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L’arma diabolica dei pasdaran: testate cluster che nascondono una pioggia di granate assassine

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Anche quando i missili balistici iraniani vengono abbattuti, questi ordigni riescono a mantenere attiva la carica distruttiva: in Israele dall’inizio della guerra vittime e danni sono stati registrati così
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E’ un’arma diabolica. Gli ingegneri dei pasdaran l’hanno concepita per seminare morte a qualsiasi costo, anche quando i loro missili balistici vengono abbattuti. Perché non basta colpire l’ordigno per neutralizzarne la carica distruttiva: le testate cluster lasciano comunque cadere una pioggia di granate assassine. Da almeno sei giorni vittime e danni nelle città israeliane sono provocate soltanto da questa categoria di bombe volanti, che oggi hanno ucciso un civile e ne hanno feriti due.

Sono l’ennesima prova della capacità tecnica dei Guardiani della Rivoluzione. Durante i due scontri tra lo Stato ebraico e la Repubblica Islamica del 2024, lo scudo multistrato israeliano è riuscito ad abbattere la stragrande maggioranza degli incursori supersonici sparati dalle rampe iraniane. Solo una parte però è stata disintegrata fuori dall’atmosfera dai sistemi Arr…

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E’ un’arma diabolica. Gli ingegneri dei pasdaran l’hanno concepita per seminare morte a qualsiasi costo, anche quando i loro missili balistici vengono abbattuti. Perché non basta colpire l’ordigno per neutralizzarne la carica distruttiva: le testate cluster lasciano comunque cadere una pioggia di granate assassine. Da almeno sei giorni vittime e danni nelle città israeliane sono provocate soltanto da questa categoria di bombe volanti, che oggi hanno ucciso un civile e ne hanno feriti due.

Sono l’ennesima prova della capacità tecnica dei Guardiani della Rivoluzione. Durante i due scontri tra lo Stato ebraico e la Repubblica Islamica del 2024, lo scudo multistrato israeliano è riuscito ad abbattere la stragrande maggioranza degli incursori supersonici sparati dalle rampe iraniane. Solo una parte però è stata disintegrata fuori dall’atmosfera dai sistemi Arrow 3, portando di fatto la guerra nello spazio: la maggioranza è stata fermata a circa cinquemila metri d’altezza, con intercettori Arrow 2 o “Fionda di Davide”. L’impatto spezzava il missile, provocandone una lenta caduta al suolo e spesso rendendo inefficace la testata con trecento chili di esplosivo.

Ed ecco che nelle fabbriche degli ayatollah è stata introdotta una modifica micidiale: nell’ogiva è stato inserito un dispositivo per sganciare un grappolo di piccole bombe. In genere sono ventiquattro, con un peso ciascuna di tre chili. Il meccanismo si attiva a oltre settemila metri dal suolo, prima che il missile venga colpito, ma ci sono stati casi in cui lo sgancio del cluster è avvenuto anche dopo l’intercettazione. Poi queste granate si disperdono in un’area con un diametro che va da sette a sedici chilometri. L’energia cinetica accumulata dalle munizioni durante la traiettoria a oltre seimila chilometri orari e la carica di plastico – stimata in 2 chili e mezzo - permettono a questi dardi di penetrare tettoie, vetrate e automobili causando danni gravissimi agli oggetti e alle persone sorprese allo scoperto.

Si tratta di un’arma intrinsecamente terroristica. Le cluster bombs sono state vietate dalla convenzione internazionale Cmc entrata in vigore nel 2010 e sottoscritta da cento Paesi. In quella stagione di pace globale, molte nazioni hanno smantellato le loro scorte di ordigni a grappolo: l’Italia è stata tra queste. Gli Stati Uniti si sono limitati a toglierli dal servizio. Poi hanno ceduti grandi numeri di proiettili per artiglieria e di razzi all’Ucraina per rispondere agli identici ordigni russi, scagliati contro le città assediate soprattutto nei primi mesi dell’invasione. Washington, Mosca, Kiev, Teheran e Tel Aviv – che le ha usate in Libano nelle operazioni contro Hezbollah - non hanno mai firmato il trattato che mette al bando le cluster.

Il modello dei pasdaran ha come obiettivo solo la popolazione civile. L’esordio è stato durante la “Guerra dei Dodici giorni” dello scorso giugno. Si ipotizza che l’ogiva multipla sia stata inserita nei missili Khorramshahr-4, più spesso chiamati con il nome di Kheibar: una battaglia del VII secolo in cui gli eserciti musulmani hanno sconfitto le tribù ebraiche, evocata in quel conflitto anche dall’allora Guida Suprema Alì Khamenei. L’arsenale dei Guardiani della Rivoluzione ha però numerosi ordigni con raggio d’azione di duemila chilometri che si prestano alla trasformazione, che ha un altro vantaggio tecnico: normalmente le armi iraniane non sono molto precise e hanno un margine d’errore di un chilometro e mezzo. Invece la “nuvola di granate” offre sempre la possibilità di creare danni sul bersaglio prescelto.

Questa terribile innovazione obbliga lo Stato ebraico e tutto l’Occidente a rivedere l’impostazione delle difese. L’unico modo di cancellare questo pericolo infatti è distruggere le armi balistiche fuori dall’atmosfera. Attualmente solo tre sistemi hanno questa capacità: l’Arrow 3 israeliano, il Thaad dell’esercito americano e lo SM-3 Standard imbarcato sulle unità dell’Us Navy. Il numero di intercettori costosissimi – tra undici e venti milioni di dollari a esemplare – è limitato e sono stati consumati in grande quantità durante il conflitto del giugno 2025. Si reputa che se ne producano due-tre al mese per ogni modello e questo rende l’idea di quanto siano preziosi: costituiscono uno scudo molto piccolo rispetto alla minaccia.

Anche perché c’è un fattore che non va dimenticato. Nessuno ne parla: dopo le notizie false presentate dagli Usa all’Onu per giustificare l’attacco all’Iraq nel 2003 l’argomento è diventato tabù. Ma l’Iran dispone senza ombra di dubbio di un vasto arsenale di armi chimiche: le ha impiegate in massa durante gli otto anni di guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein e non ha mai rinunciato a confezionarle. Da allora, su questa risorsa estrema dei pasdaran è sceso il silenzio.

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