Telecamere del traffico hackerate in Iran per anni: così le spie israeliane hanno trovato Khamenei
di Enrico FranceschiniLONDRA – Sembrava impossibile che il Mossad inventasse qualcosa di più straordinario dei cercapersone hackerati per nasconderci dentro l’esplosivo con cui nel 2024 decimò la leadership di Hezbollah in Libano. E invece, per eliminare sabato scorso il leader supremo iraniano Ali Khamenei e i suoi più stretti consiglieri nell’attacco che ha dato inizio alla guerra, lo spionaggio israeliano ha messo a segno un’altra impresa incredibile: ha intercettato le telecamere a circuito chiuso che riprendono il traffico nelle strade di Teheran. In questo modo lo Stato ebraico ha potuto studiare “per anni” i movimenti delle auto al servizio dei massimi dirigenti del regime degli ayatollah, scoprendone abitudini, abitazioni e nascondigli: una mappa cruciale del nemico, diventata una delle chiavi per sapere dove si trovava Khamenei, a che ora e in quel preciso momento colpirlo.
"Teheran come Gerusalemme”
“Conoscevamo il centro di Teheran come il centro di Gerusalemme”, rivela una fonte dell’inte…
LONDRA – Sembrava impossibile che il Mossad inventasse qualcosa di più straordinario dei cercapersone hackerati per nasconderci dentro l’esplosivo con cui nel 2024 decimò la leadership di Hezbollah in Libano. E invece, per eliminare sabato scorso il leader supremo iraniano Ali Khamenei e i suoi più stretti consiglieri nell’attacco che ha dato inizio alla guerra, lo spionaggio israeliano ha messo a segno un’altra impresa incredibile: ha intercettato le telecamere a circuito chiuso che riprendono il traffico nelle strade di Teheran. In questo modo lo Stato ebraico ha potuto studiare “per anni” i movimenti delle auto al servizio dei massimi dirigenti del regime degli ayatollah, scoprendone abitudini, abitazioni e nascondigli: una mappa cruciale del nemico, diventata una delle chiavi per sapere dove si trovava Khamenei, a che ora e in quel preciso momento colpirlo.
"Teheran come Gerusalemme”
“Conoscevamo il centro di Teheran come il centro di Gerusalemme”, rivela una fonte dell’intelligence israeliana al Financial Times. Hackerando le telecamere del traffico,il Mossad si è dotato di centinaia o migliaia di occhi con cui spiare la capitale iraniana 24 ore su 24: e poiché uno degli scopi di quelle telecamere, oltre a verificare il rispetto del codice della strada, è garantire la sicurezza dello stato nei suoi punti più importanti, intorno a centri di potere, ministeri, uffici dei leader politici e militari,Israele è entrato in possesso di una enorme mole di informazioni sugli spostamenti quotidiani dei capi della repubblica islamica.
“Sapevamo dove parcheggiano”
Era già trapelato che, nella “guerra dei 12 giorni” fra Israele e Iran del giugno 2025 (a cui nel finale parteciparono anche gli Stati Uniti), il Mossad aveva escogitato un sistema per aggirare la prevedibile precauzione dei leader iraniani di non portare con sé il telefonino nel timore di venire intercettati: allora gli 007 di Gerusalemme si misero a spiare e intercettare i cellulari degli uomini al servizio dei leader, ovvero i loro autisti e le loro guardie del corpo.
Poiché l’indiscrezione era uscita sui giornali, è verosimile che in seguito l’establishment iraniano abbia proibito a autisti e agenti della scorta di tenere con sé il telefonino, almeno durante l’orario di lavoro. Ma a quanto pare lo spionaggio israeliano ha trovato un altro mezzo per spiare Khamenei egli alti responsabili di Teheran, utilizzando le telecamere del traffico disposte nel centro della capitale. Così, quando le fedeli guardie del corpo e i bene addestrati autisti sono arrivati sabato mattina davanti al complesso di edifici governativi di via Pasteur, gli israeliani li stavano guardando. “Sapevamo perfino”, dice una fonte al quotidiano della City, “dove avrebbero parcheggiato”.
L’Unità 8200
A elaborare tutti questi dati con un algoritmo ha pensato l’Unità 8200, la squadra di informatici e hacker del Mossad, nel quartier generale dello spionaggio israeliano nei pressi di Tel Aviv. Miliardi di informazioni, messe a confronto per anni, hanno permesso di disegnare una vasta mappa del potere iraniano, pronta per essere utilizzata quando fosse stato necessario. “Nella cultura dell’intelligence israeliano”,afferma un generale israeliano, veterano dello spionaggio elettronico, interpellato dal quotidiano finanziario britannico, “spiare i potenziali bersagli è la questione tattica più importante. Se i nostri leader politici decidono che qualcuno deve essere assassinato, noi dobbiamo essere pronti a fornire l’intelligence per farlo”.
“Vediamo l’invisibile”
Ma nel caso dell’assassinio di Khamenei, afferma il Financial Times citando due persone anonime a conoscenza dell’operazione, la cosiddetta sig-int, signals intelligence, ovvero lo spionaggio elettronico e digitale, come quello ottenuto hackerando le telecamere del traffico di Teheran, non bastava. Israele sapeva di avere praticamente una sola opportunità per uccidere Khamenei: nel primo raid, l’attacco iniziale, perché il leader supremo, una volta cominciata la guerra, probabilmente si sarebbe nascosto sottoterra in un bunker e non ne sarebbe più uscito. Perciò, per essere sicuro di non sbagliare, il Mossad voleva avere una seconda fonte indipendente che confermasse la presenza di Khamenei in quell’edificio, a quell’ora. E questa seconda fonte è stata fornita da una spia in carne e ossa: una “talpa”, come si dice in gergo, all’interno del sistema di potere iraniano.
Solo che a manovrarla non era lo spionaggio israeliano, bensì la Cia, l’agenzia di spionaggio americana. Pare che ci fosse una talpa anche in Venezuela, durante l’operazione per catturare il presidente Nicolas Maduro. Due tipi di spionaggio, uno ad alta tecnologia, l’altro umano, al servizio di due fra le più formidabili agenzie di intelligence al mondo: così è morto Khamenei. Non per nulla lo slogan del Mossad, come si legge sul suo sito internet, è“vediamo l’invisibile”: e a Teheran le sue spie l’hanno visto grazie alle telecamere del traffico iraniane