Gli iraniani difficilmente potevano contare sull’effetto sorpresa. Camp Singara, la base italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, attaccata nella notte si trova all’interno del complesso militare dell’aeroporto internazionale della città, dove operano diverse installazioni della coalizione internazionale impegnata nella lotta allo Stato islamico, in un’ara ad alta tensione dopo l’attacco congiunto israeliano e americano all’Iran. Nel compound della Erbil Air Base la presenza dominante è quella americana, che guida la missione internazionale. Nella stessa area operano reparti e personale di molti altri partner della missione Operation Inherent Resolve, con istruttori, ufficiali e unità logistiche provenienti da diversi Paesi europei e della Nato. Nell’aeroporto di Erbil sono presenti anche strutture della Nato Mission Iraq, la missione di addestramento dell’Alleanza per la formazione delle forze di sicurezza irachene e il coordinamento con le autorità curde. Nella zona si trovano inol…
Gli iraniani difficilmente potevano contare sull’effetto sorpresa. Camp Singara, la base italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, attaccata nella notte si trova all’interno del complesso militare dell’aeroporto internazionale della città, dove operano diverse installazioni della coalizione internazionale impegnata nella lotta allo Stato islamico, in un’ara ad alta tensione dopo l’attacco congiunto israeliano e americano all’Iran. Nel compound della Erbil Air Base la presenza dominante è quella americana, che guida la missione internazionale. Nella stessa area operano reparti e personale di molti altri partner della missione Operation Inherent Resolve, con istruttori, ufficiali e unità logistiche provenienti da diversi Paesi europei e della Nato. Nell’aeroporto di Erbil sono presenti anche strutture della Nato Mission Iraq, la missione di addestramento dell’Alleanza per la formazione delle forze di sicurezza irachene e il coordinamento con le autorità curde. Nella zona si trovano inoltre le basi dei Peshmerga, i combattenti curdi che collaborano con gli occidentali nella gestione della sicurezza.
Camp Singara, la base italiana colpita
Camp Singara ospita circa 300 militari italiani che da una decina di anni coordinano l’addestramento dell’esercito peshmerga nel Kurdistan iracheno. È un’area di grande importanza strategica perché si trova in un lembo dell’Iraq al confine tra Siria, Turchia e Iran. Qui il contingente italiano opera in coordinamento con le autorità curde, addestrando le loro forze su richiesta del governo della regione autonoma irachena con corsi per tiratori scelti, gestione delle sommosse, combattimento urbano e in montagna. È la missione “Prima Parthica”, che forma i combattenti curdi nei campi di addestramento di Benaslawa, Atrush e Sulaymaniyah per renderli autonomi nella lotta contro l’Isis. Ne sono stati addestrati circa 50 mila negli anni, di cui 1.200 nell’ultimo anno.
La tensione sul confine iraniano
Con l’attacco israeliano e americano contro l’Iran, nell’area di confine tra la Repubblica islamica e il Kurdistan iracheno si moltiplicano bombardamenti, missili e movimenti di truppe. Gli americani colpiscono le milizie sciite che minacciano la loro base di Erbil e tentano di favorire il coinvolgimento dei curdi iraniani con base in Iraq. I caccia americani e israeliani bombardano le aree curde dell’Iran occidentale, mentre il presidente del Kurdistan iracheno, Barzani, ha assicurato al ministro degli Esteri iraniano Araghchi che il territorio curdo “non farà parte di conflitti diretti con l’Iran”. Intanto sulle basi curde nel nord dell’Iraq piovono i missili iraniani, e Teheran colpisce con droni le montagne lungo il confine.
Il contingente italiano
Il contingente italiano, guidato dal colonnello Stefano Pizzotti, comprende il Task Group Griffon, una sessantina di soldati con elicotteri impiegati per il trasporto di personale e attrezzature tra le basi della coalizione. “Il nostro obiettivo – spiegano i responsabili della missione – è creare collegamento tra le autorità locali e le organizzazioni governative e non governative che hanno influenza sulla popolazione”. La missione italiana nella regione è più ampia: oltre che nel Kurdistan iracheno si estende anche a Baghdad, dove i carabinieri addestrano la polizia locale, mentre in Kuwait l’operazione Prima Parthica comprende il Task Group Typhoon, schierato nella base aerea di Ali Al Salem.
Gli attacchi precedenti alla base
Il compound con la base italiana a Erbil era già finito sotto tiro. L’8 gennaio 2020, dopo l’attacco americano che uccise il generale iraniano Qassem Soleimani, Teheran lanciò una serie di missili contro le basi della coalizione in Iraq colpendo anche l’area aeroportuale di Erbil. Il contingente italiano fu costretto a rifugiarsi nei bunker: non ci furono vittime né danni. Il 15 febbraio 2021 razzi – probabilmente lanciati da milizie sciite filo-iraniane – colpirono la base della coalizione uccidendo un contractor e ferendone otto insieme a un soldato americano. Il 10 gennaio 2024 un drone armato fu abbattuto sopra l’area dell’aeroporto di Erbil.
Le altre missioni italiane
Se la base di Erbil è rimasta relativamente sicura, l’Italia ha pagato un tributo di sangue nelle altre missioni in Iraq. Il 10 novembre 2019, durante una missione anti-Isis vicino a Kirkuk, un ordigno improvvisato esplose al passaggio di una pattuglia italiana ferendo cinque soldati. L’attentato più grave resta quello di Nassiriya, dove il contingente italiano faceva parte di una missione diversa scattata dopo l’11 settembre: il 12 novembre 2003 morirono 19 italiani con decine di feriti.
Cos’è la missione Prima Parthica
La missione Prima Parthica è parte della coalizione internazionale contro lo Stato islamico. Dalla base di Erbil passano addestramento, supporto e intelligence, oltre alla presenza strategica dell’Italia in Medio Oriente. La missione nacque dopo la caduta di Mosul nel 2014, quando l’avanzata jihadista nel nord dell’Iraq spinse la coalizione guidata dagli Stati Uniti a intervenire per fermare l’espansione del Califfato. Tra Iraq e Kuwait l’operazione impiega fino a 1.100 militari italiani: attualmente sono circa 700, trecento dei quali operano stabilmente a Erbil. A rotazione partecipano reparti dell’esercito, dell’aeronautica e dell’arma dei carabinieri con istruttori militari, unità logistiche, specialisti di sminamento e personale di staff nei comandi multinazionali. La missione internazionale coinvolge oltre 80 Paesi.
Una base strategica
Il Kurdistan iracheno è la regione più stabile dell’Iraq dopo decenni di guerre, ed è governato da un’amministrazione autonoma con relazioni strette con Stati Uniti ed Europa. Per questo Erbil è diventata una cerniera strategica del Medio Oriente settentrionale, dove si incrociano rivalità regionali e interessi energetici. Circa 2.500 militari italiani sono dispiegati complessivamente in Medio Oriente. In questo quadro la base di Erbil ha assunto un ruolo che va oltre quello di presidio anti-terrorismo: è una testa di ponte militare e diplomatica nel Medio Oriente, utile per monitorare la regione e mantenere rapporti con uno degli attori più stabili dell’Iraq.