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Teheran, Khamenei ferito ma salvo: ecco le condizioni per la tregua

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Pezeshkian: “Stop guerra con il riconoscimento dei nostri diritti e il pagamento della ricostruzione”. Nuova stretta contro gli oppositori
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La nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, è ferita e continua a non apparire, mentre Israele porta la guerra a un altro livello, attaccando i checkpoint dei basij per le strade di Teheran, e il presidente iraniano Pezeshkian prova a porre le sue condizioni per un cessate il fuoco.

Da giorni circolavano voci sulle precarie condizioni di salute del neo-eletto leader, ieri sono arrivate le prime conferme anche dagli iraniani. Secondo la Cnn, Mojtaba, ferito nell’attacco che ha ucciso suo padre, sua moglie e uno dei suoi tre figli, ha una frattura al piede ed escoriazioni sul volto e su una mano. Il figlio del presidente Pezeshkian ha confermato la circostanza, aggiungendo però che si trova «al sicuro e non ci sono preoccupazioni».

In assenza della voce della Guida, e di sue indicazioni sugli sviluppi della guerra, è Pezeshkian a tenere le fila della diplomazia, o almeno a provarci, visto che sue precedenti aperture, come le scuse ai Paesi del Golfo, sono state immediatame…

La nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, è ferita e continua a non apparire, mentre Israele porta la guerra a un altro livello, attaccando i checkpoint dei basij per le strade di Teheran, e il presidente iraniano Pezeshkian prova a porre le sue condizioni per un cessate il fuoco.

Da giorni circolavano voci sulle precarie condizioni di salute del neo-eletto leader, ieri sono arrivate le prime conferme anche dagli iraniani. Secondo la Cnn, Mojtaba, ferito nell’attacco che ha ucciso suo padre, sua moglie e uno dei suoi tre figli, ha una frattura al piede ed escoriazioni sul volto e su una mano. Il figlio del presidente Pezeshkian ha confermato la circostanza, aggiungendo però che si trova «al sicuro e non ci sono preoccupazioni».

In assenza della voce della Guida, e di sue indicazioni sugli sviluppi della guerra, è Pezeshkian a tenere le fila della diplomazia, o almeno a provarci, visto che sue precedenti aperture, come le scuse ai Paesi del Golfo, sono state immediatamente censurate dall’ala militare del regime. La guerra può finire solo se gli aggressori riconosceranno i «legittimi diritti dell’Iran», ha detto, probabilmente riferendosi all’arricchimento dell’uranio, se «pagheranno riparazioni» e se all’Iran verranno date «solide garanzie internazionali contro future aggressioni».

Da Israele tuttavia non si vedono cenni di de-escalation. L’Idf ieri ha attaccato diversi checkpoint delle milizie paramilitari basij e della sicurezza dei pasdaran, i responsabili della repressione di piazza, facendo diverse vittime. Gli israeliani hanno colpito anche il data center della banca Sepah, che paga gli stipendi ai dipendenti pubblici e ai militari. I pasdaran minacciano di rispondere sullo stesso piano colpendo le banche e i data center americani e israeliani nel Golfo.

La nuova escalation interna preoccupa i vertici iraniani, il controllo del territorio è considerato vitale quanto la capacità di reagire agli attacchi Usa. Lo speaker del Parlamento, Ghalibaf fa appello ai sostenitori della Repubblica islamica: «Il vostro umile soldato vi chiede tre cose: le strade, le strade, le strade. I vostri figli nelle Forze armate hanno rischiato la vita per difendere l’Iran; sosteneteli con fermezza, tenendo le strade». Il capo della polizia Ahmad-Reza Radan, tra i responsabili dei massacri di gennaio contro i manifestanti, minaccia chiunque volesse provare a tornare in strada: «Se qualcuno si fa avanti in linea con la volontà del nemico, non lo considereremo più un semplice manifestante, lo considereremo un nemico. Tutte le nostre forze sono pronte, con le dita sul grilletto, per difendere la rivoluzione».

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