Petraeus: “I regimi non si possono rovesciare senza mandare i soldati sul terreno”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliDavid Petraeus
NEW YORK – L’ex direttore della Cia David Petraeus parla per esperienza: «Ho comandato i paracadutisti in Iraq, la storia ci insegna che i cambi di regime non avvengono senza mandare soldati sul terreno». Perciò Trump sta iniziando a fare marcia indietro almeno su questo punto: «Una volta che indichi il cambio di regime come obiettivo, quello diventa il metro del successo».
All’inizio il presidente aveva detto di volere un nuovo governo.
«In effetti i primi commenti sembravano implicare che il cambio di regime fosse lo scopo, infatti aveva anche esortato il popolo iraniano ad insorgere. Se uno guarda i precedenti, però, gli attacchi aerei non bastano mai a portare questo risultato».
Trump aveva escluso di schierare i soldati, ma ieri ha aperto.
«Non credo ci sia questa possibilità, perché i suoi consiglieri, gli alleati e il sistema politico americano non lo vuole».
Senza mandare i soldati il cambio di regime è impossibile?
«Bisogna vedere se all’interno del governo ci sono eleme…
NEW YORK – L’ex direttore della Cia David Petraeus parla per esperienza: «Ho comandato i paracadutisti in Iraq, la storia ci insegna che i cambi di regime non avvengono senza mandare soldati sul terreno». Perciò Trump sta iniziando a fare marcia indietro almeno su questo punto: «Una volta che indichi il cambio di regime come obiettivo, quello diventa il metro del successo».
All’inizio il presidente aveva detto di volere un nuovo governo.
«In effetti i primi commenti sembravano implicare che il cambio di regime fosse lo scopo, infatti aveva anche esortato il popolo iraniano ad insorgere. Se uno guarda i precedenti, però, gli attacchi aerei non bastano mai a portare questo risultato».
Trump aveva escluso di schierare i soldati, ma ieri ha aperto.
«Non credo ci sia questa possibilità, perché i suoi consiglieri, gli alleati e il sistema politico americano non lo vuole».
Senza mandare i soldati il cambio di regime è impossibile?
«Bisogna vedere se all’interno del governo ci sono elementi pronti alla defezione. La morte di Khamenei non è sufficiente, perché esiste un processo per la successione e un apparato in grado di garantire la continuità dell’esecutivo».
Trump nel primo discorso aveva incitato il popolo ad insorgere.
«I manifestanti, per quanto numerosi, non hanno una leadership, non possiedono una struttura organizzata e non hanno le armi. In queste condizioni è difficile che la protesta riesca a rovesciare il regime, a meno che qualcuno l’aiuti dall’interno».
Se il governo non cade è un fallimento?
«Sono favorevole a qualsiasi scusa per ridurre le capacità militari iraniani. Però certo, se il presidente stabilisce pubblicamente che il cambio di regime è l’obiettivo, questo diventa il metro per misurare il successo della campagna».
Vede il rischio di una guerra regionale?
«Già lo è, perché l’Iran ha scelto di rispondere colpendo tutti i paesi dell’area. Non vedo però una guerra prolungata, perché col tempo l’Iran esaurirà le scorte di missili, munizioni e forse anche droni. Diverso è il discorso per il blocco dello stretto di Hormuz, da dove passa circa il 20% del petrolio mondiale».
Gli alleati di Teheran potrebbero minacciare le rotte navali?
«Gli houthi dello Yemen possono farlo e i proxy risalire il Mar Rosso verso Suez. C’è una portaerei posizionata nella regione, ma ostacolare le forniture di energia è un obiettivo dell’Iran per rendere insostenibile l’intervento americano nel lungo periodo».
C’è il rischio di attentati terroristi in Europa, magari attivando le cellule dormienti?
«Tutti i paesi occidentali devono stare in guardia. L’Iran ha sempre avuto questa capacità e la Guardia rivoluzionaria potrebbe riattivare operazioni già condotte in passato in vari paesi europei».
La Russia ha accusato gli Usa di condurre un intervento illegale in Iran, ma potrebbe avere un effetto anche sull’Ucraina?
«È ridicolo che a dirlo sia Mosca, dopo aver invaso il territorio di Kiev brutalmente e senza provocazione. Spero però che il Cremlino si renda conto del fatto che gli Stati Uniti mantengono enormi capacità militari e sono pronti ad impiegarle. Perciò Putin dovrebbe sedersi presto al tavolo dei negoziati per condurre una trattativa seria, invece di continuare con l’approccio ostruzionista adottato finora».