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Nave russa colpita da un drone. L’attacco tra Malta e la Sicilia

La Arctic Metagaz in fiamme 

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Si tratta di una metaniera partita da Murmansk il 24 febbraio e appartenente alla flotta ombra del Cremlino. L’attacco non è stato ancora rivendicato
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Le fiamme della guerra sono arrivate in piena notte a una sessantina di miglia (meno di cento chilometri) dalle coste della Sicilia. Alle 4 del mattino di ieri, a est di Malta, un attacco con i droni ha fatto esplodere il ventre della metaniera Arctic Metagaz, gonfia di gas naturale liquido russo da sbarcare chissà dove. Navigava verso Sud con il transponder spento, in direzione della Libia, ed era sotto sanzioni britanniche e americane: il perfetto identikit per una nave petroliera della flotta ombra russa impegnata a evitare blocchi e sanzioni con le triangolazioni di un mercato torbido. L’equipaggio si è salvato: secondo le prime informazioni è al sicuro in Libia.

La nave partita dalla Russia il 24 febbraio

Il Times of Malta ha raccolto testimonianze secondo cui non si è trattato di un incidente ma di un’esplosione provocata. Le immagini scattate da altre navi al cargo in fiamme mostrano un rogo impressionante. La nave sarebbe praticamente distrutta. C’erano ancora i marinai a…

Le fiamme della guerra sono arrivate in piena notte a una sessantina di miglia (meno di cento chilometri) dalle coste della Sicilia. Alle 4 del mattino di ieri, a est di Malta, un attacco con i droni ha fatto esplodere il ventre della metaniera Arctic Metagaz, gonfia di gas naturale liquido russo da sbarcare chissà dove. Navigava verso Sud con il transponder spento, in direzione della Libia, ed era sotto sanzioni britanniche e americane: il perfetto identikit per una nave petroliera della flotta ombra russa impegnata a evitare blocchi e sanzioni con le triangolazioni di un mercato torbido. L’equipaggio si è salvato: secondo le prime informazioni è al sicuro in Libia.

La nave partita dalla Russia il 24 febbraio

Il Times of Malta ha raccolto testimonianze secondo cui non si è trattato di un incidente ma di un’esplosione provocata. Le immagini scattate da altre navi al cargo in fiamme mostrano un rogo impressionante. La nave sarebbe praticamente distrutta. C’erano ancora i marinai a bordo quando esplosioni e fiamme hanno illuminato il cielo nel Mediterraneo, al largo dell’isola di Malta. L’allarme è stato lanciato sui canali di sicurezza marittima, e le forze armate di Malta hanno mandato un aereo militare a sorvolare la nave per verificare la situazione. Secondo Eos Risk Group, una società britannica che fornisce servizi globali di security risk e crisis management, la Arctic Metagaz è stata attaccata «da droni»: era «sotto sanzioni statunitensi e britanniche dal 2024» ed era «partita da Murmansk, in Russia, il 24 febbraio diretta probabilmente verso Suez». Dalla nave non sono partite richieste di soccorso: sono state le altre imbarcazioni in navigazione lungo una rotta ben trafficata a lanciare il segnale di allarme, e vista la natura del trasporto non ci sono particolari preoccupazioni ambientali.

Il precedente della Qendil

L’attacco non è stato rivendicato, ma non mancano indizi quantomeno sul contesto. Secondo l’agenzia Reuters, in poco più di un mese e mezzo ci sono già stati tre attacchi a petroliere della sospetta flotta ombra russa intorno al Mediterraneo. E a dicembre l’Ucraina ha centrato con i suoi droni la petroliera Qendil mentre era in navigazione nel Mediterraneo, in quello che è stato di fatto il primo attacco delle forze armate ucraine alla flotta ombra al di fuori del Mar Nero. L’attacco di ieri è avvenuto in acque internazionali. L’Ucraina ha più volte chiesto alla comunità internazionale una linea dura contro l’aggiramento sistematico delle sanzioni energetiche messo in atto dalla Russia, che con i proventi del petrolio e delle risorse naturali energetiche finanzia la guerra. Nonostante abbiano avuto una linea prudente nei confronti del Cremlino in mezzo all’odissea dei negoziati, gli Stati Uniti hanno recentemente sequestrato nei Caraibi e al largo dell’Irlanda le petroliere russe Marinera e Sophia, dopo avere seguite per due settimane. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invitato i paesi europei a fare un passo in più, confiscando le petroliere russe della flotta ombra.

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