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Tra difesa e spionaggio, il ruolo chiave di Cipro come portaerei naturale

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Nicosia è la porta per l’accesso al Medio Oriente. Qui c’è il grande radar degli 007 inglesi e sono stati scoperti giacimenti immensi
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Cipro non è soltanto il confine orientale della Ue, ma rappresenta allo stesso tempo un’emergenza e una prospettiva per l’Europa. L’urgenza è creare uno schermo a difesa del piccolo Stato, dimezzato dall’invasione turca del 1974, e delle due enclave britanniche sull’isola minacciate dai droni di Hezbollah che partono dal Libano. Le basi di Sua Maestà di Akrotiri e Dhekelia hanno un ruolo chiave per il controllo del Medio Oriente. La prima è una portaerei naturale, usata quasi esclusivamente dalla Raf e comunque a disposizione della Nato: la pista più sicura, sfruttata intensamente anche nelle missioni per bombardare l’Isis.

La seconda è un gigantesco sistema di spionaggio che ospita un gigantesco radar a lunghissimo raggio – si ritiene che le sue emissioni arrivino fino all’Afghanistan – e una centrale di intelligence elettronica che capta le trasmissioni d’ogni tipo nei Paesi arabi. Secondo le rivelazioni di Edward Snowden gli 007 inglesi del Gchq da lì accedono pure ai cavi in fibra…

Cipro non è soltanto il confine orientale della Ue, ma rappresenta allo stesso tempo un’emergenza e una prospettiva per l’Europa. L’urgenza è creare uno schermo a difesa del piccolo Stato, dimezzato dall’invasione turca del 1974, e delle due enclave britanniche sull’isola minacciate dai droni di Hezbollah che partono dal Libano. Le basi di Sua Maestà di Akrotiri e Dhekelia hanno un ruolo chiave per il controllo del Medio Oriente. La prima è una portaerei naturale, usata quasi esclusivamente dalla Raf e comunque a disposizione della Nato: la pista più sicura, sfruttata intensamente anche nelle missioni per bombardare l’Isis.

La seconda è un gigantesco sistema di spionaggio che ospita un gigantesco radar a lunghissimo raggio – si ritiene che le sue emissioni arrivino fino all’Afghanistan – e una centrale di intelligence elettronica che capta le trasmissioni d’ogni tipo nei Paesi arabi. Secondo le rivelazioni di Edward Snowden gli 007 inglesi del Gchq da lì accedono pure ai cavi in fibra ottica che uniscono i due continenti, raccogliendo dal traffico digitale di dati fiumi di informazioni top secret condivise con la Nsa americana. I pochi droni scagliati dai miliziani sciiti libanesi non possono infliggere danni rilevanti ma si tratta di bombe volanti che non vanno mai sottovalutate, perché un solo ordigno può mettere fuori uso un’antenna o un jet costosissimo.

La questione chiave però è un’altra. A Cipro si gioca la partita per definire il peso politico che l’Europa avrà nel Mediterraneo orientale: un settore di importanza straordinaria per le rotte commerciali e per contenere le turbolenze causate da gruppi terroristici e da esodi di massa. Non solo. Lì nell’ultimo decennio sono stati scoperti giacimenti sottomarini di idrocarburi che fanno gola a tutti e soprattutto alla Turchia, la nuova potenza regionale assieme a Egitto e ovviamente a Israele. Cronos, Aphrodite e Calypso sono risorse favolose: solo il primo custodisce nei fondali tra 70 e 85 miliardi di metri cubi di gas.

Un tempo era l’Us Navy a dominare questa zona di mare, ma ormai le priorità americane sono focalizzate in altri oceani e le portaerei – come la Ford in occasione di questo conflitto, sopraggiunta alla vigilia dei raid – arrivano soltanto in caso di crisi. L’allontanamento degli Usa ha aperto un vuoto che Ankara vorrebbe tanto occupare: lo si è visto nel 2019 quando ha mandato la flotta militare per imporre esplorazioni petrolifere nelle acque a sud di Cipro, dove le concessioni erano già state assegnate a Eni e Total.

All’epoca la Francia ha reagito con determinazione muscolare contando sull’alleanza con l’Egitto e la Grecia mentre l’Italia in modo discreto ha mandato in zona una fregata della Marina. Oggi il quadro è ulteriormente cambiato perché Erdogan e Al Sisi hanno superato i contrasti e stabilito rapporti sempre più idilliaci: l’intesa tra il Sultano e il Faraone in prospettiva può rendere l’Europa ininfluente nei giochi di potere dell’area. Entrambi si stanno armando fino a denti, con particolare attenzione alle forze marittime, e accumulano fregate, sottomarini, portaelicotteri e persino la prima portadroni del mondo, inventata dai turchi sostituendo a bordo i Bayraktar agli aerei.

Ecco che le bombe volanti di Hezbollah obbligano le cancellerie del Vecchio Continente a prendere atto della situazione e allestire una squadra navale per dare uno scudo a Cipro. Finora lo hanno fatto in maniera scomposta, senza coordinarsi e facendo salpare una nave alla spicciolata – prima il caccia lanciamissili britannico, poi la fregata greca e l’annuncio della portaerei francese che corre dall’Atlantico – mentre due anni fa per rispondere all’aggressione degli Houthi contro i mercantili si era riusciti a creare una missione sotto la bandiera della Ue.

In queste ore però i governi cercano di serrare i ranghi. Quello di Roma è in vantaggio: gli ammiragli sono stati previdenti e dall’autunno 2022 hanno esteso i pattugliamenti difensivi della Marina al Mediterraneo orientale. Una nostra fregata è sempre da quelle parti e attualmente risulta ce ne siano due, con equipaggi veterani della lotta ai droni nel Mar Rosso e dotazioni all’altezza della sfida. Le Fremm hanno dimostrato di saper tenere testa a tutto l’arsenale di concezione iraniana, impiegato su larga scala dai miliziani sciiti yemeniti e con meno abilità da quelli libanesi. Una scelta quella dello nostro Stato Maggiore che risponde a una visione chiara: il Mare Nostrum resta il cuore dell’interesse nazionale, un concetto spesso trascurato ma fondamentale per le sorti del Paese.

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