Milshtein: “Oggi Hezbollah è indebolita ma per l’Idf non sarà una passeggiata”
di Fabio Tonacci«Hezbollah non è più l’organizzazione di un anno fa. È più debole, ha meno capacità militare, meno comando, meno fiducia in sé stessa. Ma questo non vuol dire che per l’Idf sarà una passeggiata». Michael Milshtein è uno dei più noti analisti israeliani, con un passato nell’intelligence e un presente come capo del Forum studi palestinesi al Moshe Dayan Center.
Le forze armate di Israele sono di nuovo entrate in Libano, anche se - spiegano - solo per motivi tattici. Che cosa si aspetta?
«L’Idf si troverà pericolosamente di fronte a decine di migliaia di combattenti del Partito di Dio, soprattutto se la manovra di terra sarà ampia e profonda. Come, però, non sembra».
L’Idf, violando la tregua, ha continuato a colpire le postazioni di Hezbollah. Cosa si sa dell’arsenale rimasto?
«Ha ancora migliaia, forse decine di migliaia, di razzi e droni. Può infliggere danni seri».
Però il governo libanese stavolta ha preso posizione contro le milizie sciite. Il fattore politico interno può pesa…
«Hezbollah non è più l’organizzazione di un anno fa. È più debole, ha meno capacità militare, meno comando, meno fiducia in sé stessa. Ma questo non vuol dire che per l’Idf sarà una passeggiata». Michael Milshtein è uno dei più noti analisti israeliani, con un passato nell’intelligence e un presente come capo del Forum studi palestinesi al Moshe Dayan Center.
Le forze armate di Israele sono di nuovo entrate in Libano, anche se - spiegano - solo per motivi tattici. Che cosa si aspetta?
«L’Idf si troverà pericolosamente di fronte a decine di migliaia di combattenti del Partito di Dio, soprattutto se la manovra di terra sarà ampia e profonda. Come, però, non sembra».
L’Idf, violando la tregua, ha continuato a colpire le postazioni di Hezbollah. Cosa si sa dell’arsenale rimasto?
«Ha ancora migliaia, forse decine di migliaia, di razzi e droni. Può infliggere danni seri».
Però il governo libanese stavolta ha preso posizione contro le milizie sciite. Il fattore politico interno può pesare?
«È una delle grandi incognite. Abbiamo sentito dichiarazioni da da Beirut, incluse quelle del primo ministro Nawaf Salam, su possibili limiti alle attività militari di Hezbollah. L’avevano già detto ad agosto. Finora sono solo annunci, Israele non si può fidare».
A vedere dalla velocità con cui l’Idf ha risposto al lancio di razzi di Hezbollah, costituendo una zona cuscinetto al confine, pare chiaro che l’operazione fosse già nei piani. O no?
«Sì, era nell’aria da tempo, e in origine era persino più centrale di altri fronti. In Israele c’è la consapevolezza che l’obiettivo di rimuovere la minaccia di Hezbollah, soprattutto nel sud del Libano, non sia stata pienamente raggiunta».
Israele può sostenere due fronti, Iran ed Hezbollah?
«Sì, a patto che gli altri teatri, cioè Cisgiordania, Siria e Gaza, restino relativamente calmi. Oggi Israele è in una posizione diversa rispetto al passato: non sta solo reagendo, ha scelto tempi e iniziativa, e conta sul sostegno americano».
Gli altri proxy dell’Iran?
«Gli Houthi per ora minacciano ma non intervengono. Il loro eventuale impatto, comunque, è sulla navigazione nel Mar Rosso e nel Golfo. Le milizie sciite in Iraq si stanno concentrando sulle basi americane lì».
Quanto durerà la guerra nel Golfo?
«Settimane, ma può anche chiudersi più rapidamente. La vera domanda è come finisce: con deterrenza ristabilita, con un cessate il fuoco fragile, o con un conflitto che si riaccende altrove attraverso i proxy? È una guerra che può ridisegnare equilibri regionali, ma non necessariamente nella direzione immaginata da chi oggi parla di nuovo Medio Oriente».