Le guerre mondiali non si pianificano. Diventano tali per accumulazione. Maturano nella competizione per l’egemonia planetaria, accelerata quando la potenza superiore perde sangue e animo, accendendo le ambizioni degli sfidanti. Finché tutti si convincono che in gioco sia la vita. Spalle al muro, nessuno può permettersi di arretrare. È guerra per la guerra. A scopo e somma zero.
Troppe partite considerate esistenziali da chi le ingaggia stanno sfuggendo di mano. E nessun arbitro ha l’autorità per fischiarne la fine. Peggio: l’autorità da cui fino a ieri il mondo si attendeva la prima e ultima parola su pace o guerra non sa spiegare perché sta combattendo.
Questa America è un’anarco-monarchia. Per gli eterei cultori della scienza politica, contraddizione in termini. Dobbiamo arrenderci all’impossibilità di incasellare la decomposizione della repubblica imperiale a stelle e strisce in qualsiasi classificazione scolastica. Caso unico di accentramento dei poteri pubblici in commistione…
Le guerre mondiali non si pianificano. Diventano tali per accumulazione. Maturano nella competizione per l’egemonia planetaria, accelerata quando la potenza superiore perde sangue e animo, accendendo le ambizioni degli sfidanti. Finché tutti si convincono che in gioco sia la vita. Spalle al muro, nessuno può permettersi di arretrare. È guerra per la guerra. A scopo e somma zero.
Troppe partite considerate esistenziali da chi le ingaggia stanno sfuggendo di mano. E nessun arbitro ha l’autorità per fischiarne la fine. Peggio: l’autorità da cui fino a ieri il mondo si attendeva la prima e ultima parola su pace o guerra non sa spiegare perché sta combattendo.
Questa America è un’anarco-monarchia. Per gli eterei cultori della scienza politica, contraddizione in termini. Dobbiamo arrenderci all’impossibilità di incasellare la decomposizione della repubblica imperiale a stelle e strisce in qualsiasi classificazione scolastica. Caso unico di accentramento dei poteri pubblici in commistione con privati attorno al presidente monarca e loro simultanea dispersione: circolo vizioso in accelerazione che sta minando lo Stato americano e la sua influenza nel mondo. Dramma dialettico che attende il suo Shakespeare redivivo.
L’aspirante Re Sole che ha fatto impazzire la maionese dei poteri americani sfida gli sterili dogmi del sistema internazionale e ne espone l’inconsistenza. La mediatizzazione in tempo (ir)reale della rivoluzione a un tempo americana e mondiale fomenta l’illusione del regime change inteso marchio dell’epoca. Ma l’attrito della storia frena le velleità dei rivoluzionari. Come le domestiche picconate trumpiane, così le avventure parabelliche (Venezuela) o le spedizioni militari della sua «Armada» (Iran) soffrono dell’arroganza solipsista di chi le azzarda. Qualcuno dei famigli avrebbe dovuto sconsigliare Trump dall’evocare l’Armada Invencible di Filippo II, notoriamente vinta. Il fallito assedio navale all’Inghilterra inaugurò nel 1588 il tramonto dell’ispanico siglo de oro. La nevrosi bellicista di questa America precipita la fine del secolo suo. La guerra senza strategia, fine a sé stessa, è contro te stesso. L’attrito consuma la potenza che rifiuta di conoscere i suoi limiti.
Sul palcoscenico globale ne consegue sconclusionata competizione senza regole fra aspiranti successori del Numero Uno, astuti briganti di passo o banali opportunisti. Ciascuno convinto di giocarsi la vita. Attorno al capezzale del monarca terminale, impegnato a sparare missili e ordini esecutivi dove e come capita, regna anarchia. Estensione su scala mondiale della crisi di egemonia descritta da Gramsci quale sovversivismo delle classi dirigenti.
Quanto alle massime potenze rivali, Cina e Russia, sono più spaventate che eccitate dallo sbandamento degli Stati Uniti. Con chi e su che cosa stabilire un compromesso fra Grandi finché non sappiamo chi comanda a Washington? Se Trump e i suoi si contraddicono nel giro di poche ore, vale la pena starli a sentire? Si può discutere di sfere d’influenza, missili e bombe atomiche con una coppia di immobiliaristi, gli impagabili Steve Witkoff e Jared Kushner, che riportano alla famiglia Trump quel che credono di capire al Cremlino o nei grattacieli del Golfo?
Oggi non puoi essere né anti — né filoamericano perché non c’è più un’America. Di quella supernova esplosa restano poderosi filamenti, misti di Stato, Big Tech e Big Finance, privi di regia. Elettroni liberi. Buona fortuna agli storici del secolo ventiduesimo che vestiranno la rivoluzione mondiale della logica che non ha né può avere.