José Manuel Albares è il ministro degli Esteri del governo spagnolo più rampante che il dibattito internazionale ricordi. Con il suo fermo rifiuto alla guerra in Iran, la denuncia del genocidio di Israele a Gaza, le critiche alle politiche migratorie Usa, il suo presidente, il socialista Pedro Sánchez, è diventato il leader solitario di un’Europa che dice no. “Siamo coerenti e rispondiamo ai valori di pace e solidarietà della società spagnola, e sono sicuro che siano anche i valori della grande maggioranza degli europei”, spiega Albares in questa intervista a Repubblica.
In un’escalation delle relazioni con Israele, la Spagna ha appena revocato formalmente la sua ambasciatrice a Tel Aviv. Perché proprio ora?
“L’ambasciata di Spagna in Israele è pienamente operativa. A guidarla c’è una incaricata d’affari, esattamente come da quasi due anni l’ambasciata di Israele in Spagna è guidata da una incaricata d’affari, da quando Israele ha rimosso la sua allora ambasciatrice. Siamo esatta…
José Manuel Albares è il ministro degli Esteri del governo spagnolo più rampante che il dibattito internazionale ricordi. Con il suo fermo rifiuto alla guerra in Iran, la denuncia del genocidio di Israele a Gaza, le critiche alle politiche migratorie Usa, il suo presidente, il socialista Pedro Sánchez, è diventato il leader solitario di un’Europa che dice no. “Siamo coerenti e rispondiamo ai valori di pace e solidarietà della società spagnola, e sono sicuro che siano anche i valori della grande maggioranza degli europei”, spiega Albares in questa intervista a Repubblica.
In un’escalation delle relazioni con Israele, la Spagna ha appena revocato formalmente la sua ambasciatrice a Tel Aviv. Perché proprio ora?
“L’ambasciata di Spagna in Israele è pienamente operativa. A guidarla c’è una incaricata d’affari, esattamente come da quasi due anni l’ambasciata di Israele in Spagna è guidata da una incaricata d’affari, da quando Israele ha rimosso la sua allora ambasciatrice. Siamo esattamente allo stesso livello.
Durante tutto questo tempo, la Spagna ha cercato di mantenere le migliori relazioni possibili, nonostante abbiamo ricevuto sistematicamente ingiurie e calunnie da parte di Israele contro la Spagna e contro il popolo spagnolo, che la scorsa settimana si sono ripetute di nuovo, in modo molto aggressivo. Questa buona volontà della Spagna non è stata ricambiata né diplomaticamente né nel rispetto delle buone maniere che ci si aspetta tra due Paesi”.
La decisione è arrivata poco dopo l’annuncio dei Pasdaran, che promettevano un passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz ai Paesi intenzionati a ritirare gli ambasciatori israeliani e statunitensi dai loro stati. Non si rischia così di sembrar cedere a questo tipo di pressioni?
“La decisione è stata presa prima di quella dichiarazione e non ha assolutamente nulla a che vedere con essa. Stiamo parlando di cose totalmente diverse. La Spagna ha condannato tutte e ciascuna delle violazioni massicce dei diritti umani del regime iraniano nei confronti della propria popolazione, e continueremo a farlo. Abbiamo sostenuto tutte le sanzioni dell’Unione Europea, comprese quelle adottate contro la Guardia Rivoluzionaria; e abbiamo anche difeso e continueremo a esigere il rispetto del diritto alla libertà di espressione e alla libertà di manifestazione di tutti gli iraniani.
Soprattutto delle coraggiose donne iraniane, per le quali è molto più difficile e rischioso scendere in strada. Condanniamo anche gli attacchi ingiustificati dell’Iran contro tutti i Paesi del Medio Oriente”.
La notizia è stata accolta da Donald Trump con una nuova minaccia di interrompere le relazioni commerciali con Madrid. Temete ripercussioni e, in tal caso, pensate di poter contare sulla solidarietà dei partner europei?
“Non c’è motivo di temere ritorsioni. La Spagna è un alleato affidabile della Nato con un dispiegamento militare storico sul fianco orientale. Stiamo difendendo lo spazio aereo dei Paesi baltici, abbiamo truppe in Slovacchia, in Lettonia, in Romania, in Turchia e una presenza significativa nella missione Nato in Iraq.
Siamo coinvolti nella sicurezza euro-atlantica e, inoltre, siamo un partner commerciale di primo piano per gli Stati Uniti, che hanno un surplus commerciale con la Spagna.
In ogni caso, contiamo sulla solidarietà europea, naturalmente, e la Commissione Europea — responsabile della politica commerciale dell’Unione — lo ha già ribadito. Anche la Spagna è solidale con i suoi partner e alleati. Lo abbiamo dimostrato con Cipro, dove abbiamo inviato una fregata per difendere la sicurezza del suo spazio aereo, con l’integrità territoriale della Danimarca, con i paesi europei che hanno subito inaccettabili pressioni tariffarie.
Siamo un Paese che prende le proprie decisioni sempre in modo coerente con i valori europei e con i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale”.
Il no all’uso delle basi in Spagna da parte degli Stati Uniti per gli attacchi in Iran e il successivo rifiuto spagnolo della guerra hanno irrigidito relazioni già tese con gli Stati Uniti.
“Gli Stati Uniti sono lo storico alleato naturale dell’Europa. Abbiamo una relazione reciprocamente vantaggiosa, con investimenti molto diversificati in entrambe le direzioni e, sul piano commerciale, con un surplus per gli Stati Uniti.
Siamo un grande acquirente di gas naturale liquefatto statunitense. Insieme alla nostra condizione di alleati nella Nato, la cooperazione nella difesa si basa su un accordo bilaterale che prevede l’uso congiunto di due basi, Morón e Rota, che sono di sovranità spagnola. In altri ambiti, come la scienza, la nostra cooperazione è altrettanto solida.
È la relazione di due alleati che condividono sicurezza e prosperità, basata su dialogo, rispetto e beneficio reciproco. La Spagna ha una chiara volontà di mantenere relazioni il più strette possibile con gli Stati Uniti”.
La posizione del governo Sánchez di fronte al nuovo conflitto in Medio Oriente ha influenzato in qualche modo quella di altri Paesi europei?
“Solo i governi di quei paesi possono rispondere a questa domanda. Quello che posso dire è che ogni giorno vediamo innumerevoli riferimenti, in tutto il mondo, alla coerenza e alla solidità della posizione spagnola nel difendere i valori e gli interessi dell’Europa e i principi della Carta delle Nazioni Unite”.
Negli ultimi giorni la Spagna è diventata anche un caso a Bruxelles: i temi al centro del dibattito sono stati la difesa del “vecchio ordine internazionale” e le accuse di Weber a Sánchez di utilizzare il dibattito internazionale per il proprio “profilo politico”.
“La Spagna non ha iniziato questa guerra che colpisce così direttamente l’economia delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese europee. L’opposizione non è tra vecchio e nuovo ordine internazionale, ma tra ordine internazionale e disordine internazionale, tra diritto internazionale e la legge del più forte che porta al caos.
L’Unione Europea è proprio quella che più deve difendere il diritto internazionale e il sistema basato sulla Carta delle Nazioni Unite. La Ue è essa stessa una creazione del diritto, basata su trattati. Inoltre è l’economia più aperta al commercio internazionale e ha una geografia particolarmente colpita dai conflitti. Non si può essere europeisti senza difendere il diritto internazionale”.
In Italia, così come in molti altri Paesi — per esempio la Turchia — la reazione della società al “no alla guerra” spagnolo è stata estremamente partecipata, trasformando Sánchez e Madrid in simboli di una sinistra ormai dormiente.
“Non è la prima volta che questo governo vive una situazione simile. È già successo con la nostra posizione su Gaza e con il riconoscimento dello Stato di Palestina. Siamo stati i primi e molti Paesi ci hanno seguito.
Quello che fa il governo spagnolo è essere coerente e rispondere ai valori di pace e solidarietà della società spagnola, e sono sicuro che siano anche i valori della grande maggioranza degli europei. E anche alla difesa dei loro interessi, perché questa guerra sta già colpendo direttamente il benessere dei nostri cittadini”.
Lo stesso sostegno è arrivato anche dai leader di questi paesi? Penso in particolare al governo Meloni: dopo le minacce di Trump avete ricevuto il sostegno di Francia ed Europa, mentre Tajani ha accusato Sánchez di non “avere nel cuore le relazioni transatlantiche”. Avete avuto contatti con Roma?
"Non abbiamo avuto contatti su questo tema. Insisto sull’enorme dispiegamento che abbiamo sotto la Nato per proteggere la sicurezza euro-atlantica, il più grande della nostra storia e tra i più importanti in Europa. La Spagna è fondamentale per la relazione transatlantica”.
Nonostante il rifiuto dell’uso delle basi, Madrid ha inviato la sua fregata alla missione europea congiunta per la difesa di Cipro, ma ha dichiarato che non sosterrà iniziative che non siano sotto l’ombrello della Ue o della Nato. Fino a dove siete disposti ad arrivare?
“Innanzitutto, un paese europeo come Cipro avrà sempre tutta la nostra solidarietà, e su questo siamo molto chiari. In questo caso si tratta di garantire la sicurezza dello spazio aereo di Cipro.
In secondo luogo, l’Unione Europea è un progetto di pace e deve continuare a esserlo. Ora dobbiamo lavorare anche alla de-escalation e alla distensione. Per questo ho intensificato i miei contatti con i miei omologhi in Medio Oriente.
In terzo luogo, la Spagna non sostiene né sosterrà alcuna azione che rafforzi questa guerra”.
Quarant’anni fa, attraverso un referendum, la Spagna confermava il suo ingresso nella NATO. Dopo lo scontro con gli Stati Uniti sull’aumento al 5% del PIL della spesa per la difesa e le pressioni interne da parte di una parte della sinistra per uscire dall’Alleanza, qual è oggi la posizione di Madrid?
“La Spagna è un alleato solido e affidabile all’interno della Nato, impegnato nella sicurezza europea e nella sicurezza euro-atlantica. Abbiamo circa 3.600 militari dispiegati sul fianco orientale. Abbiamo aerei e radar nella missione di polizia aerea del Baltico e del fianco orientale, truppe in paesi come Slovacchia, Lettonia o Romania, e partecipiamo a dispiegamenti navali della Nato.
Inoltre abbiamo aumentato in modo costante l’investimento nella difesa che, nel 2018 quando siamo entrati al governo, era ai minimi (0,9%) e raggiungerà il 2% del Pil nel 2025. E naturalmente la Spagna rispetterà le capacità che la Nato le richiede”.