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Il Nepal al voto dopo le proteste della Gen Z: l’ex rapper tra i favoriti

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Balen Shah, 35 anni, promette lotta alla corruzione e svolta contro l’establishment, è il candidato supportato dai giovani che sei mesi fa hanno rovesciato il governo
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Il mondo ha già un ex-comico al potere, il primo ministro ucraino Volodymyr Zelensky. Adesso potrebbe avere anche un ex-cantante rap. Balen Shah, un 35enne noto per indossare sempre occhiali scuri e rifiutare interviste, oltre che per i suoi trascorsi musicali, è uno dei favoriti nelle elezioni che si sono tenute oggi in Nepal: promettendo lotta alla corruzione e una svolta contro l’establishment che ha governato il suo Paese dal dopoguerra in poi, è diventato il candidato dei giovani della Generazione Z, le cui proteste di massa, represse nel sangue da polizia ed esercito, hanno portato nel settembre scorso a una crisi di governo e al voto anticipato.

Anche se la commissione elettorale si impegna a darli in 24 ore dalla chiusura dei seggi, i risultati impiegheranno probabilmente qualche giorno ad arrivare: grande metà dell’Italia, con 30 milioni di abitanti, il Nepal è una terra di montagne, l’Himalya, con otto fra le più alte della Terra, incluso l’Everest, e in certe località le s…

Il mondo ha già un ex-comico al potere, il primo ministro ucraino Volodymyr Zelensky. Adesso potrebbe avere anche un ex-cantante rap. Balen Shah, un 35enne noto per indossare sempre occhiali scuri e rifiutare interviste, oltre che per i suoi trascorsi musicali, è uno dei favoriti nelle elezioni che si sono tenute oggi in Nepal: promettendo lotta alla corruzione e una svolta contro l’establishment che ha governato il suo Paese dal dopoguerra in poi, è diventato il candidato dei giovani della Generazione Z, le cui proteste di massa, represse nel sangue da polizia ed esercito, hanno portato nel settembre scorso a una crisi di governo e al voto anticipato.

Anche se la commissione elettorale si impegna a darli in 24 ore dalla chiusura dei seggi, i risultati impiegheranno probabilmente qualche giorno ad arrivare: grande metà dell’Italia, con 30 milioni di abitanti, il Nepal è una terra di montagne, l’Himalya, con otto fra le più alte della Terra, incluso l’Everest, e in certe località le schede andranno recapitate a mano o dorso di mulo per essere contate. Alla vigilia, la contesa appariva una sfida tra l’ex-premier Sharma Oil, 74 anni, più volte alla testa di governi di coalizione formati da partiti comunisti (compreso uno maoista – termine altrove andato in disuso) e di centro, e l’assai più giovane rapper, non del tutto digiuno di politica, essendo stato in precedenza sindaco della capitale Katmandu.

Sull’esito pesano i 77 morti delle dimostrazioni di protesta del 2025, scatenate da un divieto di usare i social media ma alimentate da un diffuso scontento per la corruzione, la disoccupazione (al 20 per cento tra i giovani) e la stagnazione economica. A ritmo di rap e di promesse di cambiare tutto, Balen – come lo chiamano tutti – rappresenta una novità.

Un sistema misto maggioritario-proporzionale per eleggere 275 membri del parlamento complica ulteriormente le previsioni: in passato ha contribuito a rendere necessarie alleanze fra più partiti, perché nessuno aveva la maggioranza per governare da solo. Monarchia e poi repubblica montuosa, per secoli difficilmente accessibile, il Nepal è uno dei Paesi più poveri del mondo, al 165esimo posto su 195 come reddito medio, anche se in era recente parzialmente modernizzato dal turismo, il settore trainante, con oltre un milione di visitatori stranieri l’anno.

A lungo alleato dell’Impero britannico (fornisce ancora a Londra i Gurkha, le sue leggendarie forze speciali), oggi sente sul collo l’influenza di Cina e India, quest’ultima appoggiata dall’America. Resta da vedere, nel caso in cui diventasse primo ministro, in che direzione lo spingerà Balen. Ai suoi comizi in campagna elettorale, gli altoparlanti trasmettevano una canzone rap che faceva così: “Il tempo è scaduto, per i fake leader la partita è finita, il 5 marzo vi daremo la sveglia”. Dice alla Bbc Nishchal Pandey, direttore del Centre for South Asian Studies di Katmandu: “Queste sono elezioni storiche. Per decenni nessuno dei nostri governi ha completato il mandato. La gente è stanca delle solite vecchie facce. Vedremo chi prevale fra la Generazione Z e il gruppo di anziani politici al potere dagli anni Novanta”.

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