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Colpita l’Unifil, caschi blu gravi in Libano. Teheran, missili sui bunker

(afp)

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Testimoni accusano Israele, no conferme ufficiali. Droni su curdi e Azerbaijan. Hotel in fiamme a Erbil
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BEIRUT – Sette giorni sono passati e l’esito della Guerra del Golfo si fa sempre più incerto. Teheran è sotto costante attacco: l’aviazione dell’Idf ha distrutto con cento bombe ciò che rimaneva del bunker di Khamenei e i media israeliani scrivono che è stato ucciso Asghar Hijazi, capo ad interim dell’ufficio della Guida Suprema, ma il regime degli ayatollah sta dimostrando capacità di reazione, probabilmente più di quanto Trump e Netanyahu si aspettassero. Le notizie che arrivano dai due fronti - Iran e Libano - sono ugualmente drammatiche, soprattutto per i civili e per chi, nella regione, non voleva essere coinvolto.

Nel sud dello Stato libanese alcuni soldati ghanesi di Unifil, la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite a cui partecipa anche l’Italia, sono rimasti gravemente feriti dopo che due missili, intorno alle 18 di ieri, hanno centrato il quartier generale del battaglione, a Qawzah. L’incidente è sotto indagine, Unifil ha detto che è avvenuto «durante intensi scon…

BEIRUT – Sette giorni sono passati e l’esito della Guerra del Golfo si fa sempre più incerto. Teheran è sotto costante attacco: l’aviazione dell’Idf ha distrutto con cento bombe ciò che rimaneva del bunker di Khamenei e i media israeliani scrivono che è stato ucciso Asghar Hijazi, capo ad interim dell’ufficio della Guida Suprema, ma il regime degli ayatollah sta dimostrando capacità di reazione, probabilmente più di quanto Trump e Netanyahu si aspettassero. Le notizie che arrivano dai due fronti - Iran e Libano - sono ugualmente drammatiche, soprattutto per i civili e per chi, nella regione, non voleva essere coinvolto.

Nel sud dello Stato libanese alcuni soldati ghanesi di Unifil, la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite a cui partecipa anche l’Italia, sono rimasti gravemente feriti dopo che due missili, intorno alle 18 di ieri, hanno centrato il quartier generale del battaglione, a Qawzah. L’incidente è sotto indagine, Unifil ha detto che è avvenuto «durante intensi scontri a fuoco» e che i fatti «potrebbero costituire un crimine di guerra». Non sono ancora state attribuite ufficialmente responsabilità, ma alcune testimonianze accusano Israele.

«Due militari sono in condizioni gravi - si legge in una nota delle forze armate ghanesi - un altro ha subito un forte trauma». I locali della mensa sono stati danneggiati ed è scoppiato un incendio. La nota non indica chi è stato a colpire, però il ministro degli Esteri ghanese fa sapere di aver protestato ufficialmente con le Nazioni Unite a New York: sarebbe poco logico farlo, se quei due missili fossero di Hezbollah.

In Libano i morti sono già 217, i feriti 798. Dahieh, il quartiere della milizia sciita a sud di Beirut, semi svuotato dei suoi 700 mila abitanti dall’ordine di evacuazione dell’Idf, viene battuto con decine di raid. Uno di questi ha devastato l’isolato vicino all’ambasciata dell’Iran. L’ala militare del Partito di Dio risponde con gli rpg contro i carri armati, nel sud, e coi missili sul nord di Israele e su Tel Aviv.

A Teheran cinquanta caccia hanno sganciato cento bombe sul bunker sotterraneo di Khamenei: l’Idf sostiene che, nonostante l’uccisione della Guida Suprema, fosse ancora utilizzato da alti funzionari. Il rifugio era scavato sotto al cosiddetto “complesso dirigenziale” e aveva propaggini sotto la rete stradale, «con molti punti di ingresso e sale per riunioni.

A individuarlo sarebbero state le Unità 8200 e 9900 dell’intelligence militare di Israele, che ora afferma di aver distrutto, in una settimana, l’80 per cento dei sistemi di difesa aerea del regime e più del 60 per cento delle postazioni di lancio. Ma, come detto, la Repubblica islamica non sta solo subendo, contrattacca, riversa balistici e droni su Israele (anche se con meno frequenza rispetto all’inizio), allarga il campo della propria rappresaglia. Per il secondo giorno consecutivo ha puntato gli Shahed contro l’Azerbaijan, spingendo il governo di Baku a ritirare il personale diplomatico dall’ambasciata di Teheran e dal consolato di Tabriz. Altri droni li ha lanciati sulle basi dei militanti del Pdki, uno dei partiti curdi iraniani, minacciando di devastare «tutte le strutture» nella regione del Kurdistan iracheno se da lì dovessero entrare le milizie. Risulta colpito un hotel a Erbil, i piani superiori hanno preso fuoco. Ed è finito nel mirino pure il terminal merci dell’aeroporto di Bassora, in Iraq. Infine, di nuovo sotto attacco la base americana di Ali al Salem in Kuwait, dove ci sono anche soldati italiani.

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