La mossa di Trump: "Parlerò con i nuovi leader iraniani, ma i raid non si fermano”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – «Vogliono dialogare e io ho accettato di farlo, quindi parlerò con loro. Avrebbero dovuto farlo prima. Avrebbero dovuto dare prima qualcosa di molto pratico e facile da realizzare. Hanno aspettato troppo a lungo». Sabato mattina, annunciando l’attacco all’Iran, Trump aveva detto che l’obiettivo era il cambio di regime e aveva sollecitato la popolazione a scendere in piazza per riprendersi il Paese. Ieri, parlando con l’Atlantic, ha invece detto di essere pronto a riprendere il dialogo con quanto resta della leadership della Repubblica islamica, dopo la morte di Khamenei. Cosa è cambiato, nel giro di 24 ore, per capovolgere la strategia? Oppure l’obiettivo era questo dal principio, un colpo iniziale per convincere Teheran a fare concessioni, e poi applicare anche qui il modello Venezuela?
Il Pentagono ieri ha annunciato i primi tre morti americani dell’operazione “Epic Fury”, mentre secondo un sondaggio di Morning Consult solo il 41% degli americani pensa che l’attacco …
NEW YORK – «Vogliono dialogare e io ho accettato di farlo, quindi parlerò con loro. Avrebbero dovuto farlo prima. Avrebbero dovuto dare prima qualcosa di molto pratico e facile da realizzare. Hanno aspettato troppo a lungo». Sabato mattina, annunciando l’attacco all’Iran, Trump aveva detto che l’obiettivo era il cambio di regime e aveva sollecitato la popolazione a scendere in piazza per riprendersi il Paese. Ieri, parlando con l’Atlantic, ha invece detto di essere pronto a riprendere il dialogo con quanto resta della leadership della Repubblica islamica, dopo la morte di Khamenei. Cosa è cambiato, nel giro di 24 ore, per capovolgere la strategia? Oppure l’obiettivo era questo dal principio, un colpo iniziale per convincere Teheran a fare concessioni, e poi applicare anche qui il modello Venezuela?
Il Pentagono ieri ha annunciato i primi tre morti americani dell’operazione “Epic Fury”, mentre secondo un sondaggio di Morning Consult solo il 41% degli americani pensa che l’attacco fosse necessario per prevenire minacce dall’Iran. Il movimento Maga è spaccato, con l’ex deputata fedelissima Marjorie Taylor Greene che ne ha dichiarato la fine.
Parlando con Cnbc, Trump ha risposto che «le operazioni sono avanti rispetto ai programmi e si evolvono nella direzione giusta». Nove navi della Repubblica islamica sono state affondate, complicando eventuali rappresaglie per bloccare la navigazione e il trasporto del petrolio nello stretto di Hormuz o nel Mar Rosso. Sui social il presidente aveva scritto che i raid «continueranno ininterrotti fino a quando necessario», ma poi all’Atlantic ha detto che «la maggior parte di quelli con cui stavamo discutendo sono andati», però i leader rimasti vogliono parlare e lui ha accettato. Ieri ha sentito Netanyahu e i leader di Bahrein e Emirati, e martedì riceverà il cancelliere tedesco Merz alla Casa Bianca.
L’ex consigliere John Bolton aveva detto a Repubblica che il suo timore era proprio questo: «Trump bombarderà due o tre giorni e poi dichiarerà vittoria. Non credo abbia pianificato il cambio di regime. È necessario coordinarsi con l’opposizione e favorire defezioni nel governo, ma non sono sicuro che stia cercando di farlo e abbia la determinazione di proseguire gli attacchi per il tempo necessario». L’ex direttore della Cia Petraeus aggiunge: «Ho comandato i paracadutisti in Iraq e Saddam è caduto perché noi eravamo sul terreno. La storia dimostra che cambiare i regimi solo attraverso le operazioni dall’aria non è facile, ma Trump non intende schierare i soldati a terra e non lo farà». Questo però comporta un rischio: «Sono sempre favorevole a diminuire le capacità militari e nucleari dell’Iran, ma se dichiari che l’obiettivo è far cadere il governo, questo diventa il metro per misurare il successo».
A Washington non manca chi si chiede se la Casa Bianca stia solo cercando di individuare il “Delcy” iraniano, ossia un membro del regime, tipo Ali Larijani, disposto a svolgere il ruolo di ponte interpretato in Venezuela dalla vice di Maduro. Trump aveva ammesso che stava considerando un attacco iniziale per spingere Teheran a trattare, e se con quello lanciato ottenesse la fine dei programmi nucleare e missilistico, e delle attività destabilizzanti nella regione di alleati come Hezbollah, oltre alla morte di Khamenei, potrebbe rivendicare il successo e fermarsi. Il problema è che il regime al potere resterebbe lo stesso, per non parlare poi della delusione degli iraniani, che sabato sono stati incitati a scendere in piazza per riprendersi il Paese, e domenica hanno visto riaprire la porta alla legittimazione del governo che dovrebbero rovesciare.