La Nobel iraniana Ebadi: “Per liberarci serve l’intervento Usa, come nella Resistenza italiana”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – «Questa è la Liberazione iraniana, la nostra Resistenza. Come quella italiana nella Seconda Guerra Mondiale contro il nazifascismo. Anche allora servirono le bombe degli Alleati…». Shirin Ebadi, avvocata iraniana, 78 anni, attivista democratica in esilio a Londra e premio Nobel per la Pace nel 2003 per la sua lotta in nome della libertà e dei diritti, non ha dubbi.
Dottoressa Ebadi, quindi le bombe americane e israeliane secondo lei porteranno finalmente la democrazia in Iran?
«No, la democrazia arriverà solo con libere elezioni. Ma quando le bombe distruggeranno l’apparato di repressione del regime e questo non avrà più armi per combattere, a quel punto sarà costretto a obbedire al popolo, lasciare il potere e cedere a elezioni libere. Se non ci fosse stato un “aiuto” del genere alla Resistenza italiana, il vostro Paese non avrebbe mai riconquistato la libertà».
Però allora gli Alleati armarono la Resistenza e i partigiani italiani contro i nazifascisti. Gli americani d…
LONDRA – «Questa è la Liberazione iraniana, la nostra Resistenza. Come quella italiana nella Seconda Guerra Mondiale contro il nazifascismo. Anche allora servirono le bombe degli Alleati…». Shirin Ebadi, avvocata iraniana, 78 anni, attivista democratica in esilio a Londra e premio Nobel per la Pace nel 2003 per la sua lotta in nome della libertà e dei diritti, non ha dubbi.
Dottoressa Ebadi, quindi le bombe americane e israeliane secondo lei porteranno finalmente la democrazia in Iran?
«No, la democrazia arriverà solo con libere elezioni. Ma quando le bombe distruggeranno l’apparato di repressione del regime e questo non avrà più armi per combattere, a quel punto sarà costretto a obbedire al popolo, lasciare il potere e cedere a elezioni libere. Se non ci fosse stato un “aiuto” del genere alla Resistenza italiana, il vostro Paese non avrebbe mai riconquistato la libertà».
Però allora gli Alleati armarono la Resistenza e i partigiani italiani contro i nazifascisti. Gli americani dovrebbero fare lo stesso con le opposizioni iraniane?
«Dipende. Siamo al decimo giorno di attacchi e bombardamenti massicci in Iran. Una tragedia per il popolo. Ma se i raid potessero eliminare la forza repressiva degli ayatollah, credo che le opposizioni e gli attivisti democratici oggi abbiano già la forza di rovesciare il regime».
Ma i bombardamenti sono una tragedia per tutti.
«Ed è anche questo il motivo per cui ora la gente ha paura di scendere in strada ora a protestare: perché ci sono raid giorno e notte, ed è pericolosissimo. Ma se gli Stati Uniti, Israele o qualunque altro Paese riuscirà a distruggere la macchina bellica del regime iraniano, sono certa che la grande maggioranza degli iraniani apprezzerà».
Però il regime resiste. Anzi, si sta radicalizzando sempre di più: attacchi ai Paesi vicini, il blocco dello Stretto di Hormuz e la scelta del figlio di Khamenei come nuovo leader.
«Questo mi spaventa moltissimo, perché quando il regime è in grave difficoltà reagisce sempre con repressione, omicidi e ancora più ferocia».
E se la Repubblica Islamica rimanesse in piedi dopo questa guerra?
«Spero cada prima. È il sogno di noi iraniani. Dopo dieci giorni di raid e blackout di internet, la situazione resta gravissima. Ma noi non abbiamo mai perso la speranza».
Crede davvero che Trump tenga alla libertà e alla democrazia degli iraniani?
«Non lo so. Trump l’hanno votato gli americani, non noi iraniani. E poi gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran non per esportare la democrazia, bensì per distruggere le decine di siti nucleari di uranio arricchito, che erano una minaccia per Israele. Perché diciamolo: questa guerra tra regime iraniano, Usa e Israele è iniziata nel 1979 con la fondazione della Repubblica islamica, la cui politica estera è esplicitamente fondata sulla distruzione di Israele e sulla cacciata degli americani dal Medio Oriente. Una strategia folle, che ha trascinato la popolazione nel baratro: oggi il 70% degli iraniani vive sotto la soglia della povertà».
Come crede che finirà questa guerra?
«Non lo so. Dipende da molti fattori. Il regime continuerà a resistere? E quale sarà la reazione dei Paesi vicini? Ma so che negli ultimi 47 anni il popolo iraniano è sceso in piazza pacificamente per protestare e ogni volta c’è stata una repressione brutale. Questo è un momento decisivo per il destino dell’Iran».
E lei è ottimista?
«Purtroppo in questa guerra ci sono già state molte vittime civili, tra cui tanti bambini. Allo stesso tempo, la forza militare del regime iraniano sta iniziando a venire meno, missili e armi iniziano a scarseggiare e gli ayatollah non hanno amici nell’area per approvvigionarsi ulteriormente (la Russia è impegnata nella guerra in Ucraina, ndr). Un lieto fine non è impossibile».
Quale?
«Un regime sfinito che si rimette alla volontà popolare, molla il potere e così si arriva a un referendum con la supervisione Onu che decida la Costituzione. Solo allora scoprirete un Iran molto diverso, senza la necessità di arricchire l’uranio o attaccare gli altri Paesi. E finalmente si potrà vivere in pace».