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Padre Romanelli: “A Gaza continua a mancare tutto”

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L’intervista al parroco della chiesa della Sacra Famiglia della Striscia: “Ci sono migliaia e migliaia di malati e feriti che aspettano di passare la frontiera con l’Egitto per essere curati. E ora il valico è chiuso di nuovo”
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GERUSALEMME – Padre Gabriel Romanelli è stanco. Si sente dalla voce, che arriva mentre dietro di lui si sentono i bambini giocare a calcio. Da due anni esatti, quando a Pasqua 2024 riuscì a tornare a Gaza dopo essere rimasto bloccato fuori nell’ottobre 2023, questo sacerdote argentino tiene insieme con una manciata di sacerdoti e suore la piccola comunità cristiana della Striscia. Lo ha fatto sotto le bombe e con la fame, quando gli occhi del mondo erano su di loro. Lo fa ora che lo sguardo è lontano.

Padre, come va?

«Siamo qui. Resistiamo. Per quanto sia difficile abituarsi alla guerra e a ciò che porta, la maggior parte dei 2,3 milioni di abitanti della Striscia si è purtroppo abituata: e dunque resiste».

Cosa è cambiato per voi con l’inizio della nuova guerra?

«La paura è che con quello che sta succedendo in Iran e in Libano la guerra torni anche qui. Non che ora la situazione sia del tutto tranquilla. Nonostante grazie alla tregua non ci siano stati grandi bombardamenti, ci sono s…

GERUSALEMME – Padre Gabriel Romanelli è stanco. Si sente dalla voce, che arriva mentre dietro di lui si sentono i bambini giocare a calcio. Da due anni esatti, quando a Pasqua 2024 riuscì a tornare a Gaza dopo essere rimasto bloccato fuori nell’ottobre 2023, questo sacerdote argentino tiene insieme con una manciata di sacerdoti e suore la piccola comunità cristiana della Striscia. Lo ha fatto sotto le bombe e con la fame, quando gli occhi del mondo erano su di loro. Lo fa ora che lo sguardo è lontano.

Padre, come va?

«Siamo qui. Resistiamo. Per quanto sia difficile abituarsi alla guerra e a ciò che porta, la maggior parte dei 2,3 milioni di abitanti della Striscia si è purtroppo abituata: e dunque resiste».

Cosa è cambiato per voi con l’inizio della nuova guerra?

«La paura è che con quello che sta succedendo in Iran e in Libano la guerra torni anche qui. Non che ora la situazione sia del tutto tranquilla. Nonostante grazie alla tregua non ci siano stati grandi bombardamenti, ci sono stati molti morti negli ultimi mesi».

Dal punto di vista umanitario la situazione lì qual è?

«La Striscia è in rovina e manca assolutamente tutto. Ad esempio da quando è iniziata la guerra, dopo quel terribile 7 ottobre 2023, non c’è più un sistema elettrico. L’elettricità viene prodotta come si può, con un po’ di energia delle batterie si ottiene il gasolio, anche mescolandolo con olio da cucina scaduto oppure con gasolio prodotto fondendo la plastica. Lo stesso vale per l’acqua: a volte viene distribuita dalle varie municipalità e la gente fa ore di fila solo per riempire un bidone. Tutto è così».

L’apertura del valico di Rafah, prima dell’inizio della guerra all’Iran, non ha alleggerito la situazione?

«Un po’ sì. Ma l’emergenza resta. Ci sono migliaia e migliaia di malati e feriti che aspettano di passare la frontiera con l’Egitto per essere curati. E ora il valico è chiuso di nuovo».

Ci sono segni di speranza?

«Ha ricominciato a funzionare la nostra scuola. Non solo per i bambini cristiani ma anche per quelli musulmani. Questo ci dà un po’ di speranza. Come ce la dà l’assistenza che facciamo ad anziani e feriti: offriamo appoggio psicologico, per quanto possiamo. Ma la realtà è che ci vorranno anni per curare le ferite procurate da questa guerra».

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