Inchiesta sulla strage della scuola in Iran: “Probabile responsabilità Usa”
di Massimo BasileNEW YORK – Durante la conferenza stampa di giovedì, il capo del Pentagono Pete Hegseth aveva lanciato avvertimenti spavaldi all’Iran, dichiarando che la «battaglia è appena cominciata». Poi era bastata la domanda di un giornalista, per fargli cambiare tono: avete aggiornamenti su chi ha bombardato la scuola?. Hegseth ha perso per un attimo la sua sicurezza, poi ha risposto: «Stiamo indagando, ma ovviamente non prendiamo mai di mira obiettivi civili».
Poche ore dopo è cominciata a emergere la verità: a radere al suolo la scuola elementare femminile di Minab, nel sud dell’Iran, uccidendo secondo fonti iraniane più di 160 bambine tra i 7 e i 12 anni, sono stati gli americani. La Reuters, citando il parere di investigatori militari, ha detto che è «probabile» che le forze statunitensi siano responsabili di quello che è diventato il simbolo tragico dell’attacco di sabato scorso contro l’Iran.
Gli investigatori non hanno raggiunto ancora una conclusione definitiva. Non è chiaro quali p…
NEW YORK – Durante la conferenza stampa di giovedì, il capo del Pentagono Pete Hegseth aveva lanciato avvertimenti spavaldi all’Iran, dichiarando che la «battaglia è appena cominciata». Poi era bastata la domanda di un giornalista, per fargli cambiare tono: avete aggiornamenti su chi ha bombardato la scuola?. Hegseth ha perso per un attimo la sua sicurezza, poi ha risposto: «Stiamo indagando, ma ovviamente non prendiamo mai di mira obiettivi civili».
Poche ore dopo è cominciata a emergere la verità: a radere al suolo la scuola elementare femminile di Minab, nel sud dell’Iran, uccidendo secondo fonti iraniane più di 160 bambine tra i 7 e i 12 anni, sono stati gli americani. La Reuters, citando il parere di investigatori militari, ha detto che è «probabile» che le forze statunitensi siano responsabili di quello che è diventato il simbolo tragico dell’attacco di sabato scorso contro l’Iran.
Gli investigatori non hanno raggiunto ancora una conclusione definitiva. Non è chiaro quali prove abbiano trovato, né quale tipo di munizioni siano state usate, e nemmeno se gli Stati Uniti potevano evitarlo. La scuola era vicino a un complesso collegato al Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, l’unità d’élite delle forze armate iraniane. Ai giornalisti che cercavano chiarimenti, il Pentagono ha risposto oggi di rivolgersi al Comando Centrale, il cui portavoce, capitano Timothy Hawkins, è rimasto sulla difensiva: «Sarebbe inappropriato commentare, visto che l’incidente è sotto indagine».
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha difeso la linea americana: «È il regime iraniano a prendere di mira civili e bambini, non gli Stati Uniti». Lunedì il segretario di Stato Marco Rubio aveva escluso che gli Usa avessero pensato di colpire «deliberatamente» una scuola. Stati Uniti e Israele si erano divisi gli attacchi per obiettivi e collocazione geografica: gli israeliani si sono concentrati sui siti di lancio missilistico nell’Iran occidentale, mentre gli americani hanno attaccato obiettivi simili e navali nel sud.
Colpire volutamente una scuola o un ospedale costituisce un crimine di guerra, secondo il diritto internazionale umanitario. Ma l’Organizzazione mondiale della sanità ha sostenuto oggi che i raid americani e israeliani, finora, hanno già colpito tredici centri medici. Mentre Teheran oggi ha parlato di un’altra scuola distrutta, stavolta nella capitale. L’agenzia Onu per i diritti umani ha chiesto nei giorni scorsi un’indagine sull’incidente di Minab, ma senza indicare, al momento, i responsabili. Lo hanno fatto invece gli iraniani, oggi, rivendicando di aver colpito una base americana vicina ad Abu Dhabi, negli Emirati. Da qui, sostengono, è partito l’attacco alla scuola. «La base aerea di Al-Dhafra, appartenente ai terroristi americani nella regione, è stata colpita utilizzando droni e missili di precisione - hanno dichiarato i Guardiani della rivoluzione -. L’attacco criminale alla scuola Shajareh Tayyebeh, che ha portato alla morte di 165 studentesse, è stato condotto da questa base». A distanza di tre giorni dai funerali, anche oggi sulla tv di Stato di Teheran sono state trasmesse le immagini di decine di piccole bare bianche, coperte dalla bandiera iraniana e con le foto delle bambine uccise, trasportate su camion diretti al cimitero di Minab tra due ali di folla.