L’ambasciatore italiano negli Emirati, Fanara: “Rimpatriati 9500 connazionali”
dalla nostra inviata Anna LombardiABU DHABI – Si sono divisi in quattro squadre che si alternano giorno e notte, lavorando h24, per questioni di sicurezza da due location diverse, fin di primi attacchi iraniani sugli Emirati Arabi. Due team si alternano dalla residenza dell’ambasciatore Lorenzo Fanara, con anche sua moglie Sophie impegnata a rispondere al telefono. Gli altri due, al lavoro dagli uffici istituzionali. Quaranta persone in tutto, che in una settimana intensissima sono riuscite a riportare a casa 9500 italiani: «Dal primo allarme in poi non ci siamo più fermati. Abbiamo lavorato incessantemente per rimpatriare i connazionali, senza interrompere nemmeno i servizi ordinari: fra l’organizzazione di un charter e l’altro, abbiamo infatti continuato a emettere passaporti e a raccogliere le schede elettorali dei residenti che hanno votato al referendum. Le spediremo proprio oggi». Lo racconta il diplomatico classe 1970, originario di Agrigento e già ambasciatore in Tunisia e negli Emirati dal 2022, accogliendo L…
ABU DHABI – Si sono divisi in quattro squadre che si alternano giorno e notte, lavorando h24, per questioni di sicurezza da due location diverse, fin di primi attacchi iraniani sugli Emirati Arabi. Due team si alternano dalla residenza dell’ambasciatore Lorenzo Fanara, con anche sua moglie Sophie impegnata a rispondere al telefono. Gli altri due, al lavoro dagli uffici istituzionali. Quaranta persone in tutto, che in una settimana intensissima sono riuscite a riportare a casa 9500 italiani: «Dal primo allarme in poi non ci siamo più fermati. Abbiamo lavorato incessantemente per rimpatriare i connazionali, senza interrompere nemmeno i servizi ordinari: fra l’organizzazione di un charter e l’altro, abbiamo infatti continuato a emettere passaporti e a raccogliere le schede elettorali dei residenti che hanno votato al referendum. Le spediremo proprio oggi». Lo racconta il diplomatico classe 1970, originario di Agrigento e già ambasciatore in Tunisia e negli Emirati dal 2022, accogliendo La Repubblica nella sua residenza di Abu Dhabi, proprio mentre uno dei team è appunto al lavoro, sfruttando come scrivania un enorme tavolo da pranzo.
«I primi giorni abbiamo ricevuto migliaia di telefonate, non solo da chi era qui, ma anche dai parenti preoccupati in Italia. Così tante che molta gente si è lamentata perché trovava le linee sempre intasate. Ma dopo una settimana mi sento di dire che abbiamo fatto un buon lavoro: abbiamo riportato indietro il 95 per cento dei circa 10mila italiani che si erano iscritti al sito istituzionale Viaggiare Sicuri, quello da cui ricaviamo le nostre stime. Oggi posso affermare che la situazione è in netto miglioramento: ieri è partito un volo organizzato da noi con 210 posti, e le persone che si sono presentate in aeroporto erano appena 38. Vuol dire che in termini di rientri, il peggio è passato».
Nessuno si aspettava una crisi tanto grave, ma, insiste l’ambasciatore Fanara, «in quanto diplomatici abbiamo il dovere di prevedere diversi scenari, tutti più o meno probabili. Ed è esattamente ciò a cui avevamo lavorato. Questo ci ha permesso di poter consigliare fin dal primo giorno di chiusura dello spazio aereo emiratino la via dell’Oman. Una frontiera rimasta sempre aperta, che ha lasciato passare tutti i nostri connazionali che si sono presentati». Un rischio di cui, naturalmente, ciascuno si è dovuto assumere la responsabilità individuale: «Personalmente ho detto a tutti gli italiani bloccati che la cosa più sicura era rimanere sotto un tetto. Ma anche noi ci siamo assunti la responsabilità, non da poco, di consigliare il passaggio verso Muscat. Avevamo d’altronde già preso contatti con alcune compagnie aeree che poi hanno collaborato con noi nei giorni precedenti la crisi».
Ci sono state ugualmente delle lamentele: «C’è chi ha detto che non riusciva a prendere la linea, altri che non abbiamo chiamato personalmente tutti i residenti: eppure dal primo giorno non abbiamo fatto che ripeterlo, ci si informa attraverso i social e sul sito Viaggiare Sicuri. Tutti i nostri voli, bus, avvertimenti e informazioni sono lì. Noi ci siamo occupati di organizzare i charter e alcuni voli speciali, ad esempio per i 200 ragazzi che erano rimasti bloccati qui, occupandoci anche di diverse persone con problemi di salute. E di quelle senza soldi, impossibilitate a comprare un biglietto di ritorno. La fase critica non è conclusa, ma ci siamo quasi: lo dimostra il fatto che il telefono squilla sempre meno e, appunto, i voli da noi organizzati ripartono semi vuoti. Certo, se qualcuno non si è iscritto a Viaggiare Sicuri, per noi è fuori dai radar. Per questo raccomandiamo a chi non lo avesse ancora fatto di seguire quella via». Intanto, ci tiene a sottolineare il lavoro svolto dalla sua squadra: «La Gran Bretagna ha organizzato un volo in sei giorni. Noi nove. E posso dire con sollievo che la missione è riuscita, perché fortunatamente non c’è stato nessun incidente. Tengo a dirlo, nessuno di noi si è mai sottratto: presenti in aeroporto anche quando gli attacchi erano in corso».