Dubai – Gli alert sui cellulari suonano all’unisono quando a Dubai sono le 20.12 e la cantante del piano bar sul ponte 5, quello dalle scale illuminate e le decorazioni a specchio, ha appena intonato Why Don’t You Do Right?, il classico di Peggy Lee e Benny Goodman che tutti ricordano come il brano cantato da Jessica in Chi ha incastrato Roger Rabbit. Significa che nei cieli degli Emirati Arabi c’è un nuovo attacco missilistico in atto, in un luogo non troppo distante dal Terminal 3 di Port Rashid, il ben sorvegliato porto a mezz’ora dal centro di Dubai che accoglie le navi da crociere.
È qui che da domenica è ferma, insieme ad altre sei grandi navi, la Msc Euribia: grattacielo del mare, chiamato come la dea dei venti, a basso impatto ambientale (è alimentata a gas naturale liquefatto) e capace di ospitare nelle sue 2400 cabine fino a 6mila passeggeri. A bordo in 5mila sono ospiti forzati: speravano di godersi una settimana spensierata fra Qatar-Bahrain e appunto Emirati con un…
Dubai – Gli alert sui cellulari suonano all’unisono quando a Dubai sono le 20.12 e la cantante del piano bar sul ponte 5, quello dalle scale illuminate e le decorazioni a specchio, ha appena intonato Why Don’t You Do Right?, il classico di Peggy Lee e Benny Goodman che tutti ricordano come il brano cantato da Jessica in Chi ha incastrato Roger Rabbit. Significa che nei cieli degli Emirati Arabi c’è un nuovo attacco missilistico in atto, in un luogo non troppo distante dal Terminal 3 di Port Rashid, il ben sorvegliato porto a mezz’ora dal centro di Dubai che accoglie le navi da crociere.
È qui che da domenica è ferma, insieme ad altre sei grandi navi, la Msc Euribia: grattacielo del mare, chiamato come la dea dei venti, a basso impatto ambientale (è alimentata a gas naturale liquefatto) e capace di ospitare nelle sue 2400 cabine fino a 6mila passeggeri. A bordo in 5mila sono ospiti forzati: speravano di godersi una settimana spensierata fra Qatar-Bahrain e appunto Emirati con una spesa media di 100 euro al giorno: e invece si sono ritrovati sulla rotta dei missili iraniani. «Un anniversario di matrimonio che non dimenticheremo», ti dicono Silvia e Sandro Lo Surdo, pensionati d’origine pugliese ma residenti a Milano, raccontandoti che quel viaggio era il regalo per le nozze d’oro ricevuto dei cinque nipoti. «I primi due giorni sono stati difficili. Abbiamo sentito le esplosioni e il suono sgradevole degli alert anche cinque volte in una sola notte. Poi ci hanno spiegato la situazione e adesso l’allarme ci fa meno paura. Ci dicono di avere pazienza: e noi ci proviamo». Impresa non troppo difficile quando si hanno a disposizione 10 ristoranti, 21 bar, 4 piscine, il casinò e un teatro. «L’affanno più grande», sospira Francesca, 18 anni, in viaggio con la mamma, «è non sapere quando si potrà tornare a casa. Stiamo bene ma non è il prolungamento di una vacanza come pur dice qualcuno».
Sì, la chiusura dei tanti aeroporti presi di mira dai missili iraniani, impedisce il rientro anche dei cinquemila crocieristi bloccati nel Golfo Persico. Solo nella notte di mercoledì qualcosa si è sbloccata: e un primo gruppo di circa 600 persone — compresi 170 dei 576 italiani presenti a bordo — è riuscito a decollare da Abu Dhabi dopo che Msc Crociere, la compagnia svizzero-italiana appunto, ha lavorato in coordinamento con compagnie aeree e Farnesina per rimpatriare i suoi ospiti: facendosi carico delle spese di soggiorno di quelli impossibilitati a rientrare. «Come sempre si fa sulle navi, abbiamo dato la precedenza ai più fragili», spiega il comandante Paolo Benini, accogliendoci a bordo nell’impeccabile divisa bianca: «Dunque famiglie con bambini e persone con problemi di salute. Abbiamo poi dato priorità a chi sarebbe dovuto sbarcare già il 2 marzo; e poi, anche in base alle disponibilità delle compagnie aeree. Entro sabato speriamo di aver fatto rientrare 1500 persone di diverse nazioni. Stiamo giusto lavorando a un gruppo di spagnoli che verranno imbarcati stanotte su un volo militare».
Certo, fra slot machine, ricchi buffet e cameriere in livrea, la vita di bordo è una sorta di realtà parallela alla Dubai presa di mira dagli ayatollah: «Ma la situazione è nuova per tutti. L’affrontiamo coordinandoci con l’Intelligence della nostra azienda, che ha individuato questo porto come luogo sicuro. Abbiamo diversi piani per affrontare il pericolo e li abbiamo condivisi coi passeggeri. Cerchiamo di minimizzare il problema, garantendo sicurezza e comfort. L’attività è quella usuale della navigazione. C’è l’animazione, ci sono i drink e il wi-fi, che di solito è un servizio aggiuntivo, è stato aperto a tutti, a spese della compagnia». Guidandoti nel salone affollato, aggiunge: «Faccio personalmente gli aggiornamenti in italiano e in inglese condividendo le informazioni che ho. Nessuno è prigioniero, ma dal primo giorno ho chiesto agli ospiti di limitare le uscite. Il primo sono rimasti, poi hanno preso coraggio: oggi molti sono andati in città, ben 1200».
Un numero consistente di persone dovrebbe lasciare la nave in giornata. Ma l’alert delle 20.12 che segnala un attacco sull’aeroporto di Abu Dhabi, potrebbe scombinare i piani, e gli ospiti ne chiedono conto al comandante. Tanto più che già uno sbarco è stato rimandato, ma per indisponibilità last minute degli aeromobili. «La convocazione per la partenza di domani è alle 4.30 del mattino. Eccezionalmente, allestiremo per loro la colazione in piena notte sul ponte 15». E se gli aerei non dovessero ripartire? «Ce li riprenderemo a bordo fin quando non si troverà una soluzione». Una volta smaltiti gli ospiti, resteranno i 1600 dipendenti di 50 nazioni: «La compagnia deciderà in base all’evoluzione della situazione geopolitica». La nave doveva seguire questa rotta fino al 4 aprile e poi dirigersi in Nord Europa, ma, naturalmente, ora è tutto cancellato e, con lo stretto di Hormuz chiuso, chissà quando riusciremo a spostarla. Insomma, il mio compito di comandante non termina con la discesa degli ospiti: dopo dovrò occuparmi ditenere alto anche il morale del mio equipaggio».