LONDRA – John Lloyd, 79 anni, giornalista, commentatore britannico e fondatore del Reuters Institute for the Study of Journalism di Oxford, questo attacco di Trump e Israele all’Iran non sarà un altro Iraq, visto il curriculum catastrofico degli americani in Medio Oriente?
«Vedremo. Per esempio con gli Accordi di Abramo, almeno Trump era riuscito a portare diversi Paesi arabi sunniti, come quelli del Golfo, dalla sua parte. Ma a volte la guerra è inevitabile».
Anche questa?
«La guerra in Iraq è stata tremenda, ma almeno si sono liberati di un dittatore come Saddam Hussein. Un cambio di regime può avvenire in due modi: dall’interno, attraverso una rivolta, o essere innescato dall’esterno, vedi i bombardamenti di Trump».
Quindi per lei non c’era altra scelta, nonostante le conseguenze che questa ennesima guerra potrebbe provocare?
«Khamenei è stato al potere per oltre quarant’anni ed è sempre stato chiaramente una minaccia per Israele e per tutti, visto il terrorismo che la Repubblica i…
LONDRA – John Lloyd, 79 anni, giornalista, commentatore britannico e fondatore del Reuters Institute for the Study of Journalism di Oxford, questo attacco di Trump e Israele all’Iran non sarà un altro Iraq, visto il curriculum catastrofico degli americani in Medio Oriente?
«Vedremo. Per esempio con gli Accordi di Abramo, almeno Trump era riuscito a portare diversi Paesi arabi sunniti, come quelli del Golfo, dalla sua parte. Ma a volte la guerra è inevitabile».
Anche questa?
«La guerra in Iraq è stata tremenda, ma almeno si sono liberati di un dittatore come Saddam Hussein. Un cambio di regime può avvenire in due modi: dall’interno, attraverso una rivolta, o essere innescato dall’esterno, vedi i bombardamenti di Trump».
Quindi per lei non c’era altra scelta, nonostante le conseguenze che questa ennesima guerra potrebbe provocare?
«Khamenei è stato al potere per oltre quarant’anni ed è sempre stato chiaramente una minaccia per Israele e per tutti, visto il terrorismo che la Repubblica islamica dell’Iran ha esportato nel mondo e l’accordo sul nucleare voluto da Obama che Teheran chiaramente non ha rispettato».
Ma con questa guerra fuori dal diritto internazionale, siamo definitivamente entrati in un mondo nuovo della geopolitica mondiale?
«Come ha detto il premier canadese Mark Carney, non siamo ancora al far west, ma certo Trump calpesta senza esitazione le leggi internazionali: cambia costantemente idea, ignora i negoziati quando gli pare a lui, e trascina tutti nel suo delirio. Alla fine, persino l’Europa che ha cercato di assecondarlo il più possibile nell’ultimo anno, in questi giorni è arrivata a un punto tale che gli ha detto “fuck you!” in blocco, con i vari Paesi che non si sono allineati o si sono rifiutati di partecipare all’attacco americano e israeliano in Iran».
“Fuck you!”. Esemplare.
«Già. Persino il primo ministro britannico Keir Starmer si è ribellato a Trump. E la vostra prima ministra Meloni ha capito che non è così vicina a Washington come credeva, visto che non era stata avvertita dell’attacco. Del resto, anche il vicepresidente JD Vance, considerato molto affine a Meloni (le ha scritto pure la prefazione del suo ultimo libro, ndr), sinora è rimasto in assoluto silenzio sull’offensiva in Iran: segno che la base Maga, che lui vuole continuare a rappresentare, è spaccata sull’argomento».
Finalmente l’Europa è diventata grande e ha capito che l’America, con Trump o meno, ha preso una strada diversa?
«È possibile, ma ci sono molti ma. Innanzitutto, come mi ha detto un ex generale americano tempo fa, il Vecchio Continente ha bisogno di almeno dieci anni per diventare autonomo per quanto riguarda Difesa e Sicurezza. Lo abbiamo visto in Ucraina, con gli Usa che si sono sganciati e gli europei che comprano armi dagli americani da passare a Kiev. Inoltre, l’Ue soffre sempre del suo peccato originale: non ha una linea di politica estera e di difesa comuni. Ciò la rende irrilevante».
Però l’Europa, Regno Unito incluso, per una volta ha tenuto la barra unita contro Trump, nonostante le sfumature.
«Vero. Ma quanto durerà? È un nuovo corso o solo una posizione estemporanea, visto che gli europei non vogliono essere coinvolti in Iran? Sarà complicato. Prendiamo per esempio le spese per la Difesa: sempre più governi europei, soprattutto quelli progressisti, sono in grossa difficoltà per innalzarle visto che non possono ridurre il welfare e la spesa per i servizi, altrimenti i loro elettori li puniranno. E questa crisi in Iran potrebbe danneggiare ulteriormente le economie europee».
Teme un’insorgenza dei populismi e dell’estrema destra?
«Sì, ma anche della sinistra radicale. Basti vedere come i Verdi — un partito che vuole uscire dalla Nato — qui stiano volando nei sondaggi, insieme a Nigel Farage a destra. Oggi è molto difficile sopravvivere per i leader progressisti o moderati».
Lei è stato anche corrispondente dalla Russia: dopo Assad e il Venezuela, ancora una volta Putin non ha soccorso i suoi alleati, Iran incluso.
«Perché Putin vuole complicare la vita all’Occidente, ma non è pronto a spendersi troppo per i suoi compari. Ha già una guerra complicatissima sul groppone, ossia l’invasione in Ucraina, e non può permettersi altro. Semmai, ha dimostrato ancora una volta che Mosca è assolutamente dipendente dalla Cina».
A proposito, c’è chi dice che Trump abbia attaccato l’Iran principalmente per gli stretti rapporti di Teheran con Pechino, e così colpire la Cina.
«È molto probabile. Trump vuole che gli Stati Uniti rimangano la maggiore potenza del mondo. Ma la Cina potrebbe spodestare presto l’America. Queste sono solo le premesse dello scontro vero tra le due superpotenze».