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I nuovi video che inchiodano l’Ice, un anno fa un agente uccise un giovane

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Nel marzo del 2025 in Texas morì Ruben Ray Martinez, 23 anni: ora il giudice ha autorizzato la pubblicazione delle immagini registrate dalle bodycam
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NEW YORK – Gli omicidi a sangue freddo di cittadini americani da parte degli agenti dell’immigrazione sono cominciati dieci mesi prima dei due commessi quest’anno a Minneapolis. Solo che l’America non lo sapeva.

Il 15 marzo 2025 gli agenti dell’Ice in Texas dissero di aver ucciso a San Antonio un americano di 23 anni, Ruben Ray Martinez, perché aveva tentato di investire in auto uno di loro, facendolo finire sul cofano. L’amico del ragazzo, Joshua Orta, che era in macchina con lui, disse che non era vero: «Ruben stava andando piano, non voleva colpire nessuno, era andato nel panico perché aveva festeggiato il compleanno bevendo un po’ e temeva di essere arrestato».

Nessuno gli ha creduto. L’agente dell’Ice che lo ha ucciso, Jack Stevens, è stato assolto la settimana scorsa dal grand jury, che ha creduto alla legittima difesa. Ma dopo i casi di Renee Good e Alex Pretti, uccisi dagli agenti dell’immigrazione a Minneapolis, nel Minnesota, la storia di Martinez, grazie alle immagini reg…

NEW YORK – Gli omicidi a sangue freddo di cittadini americani da parte degli agenti dell’immigrazione sono cominciati dieci mesi prima dei due commessi quest’anno a Minneapolis. Solo che l’America non lo sapeva.

Il 15 marzo 2025 gli agenti dell’Ice in Texas dissero di aver ucciso a San Antonio un americano di 23 anni, Ruben Ray Martinez, perché aveva tentato di investire in auto uno di loro, facendolo finire sul cofano. L’amico del ragazzo, Joshua Orta, che era in macchina con lui, disse che non era vero: «Ruben stava andando piano, non voleva colpire nessuno, era andato nel panico perché aveva festeggiato il compleanno bevendo un po’ e temeva di essere arrestato».

Nessuno gli ha creduto. L’agente dell’Ice che lo ha ucciso, Jack Stevens, è stato assolto la settimana scorsa dal grand jury, che ha creduto alla legittima difesa. Ma dopo i casi di Renee Good e Alex Pretti, uccisi dagli agenti dell’immigrazione a Minneapolis, nel Minnesota, la storia di Martinez, grazie alle immagini registrate dalla polizia e rese pubbliche un anno dopo, è diventata un caso perché ha ricordato quella di Good, 37 anni, madre di tre figli, uccisa a gennaio da un agente dell’Ice mentre tentava di allontanarsi in auto. Anche in quel caso parlarono di legittima difesa. Ma mentre gli episodi di Minneapolis sono diventati un caso nazionale grazie alle immagini riprese dai testimoni con i cellulari in pieno giorno, della morte di Ramirez, avvenuta di sera, non c’era traccia.

Adesso, un anno dopo, su richiesta dei media locali e della agenzia Ap, il giudice ha autorizzato la pubblicazione delle immagini registrate dalle bodycam in dotazione agli agenti e quelle riprese dalla telecamera montata sull’auto che stava dietro a quella della vittima. Si vede il momento in cui il ragazzo viene fermato lungo una strada dove, poco prima, era avvenuto un incidente. Un agente scorge una bevanda alcolica sul sedile posteriore e chiede a Martinez di accostare. Spaventato, il ragazzo fa qualche metro in avanti ma senza accelerare o investire qualcuno, quando l’agente dell’Ice gli spara tre colpi da pochi metri. Tutto dura quindici secondi. Martinez viene ammanettato e lasciato a terra agonizzante. Colpito al cuore, ai polmoni e al fegato, morirà poco dopo. L’amico, che avrebbe dovuto testimoniare, è morto quattro giorni prima in un incidente stradale.

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