Trump, l’uomo che sognava il Nobel per la pace è il presidente che ha lanciato più azioni militari
di Massimo BasileNew York – Per tutta la campagna elettorale presidenziale Donald Trump aveva messo in guardia gli americani dal votare la sua avversaria, Kamala Harris: “Vi porterà alla guerra, mentre io sono il presidente della pace e penserò solo a migliorare la vita degli americani”, aveva promesso, scatenando ovazioni tra i sostenitori. Anche qualche democratico ci aveva creduto. Invece da quando è tornato alla Casa Bianca, l’uomo che sognava il Nobel per la pace ha segnato probabilmente un record: tra raid aerei e attacchi mirati contro Paesi stranieri, è il presidente che nella storia americana ha più dichiarato guerra al mondo. Alcuni suoi predecessori hanno guidato conflitti veri e propri, molto più grandi e dai bilanci più tragici - la Corea di Harry Truman, il Vietnam di Lyndon Johnson e Richard Nixon, l’Iraq dei Bush - ma dopo l’attacco coordinato con Israele contro l’Iran, Trump ha trasformato il Medio Oriente in una polveriera e messo in allarme l’Europa.
E’ ormai più di un anno che i…
New York – Per tutta la campagna elettorale presidenziale Donald Trump aveva messo in guardia gli americani dal votare la sua avversaria, Kamala Harris: “Vi porterà alla guerra, mentre io sono il presidente della pace e penserò solo a migliorare la vita degli americani”, aveva promesso, scatenando ovazioni tra i sostenitori. Anche qualche democratico ci aveva creduto. Invece da quando è tornato alla Casa Bianca, l’uomo che sognava il Nobel per la pace ha segnato probabilmente un record: tra raid aerei e attacchi mirati contro Paesi stranieri, è il presidente che nella storia americana ha più dichiarato guerra al mondo. Alcuni suoi predecessori hanno guidato conflitti veri e propri, molto più grandi e dai bilanci più tragici - la Corea di Harry Truman, il Vietnam di Lyndon Johnson e Richard Nixon, l’Iraq dei Bush - ma dopo l’attacco coordinato con Israele contro l’Iran, Trump ha trasformato il Medio Oriente in una polveriera e messo in allarme l’Europa.
E’ ormai più di un anno che il tycoon ordina raid militari in tutto il mondo, contro organizzazioni terroristiche e gang di criminali. Tutto è cominciato il 1º febbraio 2025, quando gli Stati Uniti bombardarono in Somalia postazioni del gruppo terroristico dello Stato Islamico. Quaranta giorni dopo, il 13 marzo, le forze di colazione guidate dagli Usa, insieme all’intelligence irachena, avevano ucciso un leader dello Stato Islamico, con un “attacco aereo di precisione”. Tra marzo e giugno gli Stati Uniti avevano lanciato attacchi navali e aerei contro i ribelli Houthi nello Yemen, in un’operazione che il capo del Pentagono, Pete Hegseth, aveva messo a rischio fornendo le coordinate militari in una chat non criptata e in cui era stato inserito per sbaglio un giornalista.
A giugno, dopo i negoziati sul nucleare, gli Stati Uniti si sono uniti a Israele, che aveva colpito Teheran nella “guerra dei dodici giorni”, colpendo tre siti nucleari, a Fordow, Natanz e Isfahan, utilizzando bombardieri B-2 e missili Tomahawk lanciati da sottomarini. Subito dopo Trump aveva annunciato trionfante la “totale cancellazione” dei siti e l’azzeramento della minaccia nucleare. A settembre nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico sono cominciati gli attacchi alle imbarcazioni di presunti narcotrafficanti venezuelani, che hanno portato in tre mesi a più di cento morti. Il 19 dicembre gli Stati Uniti hanno attaccato lo Stato Islamico in Siria, stavolta in risposta di un attentato da parte del gruppo terroristico a una base militare americana.
Il 16 gennaio il comando americano ha condotto un raid nel nordovest della Siria, uccidendo Bilal Hasan al-Jasim, affiliato ad Al-Qaeda e sospettato di aver pianificato l’imboscata in cui, a dicembre, erano morti due soldati statunitensi. I terroristi dell’Isis erano stati presi di mira anche in Nigeria, il giorno di Natale, in un blitz aereo definito da Trump “letale” per decine di combattenti islamici. Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno messo in atto l’operazione clamorosa in Venezuela, sequestrando il presidente Nicolás Maduro. Nel raid, secondo fonti di Caracas, gli americani hanno ucciso più di cento persone. Nel mezzo di questi attacchi, il “presidente di pace” ha annunciato che avrebbe preso il controllo di Panama, annesso “in un modo o nell’altro” la Groenlandia, e rivelato l’intenzione di acquisire “in modo amichevole Cuba”. All’Avana cominciano a pensare di essere il prossimo obiettivo.