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Trump resta isolato: prova a dividere la Ue e invoca l’aiuto cinese

(reuters)

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Il presidente Usa ha chiesto assistenza anche al Giappone e a Pechino ha proposto di rinviare la sua visita di un mese per occuparsi del conflitto
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NEW YORK – Un danno collaterale della guerra in Iran sta diventando il rischio che comprometta l’Alleanza Atlantica, con cui dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi l’Occidente ha garantito la propria sicurezza, e nel processo corrompa anche le istituzioni comuni europee. La conferma viene dalle parole del presidente Trump, che non solo sta rimproverando agli alleati di non aiutarlo con i pattugliamenti necessari per riaprire lo stretto di Hormuz, ma lo fa mettendo un paese contro l’altro, allo scopo evidente di generare e sfruttare le divisioni provocate.

Il capo della Casa Bianca ha ordinato l’intervento in Iran senza consultare gli europei, che invece avevano sacrificato vite umane e risorse quando gli Usa avevano chiesto sostegno dopo l’11 settembre, unica occasione in cui la Nato aveva invocato l’articolo 5 per la difesa reciproca. Trump contava su una vittoria rapida, sul modello del Venezuela, e ha ammesso di essere rimasto sorpreso dalla reazione della Repubblica …

NEW YORK – Un danno collaterale della guerra in Iran sta diventando il rischio che comprometta l’Alleanza Atlantica, con cui dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi l’Occidente ha garantito la propria sicurezza, e nel processo corrompa anche le istituzioni comuni europee. La conferma viene dalle parole del presidente Trump, che non solo sta rimproverando agli alleati di non aiutarlo con i pattugliamenti necessari per riaprire lo stretto di Hormuz, ma lo fa mettendo un paese contro l’altro, allo scopo evidente di generare e sfruttare le divisioni provocate.

Il capo della Casa Bianca ha ordinato l’intervento in Iran senza consultare gli europei, che invece avevano sacrificato vite umane e risorse quando gli Usa avevano chiesto sostegno dopo l’11 settembre, unica occasione in cui la Nato aveva invocato l’articolo 5 per la difesa reciproca. Trump contava su una vittoria rapida, sul modello del Venezuela, e ha ammesso di essere rimasto sorpreso dalla reazione della Repubblica islamica, che ha sparato sulle basi e le infrastrutture dei paesi vicini, bloccando il passaggio dallo stretto di Hormuz. Ora ha bisogno di aiuto e pretende che gli alleati europei, ma anche altri, intervengano per riaprire la navigazione.

Secondo le notizie trapelate ha chiesto contributi a Francia, Germania e Gran Bretagna, ma anche Cina, Giappone, Corea del Sud e Australia. L’Italia finora non è stata citata, magari perché ha fatto sapere in anticipo che la Costituzione e le sue leggi le impediscono di partecipare, ma il Consiglio supremo della difesa ha scritto nelle conclusioni della sua ultima riunione che «eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento». Abbiamo chiesto al dipartimento di Stato se ha fatto simili richieste a Roma o si aspetta che partecipi, e la risposta è stata chiara, rimandando alle parole di Trump che ha chiesto la collaborazione di tutti.

Il presidente ha parlato così: «Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo la nazione più forte del mondo», ma Hormuz è un “test” per gli alleati. «Da anni dico che se mai dovessimo aver bisogno di loro, non ci saranno». Gli alleati invece hanno bisogno degli Usa, perché «Putin ha paura di noi, non della Nato. Noi siamo la Nato».

Trump è deluso e si ricorderà delle defezioni: «Diversi leader hanno offerto aiuto. Mi piacerebbe dire i nomi ma non so se lo vogliano, perché temono di essere presi di mira. Alcuni si stanno già dirigendo lì, sono molti entusiasti. Altri meno». Ad esempio «sono molto sorpreso» che il Regno Unito non voglia partecipare. Discorso simile per la Germania: «Ci sono paesi dove abbiamo avuto per decenni 40.000 soldati per proteggerli, ma se ora chiediamo due dragamine tentennano». Un po’ meglio la Francia, dopo una telefonata col presidente Macron. «Penso che ci aiuterà. Vi farò sapere. Macron? Gli do otto, sapete come va, è la Francia». Si aspetta che la Cina lo aiuti, perché riceve quasi tutto il suo petrolio dal Golfo, ma potrebbe rimandare il viaggio a Pechino previsto a fine mese se non lo farà. Axios ha rivelato che l’inviato speciale Witkoff ha tenuto aperto il canale di comunicazione col ministro degli Esteri iraniano Araghchi, ma secondo Trump non ci sono le condizioni per un accordo. La guerra così rischia di impantanarsi, trascinando con sé la Nato e dividendo gli europei.

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