Trump chiede di rimandare la visita in Cina. Pechino: “Prendiamo atto non sia per Hormuz”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO – “La Cina e gli Stati Uniti mantengono i contatti su questioni quali la data della visita del presidente Trump. Al momento non ho ulteriori informazioni da fornire”, si limita a dire il portavoce del Ministero degli Esteri cinese quando gli viene chiesto di confermare o commentare la notizia del possibile rinvio del viaggio del presidente statunitense in Cina.
Trump aveva dichiarato domenica in un'intervista al Financial Times che avrebbe potuto rinviare il suo viaggio previsto per fine mese, lasciando intendere che tale decisione era legata all’invio o meno di navi da guerra da parte di Pechino nello Stretto di Hormuz. Ieri il leader Usa ha affermato di aver chiesto alla Cina un rinvio “di un mese, più o meno”, ma questa volta invocando la necessità di rimanere negli Stati Uniti a causa della guerra in corso in Iran, senza citare Hormuz. Il portavoce del Ministero, Lin Jian, dice di aver “preso atto” dei chiarimenti forniti dagli Stati Uniti: “La Cina ha preso atto del fatto…
PECHINO – “La Cina e gli Stati Uniti mantengono i contatti su questioni quali la data della visita del presidente Trump. Al momento non ho ulteriori informazioni da fornire”, si limita a dire il portavoce del Ministero degli Esteri cinese quando gli viene chiesto di confermare o commentare la notizia del possibile rinvio del viaggio del presidente statunitense in Cina.
Trump aveva dichiarato domenica in un'intervista al Financial Times che avrebbe potuto rinviare il suo viaggio previsto per fine mese, lasciando intendere che tale decisione era legata all’invio o meno di navi da guerra da parte di Pechino nello Stretto di Hormuz. Ieri il leader Usa ha affermato di aver chiesto alla Cina un rinvio “di un mese, più o meno”, ma questa volta invocando la necessità di rimanere negli Stati Uniti a causa della guerra in corso in Iran, senza citare Hormuz. Il portavoce del Ministero, Lin Jian, dice di aver “preso atto” dei chiarimenti forniti dagli Stati Uniti: “La Cina ha preso atto del fatto che la parte statunitense ha già smentito pubblicamente le notizie errate diffuse dai media, affermando che tali notizie sono del tutto false e sottolineando che la visita non ha alcun nesso con la questione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz”. Era stato infatti già nella giornata di ieri il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ad affermare che qualsiasi decisione di rinviare l'incontro non era legata alle richieste relative alle navi.
Nel fine settimana Donald Trump aveva invitato vari Paesi, Cina inclusa, a inviare navi nello Stretto per mantenere aperta questa via navigabile fondamentale. Una proposta alla quale la Cina non aderirà come si capisce leggendo gli editoriali della stampa di Partito: “La sicurezza dello Stretto di Hormuz non dipende dal numero di navi militari che lo pattugliano. Dipende dal fatto che le armi tacciano”, come ha scritto il Global Times.
Gli americani avevano annunciato già quasi un mese fa che la visita sarebbe stata dal 31 marzo al 2 aprile. Date che Pechino non aveva finora mai confermato: una prassi normale qui, visto che la Cina conferma ufficialmente visite di questo genere sempre con pochi giorni di anticipo.
Posticipare la visita è probabilmente una notizia gradita a Pechino: consentirebbe di avere più tempo per mettere in agenda anche questioni di sicurezza, oltre a quelle commerciali. Xi Jinping deve far sì che la tregua commerciale continui, evitare maggiori restrizioni tecnologiche, cercare di portare Washington su posizioni più sfumate su Taiwan. Nemmeno gli Usa vogliono far deragliare il dialogo economico con la Cina: da Parigi, dove ha avuto due giorni di colloqui col vicepremier cinese He Lifeng, il segretario al Tesoro Bessent ha definito ieri gli incontri “davvero positivi”. Funzionari statunitensi hanno affermato che entrambe le parti hanno discusso della creazione di una “Commissione per il commercio”.
Nel frattempo, sul conflitto in corso in Medio Oriente, Pechino ha annunciato che fornirà “assistenza umanitaria d’emergenza a Iran, Giordania, Libano e Iraq”, spiega ancora il portavoce del Ministero degli Esteri.