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Militari italiani, detriti di un razzo colpiscono la base Unifil. Paura anche a Baghdad

(ansa)

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Terzo caso dopo Kurdistan e Kuwait. Gli israeliani intercettano il lancio di Hezbollah. Militare assistito per un dolore all’occhio
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METULLA – Non c’è posto che possa dirsi sicuro in Libano, soprattutto nel sud. Dei pezzi di un razzo di Hezbollah, intercettato dai sistemi di difesa israeliani, sono caduti sulla base Unifil di Shama, dove sono in servizio i militari della Brigata Sassari. I detriti fortunatamente sono piovuti in una zona all’aperto quindi non hanno causato feriti o danni, anche se un soldato è stato portato in infermeria per accertamenti. Lamentava dolore a un occhio. Niente di grave, hanno detto i medici.

Poche ore dopo, a Baghdad un drone ha colpito un hotel dove alloggiava anche personale italiano che non è stato coinvolto nell’esplosione e, successivamente trasferito al riparo nei bunker.

Il livello di allerta è massimo, specie in Libano anche perché nell’area non è il primo caso in cui la forza di interposizione finisce sotto tiro, diretto o indiretto. Il 6 marzo scorso era stato il quartier generale dei ghanesi ad essere colpito da un proiettile, forse un proiettile di carro armato o fors…

METULLA – Non c’è posto che possa dirsi sicuro in Libano, soprattutto nel sud. Dei pezzi di un razzo di Hezbollah, intercettato dai sistemi di difesa israeliani, sono caduti sulla base Unifil di Shama, dove sono in servizio i militari della Brigata Sassari. I detriti fortunatamente sono piovuti in una zona all’aperto quindi non hanno causato feriti o danni, anche se un soldato è stato portato in infermeria per accertamenti. Lamentava dolore a un occhio. Niente di grave, hanno detto i medici.

Poche ore dopo, a Baghdad un drone ha colpito un hotel dove alloggiava anche personale italiano che non è stato coinvolto nell’esplosione e, successivamente trasferito al riparo nei bunker.

Il livello di allerta è massimo, specie in Libano anche perché nell’area non è il primo caso in cui la forza di interposizione finisce sotto tiro, diretto o indiretto. Il 6 marzo scorso era stato il quartier generale dei ghanesi ad essere colpito da un proiettile, forse un proiettile di carro armato o forse un razzo anti-tank. E due giorni fa, tre pattuglie sono state attaccate nei pressi delle loro basi.

Shama è la sede del Comando del settore ovest della missione Unifil, che in questo momento è guidata dal generale Diodato Abagnara. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è subito messo in contatto con lui per monitorare la situazione sul terreno, fattasi ancor più complicata con la decisione di Israele di avviare un’operazione terrestre “limitata” nel sud del Libano.

L’obiettivo a breve termine — hanno riferito fonti dell’Idf — è eliminare i miliziani che si nascondono nei villaggi sciiti, per ridurre la minaccia di lanci di droni e razzi sulla Galilea. Nel medio termine, è occupare una zona cuscinetto fino al fiume Litani, in piena violazione della risoluzione 1701 dell’Onu che Unifil, insieme con l’esercito libanese, è chiamata a monitorare.

Il contingente italiano è composto da 1.300 soldati ed è il più numeroso tra i circa 50 Paesi che partecipano alla missione. Opera nelle tre basi di Shama, Al Mansouri e Naqura. Oltre a cercare di contenere l’escalation tra Hezbollah e Israele, è impegnato nella consegna di generi alimentari e medicinali alla popolazione assediata dal conflitto: già tredici sono le tonnellate portate all’Unione dei comuni di Tiro, dove sono ospitati migliaia di sfollati. L’evacuazione dei caschi blu italiani per ragioni di sicurezza per il momento non è prevista, anche se il piano di evacuazione via mare è già predisposto.

Il destino di Unifil oscilla tra ipotesi di nuove regole di ingaggio e la chiusura anticipata: a deciderlo sarà il Consiglio di sicurezza dell’Onu, forse già a giugno. Il mandato, in ogni caso, scade alla fine del 2026. Il Libano — dove l’Italia è impegnata anche con la missione Mibil a sostegno delle forze di sicurezza locali — è il fronte con gli scenari più aperti. Se dovesse tramontare l’idea di una nuova missione Onu, l’ipotesi più accreditata è la nascita di missioni bilaterali per il rafforzamento dell’esercito libanese perché diventi, nel minor tempo possibile, autonomo e formato.

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