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Trump: “Successore di Khamenei non durerà se non lo approviamo noi”. E valuta il blitz per l’uranio

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In un’intervista ad Abc il presidente ha lanciato un messaggio al nemico. Mentre non esclude operazioni di terra
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NEW YORK – In un’intervista che sa di minaccia, Donald Trump ha dichiarato che il successore di Ali Khamenei «non durerà a lungo» se non riceverà la sua approvazione. In pochi secondi il messaggio del presidente degli Stati Uniti ha trasformato la politica estera in monito personale e posto un’ombra diretta sulla leadership di un Paese, dove il destino di un popolo sembra subordinato alla volontà di un uomo che parlava al telefono dal suo resort in Florida. E tutto questo mentre il Pentagono ha intensificato gli attacchi contro l’esercito iraniano, e la Casa Bianca sta pensando se inviare i soldati per recuperare l’uranio arricchito, prima che lo facciano altri su ordine della nuova Guida Suprema.

A segnare la novità politica in questa seconda settimana di guerra sono state, ancora una volta, le dichiarazioni del presidente americano. Parlando a Abc del prossimo leader supremo iraniano, Trump ha detto: «Se non ottiene la nostra approvazione, non durerà a lungo». «Vogliamo assicur…

NEW YORK – In un’intervista che sa di minaccia, Donald Trump ha dichiarato che il successore di Ali Khamenei «non durerà a lungo» se non riceverà la sua approvazione. In pochi secondi il messaggio del presidente degli Stati Uniti ha trasformato la politica estera in monito personale e posto un’ombra diretta sulla leadership di un Paese, dove il destino di un popolo sembra subordinato alla volontà di un uomo che parlava al telefono dal suo resort in Florida. E tutto questo mentre il Pentagono ha intensificato gli attacchi contro l’esercito iraniano, e la Casa Bianca sta pensando se inviare i soldati per recuperare l’uranio arricchito, prima che lo facciano altri su ordine della nuova Guida Suprema.

A segnare la novità politica in questa seconda settimana di guerra sono state, ancora una volta, le dichiarazioni del presidente americano. Parlando a Abc del prossimo leader supremo iraniano, Trump ha detto: «Se non ottiene la nostra approvazione, non durerà a lungo». «Vogliamo assicurarci di non dover tornare ogni dieci anni, quando non avrai un presidente come me», ha aggiunto. L’intervista è andata in onda nelle stesse ore in cui Teheran aveva annunciato di aver scelto la nuova Guida Suprema.

L’indicazione di Trump è chiara: vuole essere coinvolto nella scelta, richiesta che molti commentatori, considerando lo storico orgoglio del popolo persiano, considerano surreale, dopo che il presidente ha guidato con gli israeliani i raid che hanno polverizzato la Guida Suprema. Trump dà l’impressione di trattare tutti allo stesso modo, l’Iran come il Venezuela e Cuba, ma in realtà il presidente viene descritto dai media americani come molto nervoso, e deciso a chiudere la guerra presto, forse alla sua maniera, dichiarando all’improvviso di aver vinto. Ma quando? E con quale trofeo da esibire? I sondaggi pesano: due americani su tre sono contrari alla guerra. La rabbia degli americani legata all’aumento del gasolio sta preoccupando i repubblicani, consapevoli che il prezzo alle stazioni di benzina rappresenta il “sondaggio” più credibile in America: un presidente sotto la cui amministrazione il pieno costa di più che in passato, non ha molte chance di sopravvivere. E a novembre ci sono le elezioni per il rinnovo del Congresso.

Trump, naturalmente, ha offerto uno scenario diverso: la base trumpiana di Make America Great Again, sostiene, è con lui. «Sono più popolare che mai - ha detto ad Abc - quello che stiamo facendo è una cosa molto Maga. Una cosa molto, molto Maga. Sono al punto più alto di consensi di sempre».

Intanto mentre l’esercito statunitense, con messaggi in persiano, arabo e altre lingue, ha chiesto agli iraniani di restare in casa e non avvicinarsi a basi missilistiche e di droni, Trump non ha escluso l’invio di soldati sul campo «se ci sono davvero buone ragioni». Tra queste, ci sarebbe il recupero, o la neutralizzazione, degli oltre 400 chili di scorte di uranio arricchito che i bombardamenti americani dell’estate scorsa non hanno scalfito. Secondo il New York Times, l’intelligence Usa ritiene che l’Iran, o potenzialmente un altro gruppo, potrebbe recuperare la principale scorta rimasta sepolta sotto il sito nucleare di Isfahan, colpito a giugno dai raid aerei americani. Il sito è sorvegliato a distanza dagli 007 Usa, ma questo potrebbe non fermare Teheran: la scorta rappresenterebbe un elemento chiave se l’Iran decidesse di procedere verso la costruzione dell’arma nucleare. L’uranio è stato arricchito al 60 per cento, e dovrebbe arrivare al 90 per produrre un’arma, passaggio considerato relativamente semplice se le centrifughe iraniane funzionano. Trump invierà le forze speciali? «È qualcosa che potremmo fare in futuro, ora no», ha detto sabato sera ai giornalisti.

È possibile che gli Stati Uniti sperino che la minaccia di un’operazione di terra possa bastare a convincere Teheran a cedere la sua scorta come parte di una negoziato per mettere fine alla guerra.

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