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Famiglia trucidata in Cisgiordania dal fuoco dell’Idf

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Padre, madre e due figli stavano rientrando a casa quando la loro auto è stata crivellata di colpi. Due ragazzini sopravvissuti
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GERUSALEMME – Si chiamavano Ali Khaled Bani Odeh, 37 anni, Waad Othman Bani Odeh, 35 anni, Othman, 7 anni, Mohammad, 5 anni. Sono vittime. Nella statistica disumanizzata dei palestinesi uccisi dopo il 7 Ottobre in Cisgiordania dall’esercito israeliano e dai coloni, sono i numeri 1.047, 1.048, 1.049, 1.050. Cifre di un massacro di cui si parla sempre troppo poco e che prosegue nell’impunità, oscurato ora dalla guerra all’Iran, protetto dalle autorità.

La famiglia Bani Odeh era in macchina, ieri. Padre, madre e quattro bambini stavano tornando nel villaggio di Tammun, tredici chilometri a nord di Nablus, Cisgiordania occupata. Erano stati a Nablus dove avevano comprato del cibo e altre cose per la festa di Eid al-Fitr che, tra poco, segnerà la fine del Ramadan. A Tammun c’erano anche dei soldati israeliani, in missione per arrestare «alcuni palestinesi ricercati per terrorismo».

Dicono che l’auto arrivasse troppo velocemente verso di loro, dicono che si sono sentiti minacciati quindi …

GERUSALEMME – Si chiamavano Ali Khaled Bani Odeh, 37 anni, Waad Othman Bani Odeh, 35 anni, Othman, 7 anni, Mohammad, 5 anni. Sono vittime. Nella statistica disumanizzata dei palestinesi uccisi dopo il 7 Ottobre in Cisgiordania dall’esercito israeliano e dai coloni, sono i numeri 1.047, 1.048, 1.049, 1.050. Cifre di un massacro di cui si parla sempre troppo poco e che prosegue nell’impunità, oscurato ora dalla guerra all’Iran, protetto dalle autorità.

La famiglia Bani Odeh era in macchina, ieri. Padre, madre e quattro bambini stavano tornando nel villaggio di Tammun, tredici chilometri a nord di Nablus, Cisgiordania occupata. Erano stati a Nablus dove avevano comprato del cibo e altre cose per la festa di Eid al-Fitr che, tra poco, segnerà la fine del Ramadan. A Tammun c’erano anche dei soldati israeliani, in missione per arrestare «alcuni palestinesi ricercati per terrorismo».

Dicono che l’auto arrivasse troppo velocemente verso di loro, dicono che si sono sentiti minacciati quindi hanno aperto il fuoco, mirando alle teste dentro l’abitacolo. I due bambini, Mohammed e Othman, sono morti subito. Ali e sua moglie Waad, invece, c’hanno messo un po’. A raccontarlo è Khaled, che ha 12 anni, sopravvissuto nonostante il capo ferito dalle schegge dei vetri e il corpo macchiato dagli schizzi di sangue dei familiari.

«I soldati che mi hanno trascinato fuori dalla macchina urlavano: “Abbiamo ucciso dei cani”, e mi picchiavano», afferma Khaled, parlando con la Reuters dal letto di ospedale dove è stato ricoverato. «Ci hanno sparato addosso, non so chi sia stato. Colpi diretti. Tutti nella macchina sono morti, eccetto io e Mustafa. Mustafa ha otto anni. Othman non ci vedeva, era cieco. Per un po’, dopo gli spari, ho sentito mio padre pregare e mia madre piangere, poi solo silenzio».

Khaled racconta anche di essere stato portato su un fuoristrada e di essere stato perquisito. «Un militare mi ha chiesto: “Chi c’era nella macchina con te?”, quando ho risposto “la mia mamma, mio padre e i miei fratelli”, ha preso a urlare, dandomi del bugiardo».

Secondo le testimonianze degli abitanti locali, il gruppo dell’Idf era entrato nel villaggio di Tammun a bordo di un veicolo con la targa bianca e verde palestinese, seguito da unità di rinforzo. Il ministero della Giustizia israeliano ha aperto un’inchiesta sulla strage di Tammun. Ma quante ne hanno aperte in passato, senza alcun esito. L’Idf e la polizia di frontiera non negano l’incidente, né il fatto di aver usato un mezzo con targa palestinese. La loro unica difesa è che la macchina di Ali Odeh si stava avvicinando troppo rapidamente e si sono sentiti in pericolo.

«Una versione del tutto assurda», replica Magdi Bani Odeh, uno dei familiari accorsi sul posto. «Un padre che accelera volutamente, che preme sull’acceleratore quando sta viaggiando con sua moglie e i suoi quattro bambini... Ma chi ci crede? Chi lo farebbe? Oltretutto il veicolo dell’Idf era di copertura, con targa palestinese. La verità — insiste Magdi Bani Odeh — è una e una sola: sono omicidi a sangue freddo».

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