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Cisgiordania, famiglia uccisa dall’Idf: “Sull’auto 70 fori di proiettile, li hanno uccisi apposta”

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Il racconto a Repubblica di un cugino di Ali Bani Odeh, colpito a Tammun sabato notte dai soldati israeliani assieme alla moglie e due bambini. “Un massacro senza motivo”
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METULLA – «La macchina di mio cugino Ali ha sulla carrozzeria più di 70 fori di proiettile, l’esercito di Israele ha ucciso una famiglia innocente senza alcun motivo». Parla a Repubblica Isam Hassan, 58 anni, parente di Ali Khaled Bani Odeh, il 37 enne che sabato notte guidava l’automobile crivellata di colpi a Tammun, villaggio a nord di Nablus. Sono morti in quattro: Ali, la moglie Waad e due dei quattro figli che viaggiavano con loro.

«È successo poco dopo la mezzanotte, stavano tornando da Nablus dove Ali li aveva portati a comprare dei vestiti buoni per la festa di Eid al-Fitr», racconta Isam Hassan. «Erano così contenti di andare in città, i bambini non vedevano l’ora... non ci posso credere che siano stati ammazzati in quel modo assurdo».

Due sono sopravvissuti: Khaled, 12 anni, e Mustafa, 8 anni. «Ho parlato con Khaled, è ricoverato in ospedale perché ha ferite alla testa e una scheggia sotto l’occhio. Ha visto e sentito i suoi cari morire. Sua madre urlava “basta, basta”, men…

METULLA – «La macchina di mio cugino Ali ha sulla carrozzeria più di 70 fori di proiettile, l’esercito di Israele ha ucciso una famiglia innocente senza alcun motivo». Parla a Repubblica Isam Hassan, 58 anni, parente di Ali Khaled Bani Odeh, il 37 enne che sabato notte guidava l’automobile crivellata di colpi a Tammun, villaggio a nord di Nablus. Sono morti in quattro: Ali, la moglie Waad e due dei quattro figli che viaggiavano con loro.

«È successo poco dopo la mezzanotte, stavano tornando da Nablus dove Ali li aveva portati a comprare dei vestiti buoni per la festa di Eid al-Fitr», racconta Isam Hassan. «Erano così contenti di andare in città, i bambini non vedevano l’ora... non ci posso credere che siano stati ammazzati in quel modo assurdo».

Due sono sopravvissuti: Khaled, 12 anni, e Mustafa, 8 anni. «Ho parlato con Khaled, è ricoverato in ospedale perché ha ferite alla testa e una scheggia sotto l’occhio. Ha visto e sentito i suoi cari morire. Sua madre urlava “basta, basta”, mentre i soldati sparavano. Da quanto ho potuto capire, erano a 15-20 metri dalla macchina. Mio cugino aveva i finestrini aperti, impossibile non accorgersi che era solo una famiglia».

Le forze armate israeliane si trovavano a Tammun per un’operazione di polizia sotto copertura (avevano un veicolo con targa palestinese): hanno detto di aver aperto il fuoco perché la macchina era sospetta e arrivava troppo rapidamente verso di loro. «È una bugia, in quel punto della strada non era possibile andare veloce», ribatte il cugino di Ali. «Perché poi non hanno mirato alle ruote, o al cofano? Hanno sparato alla testa di chi era nell’abitacolo, lo hanno fatto apposta».

Khaled e Mustafa, spiega Hassan, si sono salvati perché sedevano dietro e sono stati protetti dal corpo e dal sedile della mamma, che aveva in braccio Othman, 7 anni, ipovedente. Sarà la nonna paterna a occuparsi di loro, d’ora in poi.

«Khaled è stato trascinato fuori per i capelli, gli israeliani urlavano di aver ucciso dei cani. Quando Khaled, terrorizzato e in preda allo choc, ha chiesto perché avessero sparato ai suoi genitori e ai suoi fratellini, lo hanno anche picchiato. Non so quanti soldati fossero, dicono una ventina ma non ne sono certo. Questa è come la storia della piccola Hind Rajab, solo che non è avvenuta a Gaza ma in Cisgiordania. Anche qui, però, noi palestinesi non abbiamo diritti e ci possono uccidere nella piena impunità».

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