristici contro lo Stato ebraico e dunque non vale il principio di inviolabilità delle sedi diplomatiche: muoiono 16 persone, tra cui una decina diufficiali iraniani, compreso il generale a capo delle Brigate Al Quds in Siria. Il 13aprile Teheran reagisce lanciando 170 droni e 150 missili contro Israele, in collaborazione con gli Hezbollah in Libano e gli Houti nello Yemen. Il 99 per centodegli ordigni vengono intercettati, quelli che colpiscono il bersaglio causano soltanto danni minori e alcune decine di feriti. Si tratta comunque del primo attacco direttod ell’Iran a Israele e il 19 aprile lo Stato ebraico risponde, ma in modo limitato,distruggendo difese antiaeree in Iran come monito a quello che è in grado di fare se la guerra continua.
Per tacito consenso, il conflitto si conclude così. Ma è la prova generale per quello che segue.La guerra del 2025Il 13 giugno 2025, sullo sfondo della guerra che continua tra Israele e Hamas a Gazae quello di Israele e Usa contro gli Houti nello Yemen, e mentre sono in corso trattative di pace per Gaza, le forze aeree israeliane lanciano un massiccio attacco a sorpresa contro l’Iran, colpendo installazioni militari e nucleari. Mezza dozzina di altiufficiali e scienziati iraniani vengono uccisi quasi contemporaneamente nelle cosiddette “esecuzioni mirate” orchestrate da agenti del Mossad, con la complicità dii nformatori e infiltrati iraniani.
L’ayatollah Khamenei, leader supremo iraniano,scappa in un rifugio segreto per salvarsi la vita, temendo di essere anche lui nel mirino. L’Iran risponde lanciando centinaia di missili contro Israele e contro le basi militari americane in Qatar e altrove in Medio Oriente. Anche gli Houti partecipano al conflitto attaccando le navi americane nel Golfo. Dopo avere in apparenza preso le distanze, Trump ordina alle forze Usa di partecipare all’attacco, con tre ondate di pesanti bombardamenti sui bunker sotterranei che custodiscono i maggiori segreti del programma nucleare iraniano: soltanto l’America ha bombe abbastanza potenti per penetrare in profondità nel sottosuolo ed eventualmente distruggere tutto.
Ribattezzato “la guerra dei 12 giorni”, per analogia con quella dei 6 giorni del 1967fra Israele e cinque Paesi arabi, il conflitto si conclude con più di 1000 morti e 6 milaferiti in Iran, 33 morti e 3 mila feriti in Israele. In un primo tempo, Trump affermache il programma nucleare iraniano è stato completamente distrutto. Poi sia la Casa Bianca che Israele ammettono che Teheran è probabilmente riuscita a salvare e nascondere almeno parte dell’uranio arricchito e che il piano degli ayatollah per fabbricare una bomba atomica prosegue.
Le proteste di massa
Il 28 dicembre 2025 una nuova ondata di proteste di massa scuote l’Iran, parte dalle università come in passato e raggiunge stavolta tutte le maggiori città del Paese. La rappresaglia del regime è brutale, causando secondo alcune stime 32mila morti tra la popolazione civile, decine di migliaia di feriti e di arresti. Trump minaccia un intervento militare se verranno eseguite centinaia di condanne a morte degli arrestati.A Gerusalemme e a Washington cresce l’esplicito appoggio a un “cambio di regime”,per abbattere la dittatura degli ayatollah e stabilire la democrazia in Iran. Da più parti,in Israele e negli Stati Uniti, si levano voci a favore di un’azione militare per uccidere Khamenei e aiutare un’insurrezione popolare, mentre in Iran le Guardie dellaRivoluzione danno la caccia ad agenti del Mossad e a loro informatori.
Le trattative sul nucleare
Contemporaneamente riprendono le trattative per arrivare a un accordo sul nucleare iraniano. Trump chiede la consegna di tutto l’uranio arricchito, se non nelle mani dell’Occidente in quelle della Russia o di un altro Paese firmatario, e ispezioni ancora più estese di quelle previste dal negoziato di Obama. Il primo round di negoziati si svolge in Oman e il secondo a Roma, nell’aprile 2025, due mesi prima dell’attacco a sorpresa israeliano, motivato come risposta al non rispetto della scadenza fissata dalla Casa Bianca all’Iran per accettare le condizioni americane. Gli Usa sono rappresentati da Steve Witkoff, il negoziatore a tutto campo di Trump, da Gaza allaRussia, e da Jared Kushner, il genero del presidente. La delegazione dell’Iran è guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Dopo la guerra dei 12 giorni nel giugno 2025, i contatti riprendono nell’ottobre 2025, producendo colloqui in Oman nel febbraio di quest’anno.
All’avvio dell’iniziativa, Trump si dice ottimista sulle chances di raggiungere “un buon accordo”. In seguito, sia il segretario di Stato americano Rubio che il vicepresidente Vance esprimono scetticismo sulla possibilità di un’intesa. Intanto l’America schiera attorno all’Iran la più grande flotta dall’epoca dell’attacco all’Iraq del 2003. “Possiamo ancora evitare la guerra”, dice il 26 febbraio. il ministro degli Esteri iraniano. Ma a Teheran la corrente più radicale degli ayatollah appare contraria alle concessioni chieste da Washington. Infine arriva l’ordine della Casa Bianca di evacuare le ambasciate in Medio Oriente. Poi, alle prime ore del 28febbraio, comincia l’attacco congiunto israeliano e americano, seguito poche ore dopo dalla prima rappresaglia iraniana verso le basi Usa in Qatar. È una nuova guerra, dalle premesse più grande delle altre. Sarà l’ultima?