«Devono testimoniare tutti: democratici e repubblicani. Servono indagini bipartisan e approfondite. Le audizioni dei Clinton dovrebbero essere solo l’inizio. Ma il modo in cui sono stati pubblicati i file mi sembra semmai studiato per massimizzare le polemiche, ravvivare le paranoie dei complottisti, minimizzare l’impatto di quanto accaduto e colpire i rivali politici». Molly Jong-Fast è la scrittrice e giornalista figlia della storica femminista Erica (cui ha dedicato l’impietoso “Come perdere una madre”) analista politica di Msnbc e autrice di un popolare podcast intitolato “Fast Politics”.
Nella sua audizione, Hillary ha attaccato, chiedendo di interrogare Trump e Musk. Bill si è invece difeso dicendo: “Non ha fatto nulla di male”. Che ne pensa?
«Lei fa bene a chiedere di indagare su tutti. Ma spero che abbia posto domande anche a casa sua. La mia sensazione è che Hillary non abbia avuto alcun rapporto con Epstein. Ma Bill sì. Lo dico con dolore, mia mamma lo adorava. Ma non diment…
«Devono testimoniare tutti: democratici e repubblicani. Servono indagini bipartisan e approfondite. Le audizioni dei Clinton dovrebbero essere solo l’inizio. Ma il modo in cui sono stati pubblicati i file mi sembra semmai studiato per massimizzare le polemiche, ravvivare le paranoie dei complottisti, minimizzare l’impatto di quanto accaduto e colpire i rivali politici». Molly Jong-Fast è la scrittrice e giornalista figlia della storica femminista Erica (cui ha dedicato l’impietoso “Come perdere una madre”) analista politica di Msnbc e autrice di un popolare podcast intitolato “Fast Politics”.
Nella sua audizione, Hillary ha attaccato, chiedendo di interrogare Trump e Musk. Bill si è invece difeso dicendo: “Non ha fatto nulla di male”. Che ne pensa?
«Lei fa bene a chiedere di indagare su tutti. Ma spero che abbia posto domande anche a casa sua. La mia sensazione è che Hillary non abbia avuto alcun rapporto con Epstein. Ma Bill sì. Lo dico con dolore, mia mamma lo adorava. Ma non dimentico la foto in cui tiene sulle ginocchia una ragazza dal volto oscurato. Bisogna fare chiarezza. Gente come Bill Clinton, Bill Gates, Donald Trump e tanti altri che credevamo per bene, dimostra che esiste un’élite di privilegiati — prevalentemente maschile — che si ritiene al di sopra della legge e pensa al mondo in termini di doni e favori».
Lei ha aspramente criticato il modo in cui i file sono stati diffusi.
«Il Dipartimento di giustizia ha tradito le vittime coprendo i nomi dei potenti, senza preoccuparsi di proteggere l’identità delle vittime. Lo sforzo di editare è stato fatto solo dopo. Tardi e male».
Come andavano gestiti, invece?
«Bisognava nominare un giudice speciale, fargli esaminare tutto e far decidere a lui cosa fosse appropriato pubblicare. E serviva un rapporto sul significato di ogni cosa. Il Dipartimento di Giustizia ha, invece, preferito scaricare semplicemente alcuni file. E sappiamo per certo che non sono tutti. Questo, temo, in parte è incompetenza, dall’altro, un rozzo tentativo di coprire Trump e le persone del suo governo».
Tanti sapevano e hanno fatto finta di nulla.
«Finché Epstein aveva qualcosa da offrire, nessuno si è preoccupato di tenersi lontano da lui: nemmeno dopo la condanna del 2008. La sua amoralità, anzi, accresceva il suo fascino fra persone che si sentivano al di sopra di tutto».
E ora?
«Ci sono ancora terribili segreti sepolti negli Epstein File, dove banalità e orrore, avidità e crimine si mescolano. Vanno scandagliati. Ogni Paese deve farlo: sono ancora pochi quelli che agiscono sul serio, Stati Uniti compresi. Ci sono troppi interessi in ballo e, almeno da noi, continuiamo ad assistere a tentativi di copertura: come la rimozione della foto del Segretario al Commercio Howard Lutnick».
Trump come ne uscirà?
«Onestamente, non lo so, ma mi auguro male. Aveva promesso di liberare l’America proprio dal tipo di élite legata a Epstein. Si era fatto paladino di QAnon, la teoria complottista secondo cui un’organizzazione pedofila era gestita da un’élite nell’inesistente seminterrato di una pizzeria. QAnon è sembrata una follia a tutti noi: e ancora lo è. Ma i file di Epstein dimostrano che aveva parallelismi con la realtà: e Trump faceva parte di quel sistema. I suoi non glielo perdoneranno».