Allarme della Nato per le conseguenze dell’attacco israelo-statunitense all’Iran: ieri il generale Alexus Grynkewich ha infatti affermato via social che l’Alleanza ha «riadattato» il posizionamento delle forze, adeguandole alla necessità di «difendere da potenziali minacce i 32 Paesi membri». Citando esplicitamente la possibile minaccia di «missili balistici o droni, provenienti da Iran o regioni limitrofe». Allo stesso tempo, Francia, Germania e Regno Unito, in formato E3 (il gruppo chiave sulla questione del nucleare iraniano) si sono detti pronti a difendere, se necessario, i propri interessi e quelli dei loro alleati nel Golfo adottando «azioni difensive» contro la Repubblica Islamica: «Siamo sconvolti dagli attacchi missilistici indiscriminati e sproporzionati lanciati da Teheran contro i Paesi della regione» come rappresaglia a quelli subiti.
Sebbene la notizia di missili diretti a Cipro — attuale presidente di turno della Ue — è stata smentita. In tal senso va letta pure la de…
Allarme della Nato per le conseguenze dell’attacco israelo-statunitense all’Iran: ieri il generale Alexus Grynkewich ha infatti affermato via social che l’Alleanza ha «riadattato» il posizionamento delle forze, adeguandole alla necessità di «difendere da potenziali minacce i 32 Paesi membri». Citando esplicitamente la possibile minaccia di «missili balistici o droni, provenienti da Iran o regioni limitrofe». Allo stesso tempo, Francia, Germania e Regno Unito, in formato E3 (il gruppo chiave sulla questione del nucleare iraniano) si sono detti pronti a difendere, se necessario, i propri interessi e quelli dei loro alleati nel Golfo adottando «azioni difensive» contro la Repubblica Islamica: «Siamo sconvolti dagli attacchi missilistici indiscriminati e sproporzionati lanciati da Teheran contro i Paesi della regione» come rappresaglia a quelli subiti.
Sebbene la notizia di missili diretti a Cipro — attuale presidente di turno della Ue — è stata smentita. In tal senso va letta pure la decisione dell’Unione europea di rafforzare la sua missione navale nel Mar Rosso per proteggere le rotte del petrolio con ulteriori mezzi: portando a cinque quelle presenti. La Francia, che parteciperà con due navi, ha deciso di spostare la portaerei Charles de Gaulle dal Baltico al Mediterraneo orientale. Mentre il premier britannico Keir Starmer ha accettato la richiesta americana di usufruire dell’appoggio logistico delle basi britanniche.
Intanto, però, Russia e Cina — i più stretti alleati di Teheran, che due settimane fa avevano provato a flettere i muscoli, compiendo esercitazioni congiunte con l’Iran nelle acque dello Stretto di Hormuz il cui traffico, in queste ore, è sotto scacco — condannano con durezza l’attacco alla Repubblica islamica e l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei. Mosca, d’altronde, impantanata in Ucraina, perde l’ennesimo alleato dopo Bashar-al-Assad in Siria e Nicolás Maduro in Venezuela. E Pechino vede messa in crisi la sua sicurezza energetica, visto che, dopo la svolta venezuelana, aveva stretto con l’Iran un accordo per ottenere forniture di petrolio a prezzi controllati.
Il Cremlino ha dunque parlato di «ennesimo tentativo annunciato di destabilizzare l’area e fare pressione sulle loro alleanze». E il presidente Vladimir Putin ha riunito il Consiglio di Sicurezza e fatto le condoglianze al presidente iraniano Masoud Pezeshkian «per l’omicidio cinico, compiuto in violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale della Guida Suprema». Definendolo «eminente statista, che ha dato un enorme contributo allo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi». La Russia ha stigmatizzato i raid anche in una telefonata del ministro degli Esteri Sergej Lavrov all’omologo iraniano Abbas Araghchi: «Condanniamo con fermezza la pratica degli omicidi politici e della caccia ai leader di Stati sovrani». Ribadendo «la disponibilità russa a contribuire alla ricerca di soluzioni di pace». Un anno fa Mosca e Teheran avevano firmato un’intesa di partenariato strategico che prevede la cooperazione nel campo della difesa militare. Ma non un’assistenza militare reciproca nel caso di aggressione a una delle due parti.
Anche Pechino condanna con durezza gli attacchi all’Iran: «Grave violazione della sovranità e della sicurezza che calpesta le norme fondamentali delle relazioni internazionali». Chiedendo, attraverso il suo ministro degli Esteri, il potente Wang Yi, «lo stop immediato degli attacchi, il cessate il fuoco e il rispetto della sicurezza dell’Iran prima che la situazione precipiti senza ritorno nell’intera regione». Poco dopo, in tv, il portavoce del Ministero della Difesa Zhang Xiaogang si è rivolto direttamente all’amministrazione Trump, invitandola «ad assumersi la responsabilità del disarmo nucleare e a compiere azioni concrete per salvaguardare il sistema internazionale e l’equilibrio e la stabilità strategica globale». Sollecitando pure «la ripresa del dialogo e dei negoziati per la sicurezza e la stabilità del Medio Oriente»