Alieni-terrestri, incontri ravvicinati impossibili: “Colpa delle tempeste solari”
di Enrico FranceschiniÈ il maltempo a impedire “incontri ravvicinati” con gli alieni. Non i temporali e nemmeno gli uragani che ci sconvolgono quaggiù sulla Terra, bensì le bufere nello spazio, che potrebbero essere il motivo per cui i messaggi inviati al nostro pianeta dagli extraterrestri non arrivano a destinazione. A formulare questa ipotesi sono nuove ricerche condotte dal Seti (acronimo di Search for Extraterrestrial Intelligence) Institute, un istituto di ricerche della Silicon Valley parzialmente finanziato dalla Nasa, secondo cui è possibile che segnali radio trasmessi dal cosmo siano disturbati, ingarbugliati o comunque più difficili da individuare a causa di tempeste magnetiche solari ed altre turbolenze galattiche.
I silenzi radio notati dalle antenne puntate sull’universo
“Se un segnale viene ampliato dall’atmosfera di una stella”, afferma Vishal Gajjar, un astronomo del Seti, “il messaggio può passare sotto la soglia della capacità di rilevazione terrestre”. Ciò spiegherebbe alcuni dei “si…
È il maltempo a impedire “incontri ravvicinati” con gli alieni. Non i temporali e nemmeno gli uragani che ci sconvolgono quaggiù sulla Terra, bensì le bufere nello spazio, che potrebbero essere il motivo per cui i messaggi inviati al nostro pianeta dagli extraterrestri non arrivano a destinazione. A formulare questa ipotesi sono nuove ricerche condotte dal Seti (acronimo di Search for Extraterrestrial Intelligence) Institute, un istituto di ricerche della Silicon Valley parzialmente finanziato dalla Nasa, secondo cui è possibile che segnali radio trasmessi dal cosmo siano disturbati, ingarbugliati o comunque più difficili da individuare a causa di tempeste magnetiche solari ed altre turbolenze galattiche.
I silenzi radio notati dalle antenne puntate sull’universo
“Se un segnale viene ampliato dall’atmosfera di una stella”, afferma Vishal Gajjar, un astronomo del Seti, “il messaggio può passare sotto la soglia della capacità di rilevazione terrestre”. Ciò spiegherebbe alcuni dei “silenzi radio” notati dalle più potenti antenne puntate sull’universo in cerca di un colloquio con un’altra specie. Pubblicata sulla rivista scientifica Astrophysical Journal, la nuova tesi è stata riportata ieri dal quotidiano Guardian di Londra.L’argomentazione degli studiosi americani è che un segnale radio inviato da milioni di anni luce di distanza può venire interrotto, distorto o reso incomprensibile, una volta che ha lasciato il proprio pianeta e ha iniziato il suo lungo viaggio attraverso il cosmo. Fluttuazioni nel plasma dei venti stellari e altri eventi atmosferici possono “sporcare” il segnale originale, impedendo alla Terra di captarlo.
I segnali che non arrivano sulla terra
Da decenni gli scienziati della Nasa e di altri istituti scientifici ascoltano lo spazio per identificare possibili segnali di vita non umana attraverso variazioni nelle frequenze: sarebbero la prova che non sono prodotti dai naturali processi astrofisici dell’universo. Ma se il maltempo cosmico, diciamo così, li distorce, qui sulla Terra quei segnali non ci arrivano o non arrivano abbastanza puliti per essere interpretati come un indizio di vita su un altro pianeta.Negli ultimi mesi una serie di dichiarazioni pubbliche ha riacceso il dibattito su avvistamenti di Ufo (Oggetti volanti non identificati). In febbraio l’ex-presidente Barack Obama ha affermato in un podcast che gli alieni “esistono”, anche se ha poi successivamente ritrattato il senso delle proprie parole, sostenendo di non avere prove. Donald Trump ha allora annunciato che renderà pubblici prossimamente tutti i materiali “top secret” in materia, dicendo da parte sua ai giornalisti: “Non so se gli alieni ci sono o non ci sono”. Nel 2024 un ex-funzionario del dipartimento della Difesa Usa aveva testimoniato davanti al Congresso che alcuni dipendenti pubblici erano rimasti infortunati in “incontri con alieni”. E l’anno prima un ex-agente dell’intelligence americana aveva parlato di un decennale programma del Pentagono per riattivare un Ufo caduto sul nostro pianeta. La nuova ricerca citata dal Guardian lascia intendere che, se E.T. “telefona a casa”, come nel celebre film fantascientifico di Spielberg, una tempesta cosmica potrebbe rendergli impossibile comunicare. Adesso sappiamo a cosa dare la colpa, quando la linea con gli extraterrestri continua a dare il segnale di occupato: al maltempo.