Due governi che non vogliono apparire deboli davanti ai loro popoli rischiano di trascinare il mondo in un’altra guerra devastante. Da una parte c’è una potenza nucleare, il Pakistan; dall’altra il governo tribale afghano dei talebani, che in decenni di guerra hanno dimostrato di vincere anche contro grandi potenze. «Abbiamo esaurito la pazienza. Ora tra noi è guerra aperta», dice il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ai talebani.
Giovedì sera Kabul ha osato sfidare il Pakistan con i droni e l’artiglieria, e Islamabad ha inviato i caccia a bombardare Kabul e la città santa di Kandahar in cui si ritiene viva il leader supremo, Haibatullah Akhundzada. Per ore sono circolate voci incontrollate, «è morto», «è fuggito». «Abbiamo attaccato solo obiettivi militari», con «attenzione a evitare danni civili», dice il generale Chaudhry, portavoce delle forze armate.
L’operazione pakistana Ghazab lil-Haq è ancora in corso: Islamabad accusa il governo talebano di sostenere i talebani p…
Due governi che non vogliono apparire deboli davanti ai loro popoli rischiano di trascinare il mondo in un’altra guerra devastante. Da una parte c’è una potenza nucleare, il Pakistan; dall’altra il governo tribale afghano dei talebani, che in decenni di guerra hanno dimostrato di vincere anche contro grandi potenze. «Abbiamo esaurito la pazienza. Ora tra noi è guerra aperta», dice il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ai talebani.
Giovedì sera Kabul ha osato sfidare il Pakistan con i droni e l’artiglieria, e Islamabad ha inviato i caccia a bombardare Kabul e la città santa di Kandahar in cui si ritiene viva il leader supremo, Haibatullah Akhundzada. Per ore sono circolate voci incontrollate, «è morto», «è fuggito». «Abbiamo attaccato solo obiettivi militari», con «attenzione a evitare danni civili», dice il generale Chaudhry, portavoce delle forze armate.
L’operazione pakistana Ghazab lil-Haq è ancora in corso: Islamabad accusa il governo talebano di sostenere i talebani pakistani (Ttp) e di ospitare i gruppi jihadisti responsabili di attentati in Pakistan. Kabul respinge le accuse: «Il conflitto interno al Pakistan è materia interna», dice il portavoce Zabihullah Mujahid accusando i pakistani di violare ripetutamente lo spazio aereo afghano. Il riferimento è al bombardamento di domenica, quando i caccia pakistani hanno attaccato «sette basi militari e paramilitari jihadiste» nelle regioni di confine, affermando di avere ucciso 80 militanti. Per Kabul, invece, hanno colpito «civili, tra cui donne e bambini». Secondo Islamabad i talebani hanno risposto attaccando 53 località lungo il confine in coordinamento con il Ttp usando «quadricotteri e armi grandi e piccole». Islamabad sostiene di avere ucciso «274 talebani e miliziani», numeri non verificabili come le «73 postazioni distrutte, le 18 catturate e la distruzione di un centinaio di carri e blindati. Oltre agli scontri lungo la Linea Durand, il Pakistan rivendica 22 attacchi aerei contro «quartieri generali, depositi di munizioni e basi logistiche» in diverse province afghane contro «obiettivi selezionati dall’intelligence». L’Onu invita alla moderazione, e diversi Paesi d’area offrono mediazioni e sollecitano il cessate il fuoco per evitare l’escalation. Anche i talebani, ora, auspicano di risolvere il conflitto «attraverso il dialogo», dice Mujahid. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif però li avverte: «Le nostre truppe possono schiacciare qualsiasi ambizione aggressiva».