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Turchia, la Nato intercetta un nuovo missile iraniano. Bahrein sotto tiro: 30 feriti

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Erdogan avverte Teheran: “Dobbiamo rimanere fuori da questo incendio evitate passi sbagliati e provocatori”. Nello Stato ebraico una persona è rimasta uccisa e 4 sono state colpite
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GERUSALEMME – Al decimo giorno, l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran prende sempre più i contorni di una crisi regionale e sempre meno quelli di uno scontro fra i Paesi direttamente coinvolti: è la strategia che l’Iran ha perseguito dall’inizio. Così, i colpi più dannosi inferti ieri non sono arrivati qui in Israele – dove pure ci sono ancora feriti e gli allarmi sono continui, soprattutto nel centro del Paese e ad Haifa, nel Nord, dove sono puntati i missili di Hezbollah – ma in Turchia e nei Paesi del Golfo.

In Turchia è stata la difesa aerea della Nato – di cui Ankara è Paese membro – a intercettare un missile nella zona attorno a Gazantiep. Non ci sono stati danni o feriti, ma l’incidente è grave perché si tratta del secondo missile iraniano entrato nello spazio aereo turco e abbattuto dalla Nato: il primo, mercoledì.

«L’obiettivo principale è mantenere la Turchia fuori dall’incendio», ha detto Recep Tayyip Erdogan in una conferenza stampa: il presidente ha anche …

GERUSALEMME – Al decimo giorno, l’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran prende sempre più i contorni di una crisi regionale e sempre meno quelli di uno scontro fra i Paesi direttamente coinvolti: è la strategia che l’Iran ha perseguito dall’inizio. Così, i colpi più dannosi inferti ieri non sono arrivati qui in Israele – dove pure ci sono ancora feriti e gli allarmi sono continui, soprattutto nel centro del Paese e ad Haifa, nel Nord, dove sono puntati i missili di Hezbollah – ma in Turchia e nei Paesi del Golfo.

In Turchia è stata la difesa aerea della Nato – di cui Ankara è Paese membro – a intercettare un missile nella zona attorno a Gazantiep. Non ci sono stati danni o feriti, ma l’incidente è grave perché si tratta del secondo missile iraniano entrato nello spazio aereo turco e abbattuto dalla Nato: il primo, mercoledì.

«L’obiettivo principale è mantenere la Turchia fuori dall’incendio», ha detto Recep Tayyip Erdogan in una conferenza stampa: il presidente ha anche ammonito l’Iran dal fare passi «sbagliati e provocatori» e su questo ha fatto una telefonata direttamente al suo omologo Masoud Pezeshkian. Ma espressioni simili non hanno finora trovato molto ascolto a Teheran, dove sempre più analisti ritengono che ci siano due poteri in contrasto fra loro sulla strategia: quello del presidente, più conciliante, e quello delle Guardie rivoluzionarie, determinate ad allargare lo scontro.

A ribadire la necessità di scegliere il primo approccio, sono stati diversi governanti del Golfo: dall’emiro del Qatar al ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita. Tutti preoccupati del fatto che ogni giorno in più di combattimenti rischia di far scivolare la posizione dei Paesi dell’area da una situazione di difesa e critica contro Teheran a una possibile guerra aperta.

Ieri a essere colpito è stato di nuovo il Bahrein, già teatro due giorni fa di un duro attacco contro uno dei suoi impianti di desalinizzazione dell’acqua marina, infrastruttura vitale in nazioni aride e prive di risorse come quelle della regione. Trenta persone sono state ferite quando un missile ha colpito un impianto della Bapco, la compagnia petrolifera nazionale, non lontano dalla capitale Manama. Droni e lanci sono stati intercettati anche sui cieli degli Emirati e dell’Arabia Saudita.

Proprio quella dell’impennata dei costi energetici per Europa e Stati Uniti è una delle preoccupazioni che da giorni circola fra gli analisti israeliani: il timore è che questo possa portare la Ue a fare pressione su Trump perché chiuda al più presto la campagna. Un timore rafforzato dalle posizioni espresse da Trump ieri sera in conferenza stampa. Di questo e di altri fattori di rischio nell’alleanza il premier Benjamin Netayahu sembra consapevole: non è un caso che i jet con la stella di David abbiano intensificato le loro azioni negli ultimi 3-4 giorni, superando per numero di obiettivi presi di mira e intensità di fuoco quelli americani. La preoccupazione principale per il primo ministro è quello di uno stop Usai. Israele sembra perciò preoccupato di raggiungere più obiettivi possibili nel più breve tempo possibile: solo ieri – secondo l’Idf – sarebbero state distrutte sei basi militari iraniane.

Per fare il punto sulla campagna, Netanyahu ha riunito i vertici militari: ufficialmente non c’è nessun cambio di strategia all’orizzonte e restano invariate le indicazioni per il pubblico. Scuole chiuse, manifestazioni con più di 50 persone vietate, trasporti limitati. La situazione non è semplice: ieri una persona è stata uccisa e quattro ferite in due lanci di missili dall’Iran e dal Libano.

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