BEIRUT – L’Iran ha una nuova Guida Suprema. L’Assemblea degli 88 esperti religiosi, incaricata dalla Costituzione di eleggere la figura più importante nella Repubblica islamica, ha scelto Mojtaba Khamenei, il secondogenito dell’ayatollah ucciso il 28 febbraio scorso dalle bombe su Teheran. Nove giorni dopo la sua morte, il consiglio dei chierici ha affidato al figlio di Ali Khamenei il compito più difficile: prendere le redini della teocrazia nel momento peggiore e garantire la sopravvivenza della Rivoluzione cominciata 47 anni fa.
Proprio lui, il 56 enne Mojtaba Khamenei, l’uomo che Donald Trump considera il «peso piuma» con cui non vuole avere a che fare. L’annuncio è stato dato dalla televisione di Stato, che ha trasmesso anche l’appello dell’Assemblea al popolo iraniano, con la chiamata «all’unità» e «al giuramento di fedeltà» al nuovo leader. Non è un consenso scontato, neppure dopo il diluvio di missili di questi giorni e la nube acida nel cielo di Teheran, provocata dai ra…
BEIRUT – L’Iran ha una nuova Guida Suprema. L’Assemblea degli 88 esperti religiosi, incaricata dalla Costituzione di eleggere la figura più importante nella Repubblica islamica, ha scelto Mojtaba Khamenei, il secondogenito dell’ayatollah ucciso il 28 febbraio scorso dalle bombe su Teheran. Nove giorni dopo la sua morte, il consiglio dei chierici ha affidato al figlio di Ali Khamenei il compito più difficile: prendere le redini della teocrazia nel momento peggiore e garantire la sopravvivenza della Rivoluzione cominciata 47 anni fa.
Proprio lui, il 56 enne Mojtaba Khamenei, l’uomo che Donald Trump considera il «peso piuma» con cui non vuole avere a che fare. L’annuncio è stato dato dalla televisione di Stato, che ha trasmesso anche l’appello dell’Assemblea al popolo iraniano, con la chiamata «all’unità» e «al giuramento di fedeltà» al nuovo leader. Non è un consenso scontato, neppure dopo il diluvio di missili di questi giorni e la nube acida nel cielo di Teheran, provocata dai raid sulle raffinerie.
Nonostante i festeggiamenti dei supporter nelle piazze, a Ekbatan, quartiere nella zona nord-ovest della capitale, la gente ha preso a urlare «Morte a Mojtaba!» dalle finestre dei palazzi.
Ali Larijani, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza, pareva contrario all’idea di consegnare il potere a Mojtaba, e invece ha lanciato pubblicamente l’appello all’unità, sottolineando che la deliberazione dell’Assemblea è avvenuta sfidando le minacce di Stati Uniti e Israele. «Serve la nostra approvazione per la Guida Suprema, se non la ottiene non durerà a lungo», ha detto ieri il presidente americano.
Sin dalle prime ore della mattina la stampa iraniana dava notizia della nomina avvenuta. A quel punto sono cominciate a uscire voci, ipotesi e illazioni. Sono state le dichiarazioni dell’ayatollah Hosseinali Eshkevari, membro del consiglio clericale, a offrire un indizio sull’identità della terza Guida Suprema della teocrazia iraniana, dopo Khomeini e Khamenei. «Il nome di Khamenei continuerà, il voto è stato espresso e sarà annunciato presto», ha affermato.
In base all’interpretazione letterale della Costituzione del 1979, la riunione degli 88 chierici, rappresentanti delle 33 province, delibera a maggioranza dei due terzi e dopo consultazioni di persona. Questa, invece, per motivi di sicurezza, si è tenuta con i voti scritti su pezzi di carta e poi portati nella sede dell’Assemblea. Una modalità di emergenza che, secondo alcuni giuristi iraniani, potrebbe anche invalidare l’elezione.