Né con le bombe americane né con la repressione del regime. La guerra scuote il quadro politico iraniano e mentre la battaglia per la scelta della nuova Guida suprema si accende, con l’ala più dura dei pasdaran che spinge per Mojtaba Khamenei, il figlio dell’ex guida, il Fronte riformista iraniano, una coalizione di partiti interni al sistema della Repubblica islamica, si fa sentire.
In un documento pubblicato ieri, condanna «la brutale aggressione del regime sionista e della criminale America, nel silenzio o nella complicità delle potenze mondiali e nell’inazione delle organizzazioni internazionali, con il falso pretesto di impedire all’Iran di ottenere una bomba nucleare e di minacciare la stabilità regionale». Ma chiede che la scelta del prossimo rahbar segni una discontinuità profonda nel sistema della Repubblica islamica, «l’inizio di una nuova era che prometta la partecipazione di tutte le tendenze politiche e civili al governo del Paese», con una figura che sia in grado di…
Né con le bombe americane né con la repressione del regime. La guerra scuote il quadro politico iraniano e mentre la battaglia per la scelta della nuova Guida suprema si accende, con l’ala più dura dei pasdaran che spinge per Mojtaba Khamenei, il figlio dell’ex guida, il Fronte riformista iraniano, una coalizione di partiti interni al sistema della Repubblica islamica, si fa sentire.
In un documento pubblicato ieri, condanna «la brutale aggressione del regime sionista e della criminale America, nel silenzio o nella complicità delle potenze mondiali e nell’inazione delle organizzazioni internazionali, con il falso pretesto di impedire all’Iran di ottenere una bomba nucleare e di minacciare la stabilità regionale». Ma chiede che la scelta del prossimo rahbar segni una discontinuità profonda nel sistema della Repubblica islamica, «l’inizio di una nuova era che prometta la partecipazione di tutte le tendenze politiche e civili al governo del Paese», con una figura che sia in grado di mandare «un messaggio di pace e amicizia con il mondo».
Messi ai margini del sistema politico dalle frange più radicali dell’apparato, arrestati o indotti al silenzio, molti leader riformisti hanno perso in questi anni il supporto anche della loro stessa base, accusati di aver legittimato il sistema teocratico partecipando alle elezioni o di non essere stati in grado di attuare vere riforme quando si sono aperti piccoli spazi al governo, come con l’ex presidente moderato Rouhani. Ma oggi in Iran il fronte riformista rappresenta uno dei pochi gruppi politici organizzati e tollerati a chiedere un cambiamento reale e profondo del sistema. «La dichiarazione di un’amnistia generale per tutti coloro le cui mani non sono sporche di sangue e il rilascio di tutti i prigionieri politici e gli attivisti civili sono una necessità nazionale e storica», scrivono i riformisti.
Da Parigi, ieri ha parlato anche Ardshir AmirArjomand, che rappresenta il leader dell’Onda Verde, l’ex candidato presidenziale Mousavi, agli arresti domiciliari in Iran da oltre 10 anni. «La guerra di aggressione di Israele e Stati Uniti contro l’Iran è priva di qualsiasi base legale o morale», afferma. «Determinare il futuro sistema dell’Iran è un diritto esclusivo del popolo iraniano che può essere realizzato solo attraverso un referendum libero in cui tutti possano esprimere liberamente la propria volontà».