L’unico che si esprime, quando a tarda sera iniziano a circolare le indiscrezioni sulla morte di Khamenei. promette: «Faremo pentire i criminali sionisti e gli americani privi di qualità». «I valorosi soldati e la grande nazione iraniana daranno una lezione indimenticabile agli oppressori internazionali», scrive su X Ali Larijani, 67 anni, capo del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, fedelissimo di Khamenei con cui pure ebbe attriti e divergenze, ma che mai ha abbandonato. Il suo nome si è fatto largo nelle ultime settimane all’interno del complicato rebus della successione.
La Costituzione iraniana prevede che un consiglio composto da tre persone - il presidente, il capo della magistratura e un membro del Consiglio dei Guardiani, selezionato dal Consiglio di Discernimento - assuma temporaneamente tutte le funzioni della Guida suprema, in attesa che il consiglio degli esperti, un’assemblea di 88 chierici, tutti uomini, eletti ogni otto anni ma di fatto decisi …
L’unico che si esprime, quando a tarda sera iniziano a circolare le indiscrezioni sulla morte di Khamenei. promette: «Faremo pentire i criminali sionisti e gli americani privi di qualità». «I valorosi soldati e la grande nazione iraniana daranno una lezione indimenticabile agli oppressori internazionali», scrive su X Ali Larijani, 67 anni, capo del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, fedelissimo di Khamenei con cui pure ebbe attriti e divergenze, ma che mai ha abbandonato. Il suo nome si è fatto largo nelle ultime settimane all’interno del complicato rebus della successione.
La Costituzione iraniana prevede che un consiglio composto da tre persone - il presidente, il capo della magistratura e un membro del Consiglio dei Guardiani, selezionato dal Consiglio di Discernimento - assuma temporaneamente tutte le funzioni della Guida suprema, in attesa che il consiglio degli esperti, un’assemblea di 88 chierici, tutti uomini, eletti ogni otto anni ma di fatto decisi dai vertici politici e religiosi della Repubblica islamica, nomini il successore. Le valutazioni delle intelligence occidentali, e di esperti analisti iraniani, concordano tuttavia nel dire che saranno i pasdaran ad avere un ruolo cruciale nell’Iran post-Khamenei. Secondo il New York Times, la Guida aveva predisposto già un meccanismo per consentire al sistema di sopravvivere e rigenerarsi, chiedendo a ogni leader militare e civile di nominare quattro possibili successori. Nell’interregno, il ruolo di Larijani potrebbe essere centrale, insieme a quello di Ghalibaf, attuale presidente del Parlamento ed ex capo dei Guardiani della rivoluzione.
Nato a Najaf, città culla dello sciismo iracheno, Larijani viene da una importante famiglia religiosa, incarna la storia e la continuità della Repubblica islamica, ma è anche detestato dalla nuova destra populista iraniana che vede in lui il simbolo dell’aristocrazia clericale, sebbene l’uomo abbia ricevuto una educazione laica, con una tesi su Immanuel Kant. Di certo c’è che la lotta per la successione sarà feroce, foriera di scontri tra le diverse fazioni dei pasdaran e all’interno del clero.
Da mesi, una personalità che lavora per ritagliarsi un ruolo è l’ex presidente Hassan Rouhani, l’uomo degli accordi con Obama del 2015, considerato un moderato all’interno del sistema, mal visto dagli ultraconservatori. Rouhani è un candidato forte: poche figure hanno accumulato il suo livello di esperienza al governo e negli apparati, è stato primo vicepresidente del parlamento, fondatore del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ha ricoperto diversi mandati nell’Assemblea degli Esperti ed è stato presidente per due mandati. Ha un certo consenso anche tra i religiosi sciiti di Qom e di Najaf.
L’altro nome papabile per la successione a Khamenei è Hassan Khomeini, nipote dell’ayatollah che fondò nel 1979 la Repubblica islamica, abile politico con credenziali religiose (e familiari), fedele alla Rivoluzione Islamica e sostenitore della necessità per l’Iran di dotarsi di una «deterrenza più efficace», in linea con il pensiero degli apparati di sicurezza. Nonostante le voci che periodicamente si rincorrono, il figlio di Khamenei, Mojtaba, non sarebbe invece un candidato vero, perché la stessa Guida ha sempre detto di non volere una successione dinastica.
Le manovre ai vertici del potere erano già iniziate molto tempo fa, ma l’Iran non è solo il suo apparato. L’incognita vera è cosa faranno gli iraniani, feriti a morte dall’ultima brutale repressione, ma determinati a voler cambiare davvero.