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Allarme mine a Hormuz e l’Europa prepara la scorta militare navale

Trump dopo l’alert degli 007 Usa: “Teheran le rimuova o conseguenze mai viste”. Starmer sente Roma e Berlino: lavorare insieme
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LONDRA – La “missione Hormuz” prima annunciata, poi smentita, resta sul tavolo. Donald Trump la evoca come garanzia per «mantenere il flusso di petrolio», ma il dispositivo non è ancora finalizzato. La Casa Bianca ha dovuto smentire che la Marina statunitense abbia già scortato una petroliera nello Stretto di Hormuz, dopo che il segretario all’Energia Chris Wright aveva pubblicato su X un post, cancellato pochi minuti dopo, nel quale rivendicava la «prima scorta» conclusa «con successo». Il messaggio, rimosso in fretta, ha inciso sui mercati, accelerando la discesa del greggio, con prezzi in calo di oltre il 15 per cento. Poco dopo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha corretto la versione, negando l’inizio di scorte alle navi commerciali, ma ribadendo l’impegno a difendere il «libero flusso di energia». È esattamente quello che il regime di Teheran vuole impedire. Un portavoce dei Guardiani della Rivoluzione ha avvertito che «qualsiasi movimento» della flotta americana…

LONDRA – La “missione Hormuz” prima annunciata, poi smentita, resta sul tavolo. Donald Trump la evoca come garanzia per «mantenere il flusso di petrolio», ma il dispositivo non è ancora finalizzato. La Casa Bianca ha dovuto smentire che la Marina statunitense abbia già scortato una petroliera nello Stretto di Hormuz, dopo che il segretario all’Energia Chris Wright aveva pubblicato su X un post, cancellato pochi minuti dopo, nel quale rivendicava la «prima scorta» conclusa «con successo». Il messaggio, rimosso in fretta, ha inciso sui mercati, accelerando la discesa del greggio, con prezzi in calo di oltre il 15 per cento. Poco dopo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha corretto la versione, negando l’inizio di scorte alle navi commerciali, ma ribadendo l’impegno a difendere il «libero flusso di energia». È esattamente quello che il regime di Teheran vuole impedire. Un portavoce dei Guardiani della Rivoluzione ha avvertito che «qualsiasi movimento» della flotta americana nello Stretto verrebbe fermato da missili e droni. Secondo l’intelligence Usa, l’Iran starebbe già minando la rotta. «Nelle ultime ore abbiamo colpito e completamente distrutto dieci imbarcazioni e/o navi posamine», ha annunciato in serata Donald Trump, minacciando «conseguenze militari mai viste» se Teheran continuerà.

La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha di fatto paralizzato il traffico lungo la costa iraniana, in un punto in cui normalmente transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Il capo di Stato maggiore Usa, Dan Caine, ha confermato che l’esercito valuta «una gamma di opzioni» per eventuali scorte di mercantili. Ieri sera Emmanuel Macron ha riunito all’Eliseo un nuovo Consiglio di Difesa per discutere tra l’altro della partecipazione a una missione navale strutturata nello Stretto. La Francia ipotizza di mettere a disposizione due fregate, avendo già inviato nella zona la portaerei Charles de Gaulle.

La “missione Hormuz” potrebbe seguire lo schema europeo di Aspides nel Mar Rosso contro i ribelli sciiti yemeniti Houthi, alleati di Teheran. Ma se la “zona rossa” in Yemen era di circa 80 chilometri, a Hormuz ci sono da coprire oltre 300 chilometri. Ne hanno discusso anche i leader di Regno Unito, Germania e Italia in un nuovo colloquio telefonico. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha riferito al cancelliere Friedrich Merz e alla premier Giorgia Meloni la necessità di difendere le navi commerciali e riaprire uno snodo vitale. Londra spera nell’ingresso nella “coalizione Hormuz” di altri alleati. Come per la coalizione dei Volenterosi, però, gli americani sono fondamentali e per Londra nessuna operazione potrà essere messa in pratica senza la guida Usa. Intanto perché scortare le imbarcazioni commerciali a Hormuz è un’impresa estremamente complessa, perché lo stretto è esposto a minacce di un raggio di 270 gradi, anzi 360, contando attacchi possibili di mini-sottomarini iraniani. Scortare imbarcazioni a Hormuz ha bisogno almeno di diversi cacciatorpedinieri (alcuni più vicini alle navi, altri alla sponda iraniana) e jet ed elicotteri anti-droni Apkws (Advanced Precision Kill Weapon System) nei cieli, ma finora l’unico cacciatorpediniere britannico Hms Dragon è riuscito a partire solo ieri da Portsmouth, con arrivo previsto nell’area non prima di cinque giorni. E poi questa polveriera è stata innescata da Stati Uniti e Israele, e i britannici, contrari all’attacco preventivo, non vogliono e non possono prendersi una responsabilità così pesante.

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