Esperti dronisti di Zelensky nel Golfo: così Kiev prova a uscire dall’angolo della guerra in Iran
di Paolo Brera“In tre giorni di battaglia in Medio Oriente sono stati sparati 800 missili intercettori Patriot, più di tutti quelli che l’Ucraina ha ricevuto durante l’intera guerra”, dice il presidente ucraino Volodymyr Zelensky mettendo sul tavolo il problema dei problemi. L’Ucraina, si calcola, ne ha ricevuti solo seicento. La guerra lanciata da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran ha un effetto tutt’altro che favorevole per Kiev: distrae gli alleati, dirottando gli aiuti e l’attenzione internazionale. Ma offre anche qualche opportunità, e Zelensky sta cercando di coglierla al volo: può rendere evidente l’importanza strategica di Kiev in questa nuova terribile era dei droni d’attacco.
Esperti ucraini in Qatar, Arabia ed Emirati
L'Ucraina, ha annunciato ieri il presidente, dispiegherà entro questa settimana i suoi esperti militari nell’area. “Abbiamo inviato tre squadre di professionisti completamente equipaggiate in tre Paesi diversi: i primi sono Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Sa…
“In tre giorni di battaglia in Medio Oriente sono stati sparati 800 missili intercettori Patriot, più di tutti quelli che l’Ucraina ha ricevuto durante l’intera guerra”, dice il presidente ucraino Volodymyr Zelensky mettendo sul tavolo il problema dei problemi. L’Ucraina, si calcola, ne ha ricevuti solo seicento. La guerra lanciata da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran ha un effetto tutt’altro che favorevole per Kiev: distrae gli alleati, dirottando gli aiuti e l’attenzione internazionale. Ma offre anche qualche opportunità, e Zelensky sta cercando di coglierla al volo: può rendere evidente l’importanza strategica di Kiev in questa nuova terribile era dei droni d’attacco.
Esperti ucraini in Qatar, Arabia ed Emirati
L'Ucraina, ha annunciato ieri il presidente, dispiegherà entro questa settimana i suoi esperti militari nell’area. “Abbiamo inviato tre squadre di professionisti completamente equipaggiate in tre Paesi diversi: i primi sono Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita”. Un quarto gruppo di specialisti è stato inviato nelle basi americane in Giordania. L’obiettivo è condividere l'esperienza maturata nella difesa contro gli attacchi con i droni, una sciagura con cui nessuno come l’Ucraina ha imparato a dover convivere. In quattro anni di guerra, la morsa dei droni è cresciuta in modo esponenziale fino a prendersi la completa ribalta del fronte. Ma sono diventati essenziali anche negli attacchi alle retrovie e nei blitz contro gli obiettivi strategici: sono il rumore di fondo che ogni notte mette in crisi le difese fino a liberare la strada ai missili, incaricati di fare i danni maggiori.
Zelensky dice che sono molti i Paesi della regione che hanno chiesto l’assistenza ucraina dopo gli attacchi ricevuti dagli Shahed iraniani. Kiev ne ha esperienza quotidiana: “Hanno già capito che senza i nostri militari, senza i nostri operatori e senza il nostro software questi intercettori semplicemente non funzionano – dice il presidente ucraino – e anche gli esperti americani riconoscono che l’esperienza ucraina può essere utile a respingere attacchi di massa degli Shahed”.
“Aiuteremo chi aiuta noi”
Ma la mossa ha una portata ben maggiore di una semplice consulenza tecnica. E’ un messaggio preciso che L’Ucraina invia ai partner occidentali e a tutti i loro alleati: “E’ necessario che coloro che ora si rivolgono all’Ucraina per chiedere sostegno continuino ad aiutare la nostra difesa aerea. Già l’anno scorso – scrive il presidente sui social - abbiamo proposto agli Stati Uniti un accordo sui droni. E’ una prospettiva giusta, collaborare con noi nella produzione e nell’utilizzo dei droni, e ora è chiaro a tutti che non esiste alternativa. L’Ucraina ha la più grande esperienza al mondo contro i droni d’attacco, senza la quale tutto il Medio Oriente, i partner in Europa e in America avranno grandi difficoltà a costruire una difesa forte. Siamo pronti ad aiutare chi aiuta noi, chi aiuta l’Ucraina”.
La missione di Umerov
Non è un caso che insieme ai tecnici inviati a insegnare ai partner del Golfo come proteggersi dai droni iraniani sia volato in Medio Oriente anche Rustem Umerov, l’ex ministro della Difesa di Kiev che oggi presiede il Consiglio di sicurezza. E’, soprattutto, il grande negoziatore ucraino: “In questo momento la nostra squadra composta sia da personale militare che da Rustem Umerov è diretta verso la regione del Golfo, dove i nostri uomini possono aiutare a proteggere vite e a stabilizzare la situazione”, dice Zelensky nel suo discorso serale. “Il regime iraniano ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, nessuno può ancora dire quanto durerà tutto questo, ma è importante che la protezione della vita inizi effettivamente a funzionare il prima possibile. Anche noi abbiamo bisogno di stabilità”
Il negoziato congelato
Il primo a evocare i rischi per Kiev era stato lo stesso Zelensky, avvisando che la Russia “sta cercando di manipolare la situazione in Medio Oriente e nella regione del Golfo a favore della sua aggressione” contro l’Ucraina. L’effetto era distrarre gli alleati di Kiev: “Al momento la priorità dei partner e tutta l’attenzione sono concentrate sulla situazione intorno all’Iran”, ha ammesso confermando il congelamento del negoziato. Il nuovo round previsto questa settimana è stato annullato e riprogrammato, per il momento solo come intenzione. Svizzera o Turchia sono in pole position per ospitarlo. “La proposta - dice Zelensky - è stata avanzata dagli americani, ma vedremo cosa succederà in Medio Oriente. Ho parlato con il presidente turco Erdogan: per tutti la guerra è una sfida, ma dicono che la fine di quella in Ucraina resta una priorità”.