I segnali non sono buoni, per niente. A parole Donald Trump lascia aperto il sentiero della diplomazia ribadendo di voler raggiungere l’accordo con l’Iran, anche se si dice «non contento» di come procede il negoziato. «Non stanno pronunciando le parole magiche, ovvero niente armi nucleari». Nei fatti, però, il personale non essenziale dell’ambasciata americana a Gerusalemme è stato autorizzato a lasciare immediatamente lo Stato ebraico. Non è un dettaglio da poco.
Appare piuttosto come l’anticamera dell’attacco perché il regime degli ayatollah, se verrà colpito dai missili americani, ha giurato rappresaglia anche contro Israele. Non a caso in queste ore diversi governi stanno invitando i propri cittadini ad andarsene in fretta dall’Iran. E solo in parte quest’allerta è mitigata dalla notizia che il Segretario di Stato Marco Rubio - che ieri ha definito l’Iran «sponsor di detenzioni illegittime» - sarà a Gerusalemme lunedì per discutere con Netanyahu di quel che può accadere: se partir…
I segnali non sono buoni, per niente. A parole Donald Trump lascia aperto il sentiero della diplomazia ribadendo di voler raggiungere l’accordo con l’Iran, anche se si dice «non contento» di come procede il negoziato. «Non stanno pronunciando le parole magiche, ovvero niente armi nucleari». Nei fatti, però, il personale non essenziale dell’ambasciata americana a Gerusalemme è stato autorizzato a lasciare immediatamente lo Stato ebraico. Non è un dettaglio da poco.
Appare piuttosto come l’anticamera dell’attacco perché il regime degli ayatollah, se verrà colpito dai missili americani, ha giurato rappresaglia anche contro Israele. Non a caso in queste ore diversi governi stanno invitando i propri cittadini ad andarsene in fretta dall’Iran. E solo in parte quest’allerta è mitigata dalla notizia che il Segretario di Stato Marco Rubio - che ieri ha definito l’Iran «sponsor di detenzioni illegittime» - sarà a Gerusalemme lunedì per discutere con Netanyahu di quel che può accadere: se partiranno i raid, la visita sarà annullata.
«Non ho ancora preso la decisione, non voglio ricorrere alla soluzione militare ma a volte bisogna farlo», afferma Trump prima partire per il Texas. Dopo l’incontro a Ginevra di giovedì tra le delegazioni di Washington e Teheran — terzo round della trattativa, conclusosi con l’impegno a rivedersi tra due giorni a Vienna — gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner sono rientrati negli Stati Uniti per conferire col presidente e gli altri responsabili del dossier iraniano.
A Washington è arrivato anche il ministro degli Esteri omanita Badr Al Busaidi, mediatore tra Usa e Iran, per parlare con J.D.Vance: all’interno dell’amministrazione americana, del resto, il vice di Trump è il meno convinto dell’opportunità di bombardare l’Iran. «Non accadrà che andremo in Medio Oriente a combattere per anni una guerra senza fine», dice, pur consapevole che l’inner circle del tycoon è frequentato da falchi, come il capo del Pentagono Pete Hegseth. Al Busaidi, dopo l’incontro con Vance, scrive su X un ottimistico «la pace è a portata di mano, Teheran ha accettato di non accumulare più uranio arricchito».
Gli Stati Uniti insistono perché Teheran rinunci all’arricchimento dell’uranio, o, al massimo, lo tenga a un livello simbolico, inferiore al 5%. Soprattutto, vogliono che consegni tutte scorte di metallo già arricchito al 60%, pericolosamente vicino a quel 90% necessario per fabbricare la bomba. Rimane il nodo dell’arsenale missilistico e del sostegno alle milizie sciite nella regione, che l’Iran non intende mettere sul tavolo della discussione. Inevitabilmente la tensione sale.
L’ambasciatore americano a Gerusalemme, Mike Huckabee, dopo l’annuncio dell’evacuazione autorizzata, ha detto: «Non c’è motivo di farsi prendere dal panico, ma per chi desidera partire, è importante pianificare la partenza il prima possibile». Il movimento nella sede diplomatica e l’arrivo della portaerei Ford davanti a Israele sono stati interpretati dagli osservatori in un modo solo: il dispositivo militare è pronto e operativo, l’attacco può avvenire qualsiasi momento.
Cina e Polonia invitano i loro cittadini a lasciare subito Iran, Libano e Israele «perché il rischio escalation è elevato e lo spazio aereo potrebbe essere presto chiuso»; il Regno Unito ritira temporaneamente il personale diplomatico da Teheran; Italia, Francia e Germania lanciano inviti alla cautela a chi si trova in Israele; la Turchia cancella i voli sulla rotta Istanbul-Teheran. Un carosello di spie rosse si accendono sulla mappa del Medio Oriente, a cui se ne aggiunge una, forse persino più decisiva, su Washington. Martedì prossimo, infatti, al Congresso è previsto il voto della risoluzione sul War Powers Act che può togliere a Trump il potere di lanciare assalti contro altri Paesi senza l’autorizzazione dei legislatori americani. C’è chi scommette che il presidente premerà il bottone prima, per non trovarsi nella situazione di non poterlo fare dopo.