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Il Golfo, raid sul lusso di Dubai. Kuwait, colpita la base con gli italiani

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L’Iran colpisce con missili e droni i paesi del Golfo Persico alleati degli americani. A fuoco l’hotel The Palm sull’isola artificiale. Tajani: nessun ferito tra i nostri militari. Nel mirino anche Qatar e Bahrein
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«La Palma è in fiamme», annunciano le tivù arabe. Non si tratta di un albero, ma di un albergo di lusso, il Fairmont Hotel, a Palm Jumeirah, il complesso residenziale del Dubai costruito sull’acqua in modo da formare tronco, rami e foglie della pianta che cresce anche nel deserto. Le immagini del Fairmont che va a fuoco, con i turisti che fuggono in ciabatte dalla piscina, avvolti negli asciugamani, sono il simbolo più visibile, e più virale sui social, della controffensiva di Teheran all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele. Le autorità locali lo descrivono come “un incidente”, in cui sono rimaste ferite quattro persone, ricoverate in ospedale, aggiungendo che «l’incendio nell’albergo è sotto controllo», ma al Jazeera lo attribuisce a «un missile o un drone iraniano».

«La Palma è in fiamme», annunciano le tivù arabe. Non si tratta di un albero, ma di un albergo di lusso, il Fairmont Hotel, a Palm Jumeirah, il complesso residenziale del Dubai costruito sull’acqua in modo da formare tronco, rami e foglie della pianta che cresce anche nel deserto. Le immagini del Fairmont che va a fuoco, con i turisti che fuggono in ciabatte dalla piscina, avvolti negli asciugamani, sono il simbolo più visibile, e più virale sui social, della controffensiva di Teheran all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele. Le autorità locali lo descrivono come “un incidente”, in cui sono rimaste ferite quattro persone, ricoverate in ospedale, aggiungendo che «l’incendio nell’albergo è sotto controllo», ma al Jazeera lo attribuisce a «un missile o un drone iraniano».

Per quanto la dinamica non sia ancora chiara, gli Emirati Arabi Uniti, di cui Dubai è il tassello più visitato dagli stranieri, erano un bersaglio logico per la rappresaglia dell’Iran: aperti all’Occidente, alleati di Washington e firmatari di un trattato di pace con Israele durante il primo mandato presidenziale di Trump, nei cosiddetti accordi di Abramo. Ma anche altri Paesi del Golfo Persico, dal Qatar al Bahrein fino al Kuwait, sono finiti nel mirino degli ayatollah, sostanzialmente perché ospitano basi militari americane, come era accaduto in precedenza, nel 2025, durante la “guerra dei 12 giorni” fra Stato ebraico e Usa contro Teheran. Esplosioni sono risuonate pure in Giordania, stretto alleato dell’America, in pace con Israele dal 1994, e in Arabia Saudita, a cui Trump, come già il suo predecessore Biden, spera di estendere gli accordi di Abramo.

La pioggia di missili e droni iraniani, tuttavia, non ha causato morti né feriti nelle basi Usa: quasi tutti i razzi sono stati intercettati dalle difese antiaeree e i danni alle installazioni, afferma il Pentagono, sono minimi. Nessun pericolo neppure per i 300 soldati italiani dislocati nelle basi americane della regione: «I nostri sono tutti al sicuro, per loro non c’è alcun problema», ha detto il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani incontrando la stampa alla Farnesina, «sia per quelli in Kuwait che per quelli in Libano, in Giordania e per i carabinieri di stanza a Gerico», nei Territori Autonomi palestinesi, pur aggiungendo che «è una situazione difficile, non sarà una guerra lampo».

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Nella base dell’aeronautica Usa di Al Salem, nel Kuwait, storica piattaforma per l’invasione dell’Iraq nel 2003, ci sono stati però 12 feriti per le schegge dei missili esplosi o intercettati. Alte colonne di fumo nero si sono alzate da Manama, la base navale della Quinta Flotta americana nel Bahrein, fulcro delle operazioni Usa nel Golfo e nel mar Rosso, a quanto sembra senza vittime. Intercettati anche i razzi lanciati contro al Udeid, in Qatar, la più grande base americana in Medio Oriente. Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi descrive l’attacco iraniano come «una plateale violazione della nostra sovranità nazionale e delle leggi internazionali», affermando che le difese antiaeree hanno intercettato «con successo tutti i missili». Ma nel vicino Abu Dhabi le schegge di un razzo hanno causato più danni, uccidendo una persona. Restano, del primo giorno di controffensiva, le immagini dei turisti che scappano dall’albergo e della “palma” in fiamme. Ed è solo l’inizio. Gli Stati Uniti hanno 13 basi militari in Medio Oriente, con da 30 mila a 40 mila uomini: sono queste, oltre a Israele, il principale obiettivo di Teheran.

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