Si addensano altre nubi sull’Iran, con la prospettiva di una insurrezione armata della minoranza etnica più forte e meglio organizzata dal paese, i curdi, fomentata dagli americani. Ieri sera la Fox News e il giornale Axios, citando funzionari anonimi, hanno affermato che l’«offensiva di terra» sarebbe già partita da gruppi curdi iraniani esuli in Iraq con l’obiettivo di entrare nel paese e combattere contro pasdaran e basiji per minare le basi della Repubblica islamica, funzionando da boots on the ground degli israeliani e degli Stati Uniti.
Due giorni fa, la Cnn aveva riferito che la Cia da tempo lavora a questo obiettivo di armare i curdi per far cadere il regime. Prima delle indiscrezioni, tuttavia, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aveva smentito l’esistenza di questo piano sostenendo che il presidente Trump ha parlato con i leader curdi in Iraq solo allo scopo di garantire la sicurezza delle basi americane. Un gruppo di curdi iraniani dissidenti basato in Iraq, i…
Si addensano altre nubi sull’Iran, con la prospettiva di una insurrezione armata della minoranza etnica più forte e meglio organizzata dal paese, i curdi, fomentata dagli americani. Ieri sera la Fox News e il giornale Axios, citando funzionari anonimi, hanno affermato che l’«offensiva di terra» sarebbe già partita da gruppi curdi iraniani esuli in Iraq con l’obiettivo di entrare nel paese e combattere contro pasdaran e basiji per minare le basi della Repubblica islamica, funzionando da boots on the ground degli israeliani e degli Stati Uniti.
Due giorni fa, la Cnn aveva riferito che la Cia da tempo lavora a questo obiettivo di armare i curdi per far cadere il regime. Prima delle indiscrezioni, tuttavia, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aveva smentito l’esistenza di questo piano sostenendo che il presidente Trump ha parlato con i leader curdi in Iraq solo allo scopo di garantire la sicurezza delle basi americane. Un gruppo di curdi iraniani dissidenti basato in Iraq, il Kurdistan Freedom Party, ieri ha detto all’Ap che si sta preparando a combattere accanto agli Usa.
Un membro del comitato affari esteri del Pjak, il partito della vita libera in Kurdistan, sentito da Repubblica smentisce l’avvio di operazioni militari al confine tra Iraq e Iran. «Non ci sono attività in corso, né combattimenti né tentativi di avanzare. Non è detto che ci siano decisioni diverse nei prossimi giorni ma per ora non c’è una offensiva militare». Concetto simile espresso a tarda serata anche da Aziz Ahmad, vice capo dell'ufficio del primo ministro del Kurdistan.
Da giorni l’aviazione israeliana martella le aree del nord ovest iraniano a confine con l’Iraq, distruggendo basi e installazioni militari, come a voler aprire un corridoio. Ma i pasdaran hanno rinforzato le posizioni a Marivan, Sardasht, Piranshahr, e chiesto alla popolazione di evacuare.
I gruppi curdi possono indebolire le forze di sicurezza iraniane nel nordovest, ma secondo diversi analisti non hanno la forza per un cambio di regime. E molti iraniani, compresi tanti oppositori della Repubblica islamica, non vogliono una sollevazione etnica che rischia di provocare caos, guerra civile, disintegrazione territoriale. Questa è una delle poche cose su cui sono d’accordo con i supporter del regime. Una mossa del genere degli americani potrebbe persino produrre effetti contrari a quelli sperati, alienando il favore di tanti che sperano in un cambiamento politico radicale nel paese dopo la guerra.