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Usa, Trump riceve Merz e attacca i partner europei: “Terribili, non mi aiutano”

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Il presidente prova a spaccare la Ue. Le minacce a Londra e Madrid: “Non ci sono più i Winston Churchill”
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NEW YORK – Il danno collaterale della guerra in Iran più vicino a noi rischia di essere la spaccatura dell’Europa, se non la sua demolizione come unione e progetto comune. Non solo perché ieri il presidente Trump ha attaccato frontalmente i paesi del Vecchio Continente che non gli ubbidiscono, arrivando a minacciare l’embargo contro la Spagna e la fine della relazione speciale con la Gran Bretagna, ma anche per il terremoto che la sua aggressività sta provocando tra gli alleati.

Ad esempio il cancelliere tedesco Merz, imbarazzato davanti al caminetto dello Studio Ovale dall’invettiva dell’ospite, per ammansirlo ha abbracciato e ripetuto il rimprovero di non investire abbastanza nella difesa a Madrid, che non avrà apprezzato la coltellata nella schiena. Se questa dinamica si ripetesse, con ogni singolo membro dell’Unione europea impegnato a correre ai ripari a scapito dei vicini, Bruxelles finirebbe per avere i giorni contati come idea sognata dai padri fondatori De Gasperi, Adena…

NEW YORK – Il danno collaterale della guerra in Iran più vicino a noi rischia di essere la spaccatura dell’Europa, se non la sua demolizione come unione e progetto comune. Non solo perché ieri il presidente Trump ha attaccato frontalmente i paesi del Vecchio Continente che non gli ubbidiscono, arrivando a minacciare l’embargo contro la Spagna e la fine della relazione speciale con la Gran Bretagna, ma anche per il terremoto che la sua aggressività sta provocando tra gli alleati.

Ad esempio il cancelliere tedesco Merz, imbarazzato davanti al caminetto dello Studio Ovale dall’invettiva dell’ospite, per ammansirlo ha abbracciato e ripetuto il rimprovero di non investire abbastanza nella difesa a Madrid, che non avrà apprezzato la coltellata nella schiena. Se questa dinamica si ripetesse, con ogni singolo membro dell’Unione europea impegnato a correre ai ripari a scapito dei vicini, Bruxelles finirebbe per avere i giorni contati come idea sognata dai padri fondatori De Gasperi, Adenauer e Schuman.

La giornata di Trump era cominciata con l’annuncio della chiusura delle ambasciate americane in Arabia Saudita e Kuwait, obiettivi della rappresaglia iraniana, sommato alla sollecitazione del dipartimento di Stato affinché i cittadini Usa evacuino 14 paesi del Medio Oriente. Sui social il capo della Casa Bianca aveva scritto che «è troppo tardi per parlare», ma al sito Politico ha detto di essere disposto a farlo con i sopravvissuti del regime. Il Wall Street Journal ha scritto che anche l’arsenale americano non è pieno, aggiungendo però che il presidente sarebbe pronto a sostenere un’insurrezione armata, perciò ha sentito i leader curdi.

Verso le undici del mattino Merz è diventato il primo leader europeo dall’inizio della guerra ad incontrare Trump, che ne ha approfittato per farne un bilancio positivo: «Va molto bene, siamo in anticipo sui tempi. Abbiamo distrutto la loro Marina, le difese aeree, presto arriva la terza ondata». Commentando il bombardamento sul luogo dove si sceglieva il successore di Khamenei, ha detto che vorrebbe ripetere il modello Venezuela e aveva alcuni nomi in mente, «ma ora non so più a chi dare la guida perché sono tutti morti. Il rischio è che dopo il nostro intervento prenda il potere qualcuno peggio di prima». Non il principe Reza Pahlavi, bocciato. Poi ha aggiunto una nuova giustificazione della guerra: «Avevo la sensazione che gli iraniani stessero per attaccarci». Il segretario di Stato Rubio ha detto ai parlamentari che Israele avrebbe bombardato e quindi Teheran si sarebbe vendicata sugli Usa. Perciò Netanyahu ha deciso.

Poi il discorso ha virato sull’Europa. Trump ha detto di «non essere contento» di Londra: «Abbiamo impiegato tre o quattro giorni per capire dove potessimo atterrare». Quindi ha preso di mira il premier Starmer, che spera di vedere rimpiazzato dall’amico Farage: «Non è Winston Churchill». La decisione di restituire le isole Chagos a Mauritius è stata «stupida».

Peggio è andata a Madrid, colpevole di essersi rifiutata di portare al 5% del Pil le spese in difesa come il resto della Nato, e aver negato le basi di Rota e Moron per gli attacchi all’Iran: «La Spagna è terribile. Un grande popolo, ma non ha una buona guida. Vogliamo tagliare tutti i commerci con loro. Potremmo imporre un embargo domani».

Sull’Ucraina Merz ha ottenuto solo che rimane «alta» fra le priorità del presidente, ma sempre con l’equivalenza fra l’aggressore Vladimir Putin e l’aggredito Volodymyr Zelensky. Magari è stato solo un episodio ricomponibile senza drammi. Se però davanti alle invettive o i dazi di Trump gli europei iniziano ad andare in ordine sparso, per salvarsi chi può, la Ue rischia di diventare la prossima vittima.

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