Trump offende Starmer: “Non è Churchill”. Ma il premier resiste, come Hugh Grant in “Love Actually”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – “Sono molto deluso e sorpreso dal Regno Unito. Del resto, non abbiamo a che fare con un leader come Winston Churchill…”. L’offesa di Donald Trump a Keir Starmer è una sberla. Non soltanto perché, proprio nello Studio Ovale della Casa Bianca, spicca il busto dell’ex premier britannico eroe anti-nazista. Ma anche perché fu proprio Churchill a coniare nel mondo la parola “special relationship” tra Stati Uniti e Gran Bretagna, sempre alleati e vincitori tra gli abissi della Storia: la Prima Guerra Mondiale, la Seconda, la Guerra Fredda, eccetera.
Ora, invece, questa “relazione speciale” - di politica estera, di Difesa, di intelligence - traballa paurosamente. Trump ce l’ha con il primo ministro britannico per non avergli concesso le basi militari per i bombardamenti all’Iran, tanto che ha persino insinuato che Starmer gliele aveva inizialmente negate “per non inimicarsi l’elettorato musulmano”.
Ma come nel film “Love Actually”, con il “premier britannico” Hugh Grant che si r…
LONDRA – “Sono molto deluso e sorpreso dal Regno Unito. Del resto, non abbiamo a che fare con un leader come Winston Churchill…”. L’offesa di Donald Trump a Keir Starmer è una sberla. Non soltanto perché, proprio nello Studio Ovale della Casa Bianca, spicca il busto dell’ex premier britannico eroe anti-nazista. Ma anche perché fu proprio Churchill a coniare nel mondo la parola “special relationship” tra Stati Uniti e Gran Bretagna, sempre alleati e vincitori tra gli abissi della Storia: la Prima Guerra Mondiale, la Seconda, la Guerra Fredda, eccetera.
Ora, invece, questa “relazione speciale” - di politica estera, di Difesa, di intelligence - traballa paurosamente. Trump ce l’ha con il primo ministro britannico per non avergli concesso le basi militari per i bombardamenti all’Iran, tanto che ha persino insinuato che Starmer gliele aveva inizialmente negate “per non inimicarsi l’elettorato musulmano”.
Ma come nel film “Love Actually”, con il “premier britannico” Hugh Grant che si ribella al prepotente presidente Usa, ecco la rivolta di Starmer. Per la prima volta, dopo la religiosa riverenza dei mesi scorsi verso The Donald cui al G7 aveva raccolto pure i fogli caduti a terra, lunedì si è permesso di andare allo scontro: per Sir Keir, l’attacco americano a Teheran non rispetta il diritto internazionale, “non c’è un chiaro piano”, “i cambi di regime non si ottengono solo con le bombe” e soprattutto “non ripeteremo gli errori dell’Iraq”, il vero incubo di Starmer, del Labour, e ovviamente di Tony Blair, con la sinistra del partito sugli scudi.
Un affondo senza precedenti di Starmer, ex procuratore generale della Corona rispettoso delle leggi. Le accuse di Trump verso Sir Keir sono nate anche dall’accordo, sciagurato e “woke” per il presidente americano, di Londra con Mauritius per la restituzione - come da sentenze internazionali - delle Isole Chagos. Inclusa la base militare angloamericana Diego Garcia, cruciale nell’Oceano Indiano in chiave anti-Cina.
Alla fine, Starmer è sceso a un compromesso, ossia concedere agli americani le basi britanniche, ma “solo a scopo difensivo”. Ma lo ha fatto non tanto per compiacere Trump, bensì dopo che l’Iran ha attaccato la base britannica Akrotiri sull’isola di Cipro. Anche per questo, a protezione del sito e per evitare che ci scappi il morto britannico, ieri Starmer ha approvato l’invio di elicotteri anti droni e del cacciatorpediniere Hms Dragon. Che però arriverà nell’area tra una settimana, attirandosi le critiche dei conservatori e di Farage: “Che leader debole, patetico!”.
“L’Inghilterra e l’America sono due nazioni separate da una lingua comune”, notava George Bernard Shaw. La Special Relationship ha superato altre crisi in passato, come a Suez 70 anni fa, quando Eisenhower fece crollare i piani di Londra, Parigi e Israele e la nazionalizzazione del Canale, con i britannici che scoprirono la loro impotenza post-coloniale. Oppure la guerra del Vietnam, quando il niet del premier Harold Wilson scatenò l’ira di Johnson e degli americani. Ma stavolta è diverso: alla Casa Bianca c’è un imprevedibile bulldozer come Trump. Anzi, “un bugiardo e culone narcisista che Churchill avrebbe disprezzato”, secondo Alastair Campbell, storico spin doctor di Blair. Alla fine, per ricucire la Special Relationship servirà re Carlo III, atteso in America a luglio in Visita di Stato per il 250esimo anniversario Usa. L’unico inglese che Trump sembra rispettare.