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Pasdaran: “Le aziende Usa nel mirino”. Detriti di missili su Gerusalemme

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Minacciate le compagnie americane nel Golfo. A Baghdad colpito il Rasheed hotel, usato dai diplomatici Usa
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DUBAI – Il profilo della Penisola Arabica su fondo nero e tanti target rossi che i pasdaran promettono di tornare a colpire. Aree dove, accusano, si celano «interessi americani. I prossimi taarget»: Dubai, Abu Dhabi, Kuwait City, Doha, Manama. È l’avvertimento postato ieri via social — flyer sinistramente simili a quelli che gli israeliani lanciano sulle aeree che stanno per attaccare — con cui Teheran ha deciso di spaventare gli abitanti del Golfo. Un invito ai dipendenti di aziende come Amazon, Google, Microsoft, Nvidia, Citibank, le cui sedi sono già state colpite — e pure a chi risiede in prossimità — ad «allontanarsi immediatamente».

Per ora nel mirino, è finito nuovamente l’aeroporto di Dubai che prima del conflitto era il più trafficato al mondo: hub certo cruciale per le compagnie statunitensi, principale punto di connessione fra Usa, Medio Oriente, Asia ed Africa. Ieri lo hanno attaccato per la quarta volta coi droni. E uno di questi — o forse i suoi detriti — ha centrat…

DUBAI – Il profilo della Penisola Arabica su fondo nero e tanti target rossi che i pasdaran promettono di tornare a colpire. Aree dove, accusano, si celano «interessi americani. I prossimi taarget»: Dubai, Abu Dhabi, Kuwait City, Doha, Manama. È l’avvertimento postato ieri via social — flyer sinistramente simili a quelli che gli israeliani lanciano sulle aeree che stanno per attaccare — con cui Teheran ha deciso di spaventare gli abitanti del Golfo. Un invito ai dipendenti di aziende come Amazon, Google, Microsoft, Nvidia, Citibank, le cui sedi sono già state colpite — e pure a chi risiede in prossimità — ad «allontanarsi immediatamente».

Per ora nel mirino, è finito nuovamente l’aeroporto di Dubai che prima del conflitto era il più trafficato al mondo: hub certo cruciale per le compagnie statunitensi, principale punto di connessione fra Usa, Medio Oriente, Asia ed Africa. Ieri lo hanno attaccato per la quarta volta coi droni. E uno di questi — o forse i suoi detriti — ha centrato un concourse, provocando quattro feriti fra il personale. Colpito pure un serbatoio di carburante, che ha scatenato un incendio dalle fiamme così alte, da costringere a interrompere l’autostrada che conduce allo scalo. Il traffico aereo è rimasto fermo diverse ore, costringendo molti voli ad atterrare altrove, Qualcuno è perfino tornato indietro. Un brutto colpo per lo scalo che stava lentamente cercando di riprendersi: e aveva appena annunciato l’incremento dei voli. La nuova chiusura temporanea dello spazio aereo è durata ore: le operazioni sono riprese solo nel pomeriggio.

Un incidente simile — detriti caduti dal cielo — ha ucciso un uomo d’origine palestinese ad Abu Dhabi mentre guidava l’auto: è la settima vittima su territorio emiratino. Più a est è stata nuovamente colpita l’area industriale della città portuale di Fujairah, dove approda l’oleodotto emiratino che aggira Hormuz. L’incendio scatenato, ha convinto Adnoc, la compagnia petrolifera statale, a sospendere le spedizioni di greggio. E per tutto il giorno droni si sono abbattuti anche sugli altri stati del Golfo: Arabia Saudita, Qatar e Kuwait hanno tutti comunicato di averne intercettati numerosi.

Infine erano americani anche gli obiettivi presi di mira a Baghdad, dove i droni filoiraniani hanno colpito il Rasheed hotel, nella zona verde di Baghdad, che spesso alloggia diplomatici occidentali.

Teheran contro tutti, ieri d’altronde, ha sparato i suoi missili pure su Gerusalemme. Grossi detriti metallici sono caduti perfino sui tetti dei più famosi luoghi di culto della Città Vecchia, solitamente risparmiata e in questo periodo fortunatamente chiusa ai non residenti. Frammenti metallici sono stati infatti rinvenuti perfino sui tetti della Chiesa del Santo Sepolcro e nelle aree della Spianata delle Moschee, del Patriarcato di Gerusalemme e nel vecchio Quartiere Ebraico. Mentre un’enorme scheggia di missile è finita vicino all’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, cui gli ayatollah hanno promesso la morte.

Intanto, anche la capitale iraniana, Teheran, è stata duramente bombardata. In un annuncio, l’esercito israeliano ha detto di aver distrutto un centro spaziale nascosto in città. Insieme a un centro di comando dell’intelligence situato nello stesso complesso della compagnia elettrica nel cuore di Teheran. «Il regime iraniano integra centri di comando in infrastrutture civili in aree densamente popolate», ha poi sostenuto l’Idf in una nota.

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