Piazza Maidan è il simbolo dell’Ucraina che ha scelto l’Europa e la democrazia: il luogo delle manifestazioni popolari che nel 2014 hanno fatto cadere l’ultimo tentativo di imporre un governo filorusso. In oltre quattro anni di guerra gli attacchi di Mosca non l’avevano mai sfiorata e per questo ieri mattina la pioggia dei rottami di un drone è stata interpretata come un segnale molto preoccupante. Non solo perché la bomba volante è riuscita ad arrivare nel pieno centro di Kiev prima di venire abbattuta: dall’analisi dei resti c’è la convinzione che si tratti di un nuovo modello di arma.
Il Geran è esteriormente identico agli Shahed iraniani che dal 28 febbraio volano contro le basi americane in tutto il Medio Oriente. Gli ingegneri russi però hanno migliorato le strumentazioni elettroniche e quelli scagliati ieri sarebbero dotati di un sistema di guida gestito dall’Intelligenza artificiale. L’IA riconosce le immagini del terreno e dirige l’ordigno verso il bersaglio assegnato anche …
Piazza Maidan è il simbolo dell’Ucraina che ha scelto l’Europa e la democrazia: il luogo delle manifestazioni popolari che nel 2014 hanno fatto cadere l’ultimo tentativo di imporre un governo filorusso. In oltre quattro anni di guerra gli attacchi di Mosca non l’avevano mai sfiorata e per questo ieri mattina la pioggia dei rottami di un drone è stata interpretata come un segnale molto preoccupante. Non solo perché la bomba volante è riuscita ad arrivare nel pieno centro di Kiev prima di venire abbattuta: dall’analisi dei resti c’è la convinzione che si tratti di un nuovo modello di arma.
Il Geran è esteriormente identico agli Shahed iraniani che dal 28 febbraio volano contro le basi americane in tutto il Medio Oriente. Gli ingegneri russi però hanno migliorato le strumentazioni elettroniche e quelli scagliati ieri sarebbero dotati di un sistema di guida gestito dall’Intelligenza artificiale. L’IA riconosce le immagini del terreno e dirige l’ordigno verso il bersaglio assegnato anche a duemila chilometri di distanza. Questa evoluzione è immune dagli apparati di disturbo che spezzano le frequenze radio di pilotaggio remoto, accecano le coordinate gps o sbarrano la possibilità di agganciarsi ai ripetitori dei cellulari per trovare la rotta. L’unico modo di fermarli è distruggerli con missili, cannoni a tiro rapido o con i sempre più diffusi droni antidrone di progettazione ucraina.
Il problema è che in questi giorni il Cremlino ha ulteriormente aumentato le incursioni contro le città, concentrando sciami di 400 tra missili e velivoli senza pilota. Lo fa per rispondere ai raid che le forze di Kiev lanciano sempre più spesso contro gli impianti petroliferi e le industrie belliche: l’altra notte hanno spedito oltre 150 droni contro gli impianti della regione di Mosca. Sul Cremlino però pesa anche la situazione al fronte, dove da inizio gennaio perde terreno – ben 432 chilometri quadrati – e rischia di vedere compromessi i piani per l’ offensiva di primavera programmata da Putin: i russi non sono neppure stati in grado di espugnare Pokrovsk, il centro del Donetsk sotto assedio dal giugno 2014. Dopo una pausa, da sabato hanno ripreso anche a distruggere le centrali elettriche. L’obiettivo resta sempre lo stesso: spezzare la determinazione del popolo ucraino. Che invece continua non solo a resistere ma anche a contrattaccare.