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C’è Mosca dietro ai raid dell’Iran: “Così indica i bersagli americani”

(afp)

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Secondo le rivelazioni dei media la Russia fornisce coordinate e aiuti. La Cina collabora alla produzione di missili
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Lo spettro della “Guerra mondiale a pezzi” evocata da Papa Francesco tre anni fa sembra drammaticamente concretizzarsi tra il fumo delle esplosioni nel Golfo. La Russia infatti starebbe fornendo all’Iran informazioni fondamentali per dirigere gli attacchi di missili e droni contro le unità americane più importanti impegnate nel conflitto: dati che avrebbero permesso ai pasdaran di mettere a segno colpi devastanti, inclusa l’uccisione dei sei soldati statunitensi nel porto di Kuwait City.

La rivelazione è stata pubblicata dal Washington Post: un’inchiesta che parte dalle dichiarazioni di tre fonti anonime di alto livello. Una notizia indirettamente confermata dalla Casa Bianca nel tentativo di minimizzala: «Non sta facendo alcuna differenza - ha affermato la portavoce Karoline Leavitt - perché stiamo raggiungendo i nostri obiettivi militari». Un ulteriore salto di qualità del conflitto che arriva dopo la richiesta di aiuto del Pentagono a Kiev per ottenere scudi in grado di fermar…

Lo spettro della “Guerra mondiale a pezzi” evocata da Papa Francesco tre anni fa sembra drammaticamente concretizzarsi tra il fumo delle esplosioni nel Golfo. La Russia infatti starebbe fornendo all’Iran informazioni fondamentali per dirigere gli attacchi di missili e droni contro le unità americane più importanti impegnate nel conflitto: dati che avrebbero permesso ai pasdaran di mettere a segno colpi devastanti, inclusa l’uccisione dei sei soldati statunitensi nel porto di Kuwait City.

La rivelazione è stata pubblicata dal Washington Post: un’inchiesta che parte dalle dichiarazioni di tre fonti anonime di alto livello. Una notizia indirettamente confermata dalla Casa Bianca nel tentativo di minimizzala: «Non sta facendo alcuna differenza - ha affermato la portavoce Karoline Leavitt - perché stiamo raggiungendo i nostri obiettivi militari». Un ulteriore salto di qualità del conflitto che arriva dopo la richiesta di aiuto del Pentagono a Kiev per ottenere scudi in grado di fermare la pioggia di droni Shahed e rischia di trasferire il confronto tra Russia e Ucraina pure nella tempesta che sta travolgendo il Medio Oriente. Ad aumentare i timori di un ulteriore allargamento dei Paesi coinvolti nella mobilitazione bellica, la Cnn ritiene che la Cina sia pronta a dare a Teheran assistenza finanziaria a componenti tecniche per riprendere la produzione dei missili. Anche in questo caso, la tv cita tre diverse fonti dell’intelligence statunitense. Pechino e Mosca però hanno interessi divergenti.

La Repubblica Popolare ha bisogno del greggio iraniano e punta a una chiusura rapida delle ostilità: avrebbe chiesto ai pasdaran di permettere alle sue petroliere di attraversare lo stretto di Hormuz. La Russia invece trae solo vantaggi dalla prospettiva di una lunga guerra, che alza il prezzo degli idrocarburi vitali per la sua economia e col tempo ridurrà le consegne di missili Patriot a Kiev. Putin e Xi hanno nella teocrazia sciita un alleato strategico e sono stati appena sconfitti da Trump in Venezuela. In questo momento però sembrano essere gli emissari del Cremlino i più attivi nell’appoggiare la ritorsione degli ayatollah.

Da giorni gli esperti si interrogano sulla capacità dei pasdaran di colpire con precisione obiettivi Usa, superando tutte le barriere contraeree. Lo hanno fatto soprattutto con i droni Shahed indirizzati sulle coordinate esatte di bersagli piccoli o grandi, che non potevano essere stati individuati da agenti infiltrati sul terreno. A sorpresa, nelle prime ore dei combattimenti le bombe volanti low cost hanno centrato i principali radar della difesa antimissile americana. Non solo la colossale antenna a facce multiple in Qatar, del costo superiore a un miliardo, e quelle fisse in Bahrain ma anche i tre radar mobili delle batterie Thaad schierate in Giordania, Arabia Saudita ed Emirati: sistemi semoventi dal prezzo di mezzo miliardo ciascuno, la cui posizione può essere scoperta solo dal cielo o dallo spazio. Ora il Washington Post ritiene che siano stati i russi a trasmettere ai pasdaran le immagini carpite dai loro satelliti spia per concretizzare questi raid clamorosi che hanno profondamente indebolito la capacità del Pentagono di intercettare gli sciami iraniani diretti contro le sue basi nel Golfo. «Fanno un tiro estremamente preciso contro i radar di allerta precoce e contro quelli che sorvegliano oltre l’orizzonte - ha dichiarato Dara Massicot, autorevole esperta di questioni militari russe al Carnegie Endowment for International Peace -. Vanno ad eliminare la rete di comando e controllo». Ossia uno dei pilastri della macchina bellica statunitense. Il quotidiano reputa che pure le notizie sulla presenza di militari americani in luoghi non protetti - come la “struttura provvisoria” di Kuwait City dove sono morti sei soldati - provengano dagli 007 del Cremlino. Il giornale parla anche di «obiettivi marittimi» indicati all’Iran da Mosca: un probabile riferimento al tentativo di colpire la portaerei nucleare Lincoln con una raffica di missili balistici, tutti però abbattuti dalla scorta dell’ammiraglia, mentre un mercantile noleggiato dall’Us Navy è stato incendiato a largo dell’Oman. Le fonti della testata reputano che «si tratti di uno sforzo quasi completo» per trasmettere i dati raccolti dai sensori orbitanti russi: un modo di rispondere a quello che gli Usa fanno con l’Ucraina da almeno due anni, inoltrando a Kiev le coordinate per pianificare i blitz di droni contro le industrie militari e le raffinerie di petrolio. «Penso che siano felici di vendicarsi…», ha rimarcato uno degli alti funzionari.

Nei conflitti del passato recente sono stati spesso ipotizzati interventi nell’ombra per dare una mano agli avversari degli Usa. In Afghanistan ci sono state indiscrezioni su strumenti sofisticati - come visori notturni e missili anti-tank - fatti arrivare da Mosca ai talebani. Il caso più clamoroso risale alla campagna aerea della Nato sul Kosovo del 1999 quando ci sono stati fortissimi sospetti sul supporto cinese alla Serbia. Non a caso, un bombardiere B2 Spirit ha raso al suolo l’ambasciata della Repubblica Popolare a Belgrado. Si disse che c’era stato un errore, ma il messaggio è arrivato forte e chiaro a Pechino. Tant’è che - sempre secondo il Washington Post - oggi si astiene dal condividere con Teheran le immagini raccolte dai suoi satelliti.

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