Walzer: “Trump è nei guai in Iran e vuole la exit strategy, la crisi energetica spaventa anche lui”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Il professor Michael Walzer ha appena compiuto 91 anni nella sua New York, ma l’analisi del celebre studioso americano e autore del capitale Guerre giuste e ingiuste del 1977 sembra più lucida che mai.
Prof. Walzer, con l’intervento in Iran Trump si è cacciato in un guaio?
«Eccome».
E cosa farà adesso?
«Ha varie opzioni. Ma gli israeliani sono terrorizzati che li abbandoni prima di terminare il lavoro, lasciandoli con il cerino in mano».
In effetti ieri Trump ha detto che “la guerra in Iran è quasi finita”.
«Vede? Sta cercando evidentemente una exit strategy, dichiarando una falsa “vittoria”. Perché Trump ha commesso un errore madornale con questa guerra insostenibile. A maggior ragione davanti allo spettro di una gigantesca crisi energetica che farà aumentare i prezzi, il gas e la benzina, infuriando i suoi elettori a pochi mesi dal cruciale voto di Midterm. La base populista Maga già ribolle e potrebbe presto ribellarsi. La sua amministrazione è spaccata, basti sentire…
LONDRA – Il professor Michael Walzer ha appena compiuto 91 anni nella sua New York, ma l’analisi del celebre studioso americano e autore del capitale Guerre giuste e ingiuste del 1977 sembra più lucida che mai.
Prof. Walzer, con l’intervento in Iran Trump si è cacciato in un guaio?
«Eccome».
E cosa farà adesso?
«Ha varie opzioni. Ma gli israeliani sono terrorizzati che li abbandoni prima di terminare il lavoro, lasciandoli con il cerino in mano».
In effetti ieri Trump ha detto che “la guerra in Iran è quasi finita”.
«Vede? Sta cercando evidentemente una exit strategy, dichiarando una falsa “vittoria”. Perché Trump ha commesso un errore madornale con questa guerra insostenibile. A maggior ragione davanti allo spettro di una gigantesca crisi energetica che farà aumentare i prezzi, il gas e la benzina, infuriando i suoi elettori a pochi mesi dal cruciale voto di Midterm. La base populista Maga già ribolle e potrebbe presto ribellarsi. La sua amministrazione è spaccata, basti sentire quanto ha fatto intendere il segretario di Stato Rubio nel weekend: “Israele ci ha trascinati in questa guerra”. Insomma, Netanyahu sta sudando freddo».
Davvero crede che Trump possa tradire così il suo alleato di ferro Netanyahu?
«Trump è un narcisista. Pensa solo a se stesso. È e sarà sempre un alleato inaffidabile. Anche per Israele, per cui la minaccia dell’Iran è esistenziale. Così come Trump si dimostrerà inaffidabile per i milioni di iraniani che vedono in lui il liberatore da un regime tremendo e sanguinario. Finirà come con il Venezuela: rimozione del leader a parte, nel Paese non cambierà niente. Altro che libertà e democrazia».
Ma poi come poteva mai pensare Trump che l’Iran fosse un Paese fragile e poco influente come il Venezuela?
«Si è illuso terribilmente. L’Iran è un Paese molto più forte, resistente e ancora dominato dalla repubblica islamica. Dovrebbe attaccarlo massicciamente e su più fronti per compiere una rivoluzione, ma dubito seriamente che lo faccia. Anche perché non so quanto la popolazione iraniana, per quanto si apponga ad ayatollah e pasdaran, sia disposta a vivere continuamente sotto le bombe. Perciò credo che in questi giorni le rivolte degli attivisti democratici siano state limitate, rispetto al passato».
E il nuovo leader è il figlio di Khamenei…
«Altro colpo ai piani di Trump, che di certo non si aspettava una simile scelta e continuità del regime. Anzi, una ulteriore radicalizzazione».
Ma se Trump cambiasse di nuovo idea e tornasse ad attaccare pesantemente l’Iran?
«Allora servirebbero truppe di terra. Ma i curdi non vogliono essere più usati dagli americani, con poco o nulla in cambio. Allora Washington potrebbe inviare truppe speciali, soprattutto per sabotare gli impianti nucleari iraniani. Ma è un rischio colossale».
In questo scenario, l’Iran potrebbe diventare un altro Iraq per gli Stati Uniti?
«Molto peggio dell’Iraq».
Perché?
«Questo è un regime molto più ideologico e fanatico di quello di Saddam. Sanno che hanno il potere di fermare la guerra di Trump e Israele scatenando una crisi energetica globale che l’Occidente non può permettersi, visto anche quanto accade in Ucraina. E dovesse esplodere un conflitto civile in Iran sarebbe incontrollabile per gli americani».
Ma gli israeliani e Trump dicono che questa è una guerra giusta. Lei che ha teorizzato le guerre giuste concorda?
«Assolutamente no. Se i raid israelo-americani dell’anno scorso contro gli impianti nucleari potevano esserlo, vista la minaccia imminente ed esistenziale dell’Iran contro Israele, questa invece è una guerra preventiva. Non giusta».