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Hezbollah attacca e l’Idf bombarda Beirut: la milizia finisce fuorilegge

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Colpi sulla Galilea, poi la risposta: 54 morti a Beirut. Aoun ordina al gruppo sciita di disarmare Netanyahu medita se invadere il sud
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GERUSALEMME – La guerra che non è mai finita è ricominciata: e ancora una volta rischia di precipitare il Libano nell’abisso. Nelle prime ore di lunedì, Hezbollah ha lanciato missili e droni verso il Nord di Israele, come reazione – hanno annunciato media vicini al gruppo – all’assassinio della Guida spirituale dell’Iran, Ali Khamenei. Immediata la reazione di Israele: i caccia hanno colpito Tiro e soprattutto Dahie, la periferia Sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, uccidendo 52 persone e ferendone 154. Nel mirino esponenti politici e dell’intelligence, ma anche le filiali della rete finanziaria del partito.

Anche per un Paese che da settembre 2024 – quando è stata siglata la tregua con Israele grazie alla mediazione dagli Usa – ha subito ondate continue di attacchi, è stata una giornata drammatica: sulle televisioni e sui social network sono rimbalzate immagini di file di auto in fuga, rifugi improvvisati, cumuli di macerie. Come nel 2023, come nel 2006, come ogni volta che H…

GERUSALEMME – La guerra che non è mai finita è ricominciata: e ancora una volta rischia di precipitare il Libano nell’abisso. Nelle prime ore di lunedì, Hezbollah ha lanciato missili e droni verso il Nord di Israele, come reazione – hanno annunciato media vicini al gruppo – all’assassinio della Guida spirituale dell’Iran, Ali Khamenei. Immediata la reazione di Israele: i caccia hanno colpito Tiro e soprattutto Dahie, la periferia Sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, uccidendo 52 persone e ferendone 154. Nel mirino esponenti politici e dell’intelligence, ma anche le filiali della rete finanziaria del partito.

Anche per un Paese che da settembre 2024 – quando è stata siglata la tregua con Israele grazie alla mediazione dagli Usa – ha subito ondate continue di attacchi, è stata una giornata drammatica: sulle televisioni e sui social network sono rimbalzate immagini di file di auto in fuga, rifugi improvvisati, cumuli di macerie. Come nel 2023, come nel 2006, come ogni volta che Hezbollah ha colpito Israele, scatenando una risposta feroce.

Ma proprio questa potrebbe essere la chiave della crisi di questi giorni: da anni, praticamente dal 1982, anno in cui il movimento è stato creato, il Libano è ostaggio di Hezbollah: una milizia armata che è anche un partito politico e un movimento sociale; e che nel tempo si è ammantata di un elemento di sacralità per essere riuscita, nel 2000 - dopo una resistenza armata durata 22 anni - a cacciare Israele dal Paese. Ma, anche, che grazie a questo e alla debolezza delle strutture libanesi (l’esercito per primo) ha preso possesso di intere aree geografiche e di interi dossier, fra cui quello dei rapporti con Israele. È stato Hezbollah a trascinare il Libano in guerra nel 2006, rapendo due soldati israeliani lungo la linea di confine. Lo stesso ha fatto nel 2023, sostenendo a suon di missili l’attacco lanciato da Hamas nel Sud del Paese. E di nuovo lo ha fatto ieri.

Con una differenza fondamentale: se nel 2006 e nel 2023 il governo libanese era fragile e diviso, il Paese oggi è guidato da un presidente, Joseph Aoun, molto vicino agli Stati Uniti di Donald Trump. E da un primo ministro, Nawaf Salam, con un passato da tecnocrate e molto rispettato dalla comunità internazionale, chiamata in questi mesi a pagare – ancora una volta – per la ricostruzione del Paese uscito a pezzi dalla guerra. Non basta: Hezbollah si è lanciato in questa nuova avventura pur essendo stato molto indebolito dalla guerra dei mesi scorsi, in cui tutti i suoi vertici – a partire dal leader Hassan Nasrallah – sono stati eliminati e la sua forza militare decimata.

Troppo, per una fetta ampia della società e della politica. «Quanto accaduto non riguarda né la difesa del Libano né la protezione dei libanesi», ha detto il presidente Aoun, definendo «inaccettabili» le azioni del gruppo. Parole arrivate al termine di una riunione in cui - per la prima volta nella storia del Paese - il governo ha dichiarato fuorilegge le attività militari del Partito di Dio. «Lo Stato dichiara il suo rifiuto assoluto e inequivocabile di qualsiasi azione militare al di fuori delle sue istituzioni legittime», si legge nella nota che chiede a Hezbollah di consegnare le sue armi allo Stato. Tema delicatissimo, che da decenni agita la politica libanese e che potrebbe essere arrivato al momento decisivo.

Sulla conclusione di questa vicenda peseranno – e non poco – le mosse che Israele farà nei prossimi giorni: il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che il leader del gruppo Naim Qassem «farà presto la fine di Khamenei». E, nonostante le smentite ufficiali, la stampa israeliana scrive che l’esercito sta valutando l’ipotesi di inviare di nuovo truppe di terra in Libano: magari per istituire una zona cuscinetto simile a quella creata a Gaza, sogno che da tempo il mondo politico qui – compreso il leader dell’opposizione Yair Golan - insegue. Come sempre, nel nome della sicurezza nazionale.

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