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Iran, folla ai funerali di Larijani. Ucciso anche il capo dell’intelligence

(afp)

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Migliaia di fedeli al regime salutano il leader di fatto eliminato martedì da un raid di Israele. Nuovi attacchi sulla capitale: colpito anche Khatib. Khamenei: “Risponderemo con il sangue”
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Il caccia israeliano ha scavato un cratere in mezzo alle palazzine: quella in cui si trovava Ali Larijani è stata incenerita. Era un edificio di cinque piani, ci viveva una delle sue figlie, a Pardis, periferia est di Teheran. L’ex capo del consiglio di sicurezza è morto insieme a suo figlio e alle guardie del corpo. Ancora non è chiaro se ci siano state altre vittime.

Ieri mattina a Teheran una folla di qualche migliaio di persone, in piazza della rivoluzione, ha accompagnato il corteo funebre di quello che era considerato l’uomo più potente in Iran dopo l’uccisione di Ali Khamenei. Accanto alla sua bara quella del figlio e di Gholamreza Soleimani, il comandante della milizia basij, anche lui ucciso nei raid. Come accade ormai da venti giorni, la cerimonia è andata avanti mentre missili e bombe israeliane e americane continuavano a piovere sulla capitale su tutto il Paese.

Ora Mojtaba Khamenei, la nuova guida suprema, che dal giorno della sua nomina non è mai apparsa in pubblico…

Il caccia israeliano ha scavato un cratere in mezzo alle palazzine: quella in cui si trovava Ali Larijani è stata incenerita. Era un edificio di cinque piani, ci viveva una delle sue figlie, a Pardis, periferia est di Teheran. L’ex capo del consiglio di sicurezza è morto insieme a suo figlio e alle guardie del corpo. Ancora non è chiaro se ci siano state altre vittime.

Ieri mattina a Teheran una folla di qualche migliaio di persone, in piazza della rivoluzione, ha accompagnato il corteo funebre di quello che era considerato l’uomo più potente in Iran dopo l’uccisione di Ali Khamenei. Accanto alla sua bara quella del figlio e di Gholamreza Soleimani, il comandante della milizia basij, anche lui ucciso nei raid. Come accade ormai da venti giorni, la cerimonia è andata avanti mentre missili e bombe israeliane e americane continuavano a piovere sulla capitale su tutto il Paese.

Ora Mojtaba Khamenei, la nuova guida suprema, che dal giorno della sua nomina non è mai apparsa in pubblico, promette vendetta. «Ogni sangue ha un prezzo che i suoi assassini presto dovranno pagare», scrive in un testo apparso su canali social che sono stati aperti a suo nome. La stessa promessa arriva anche dai pasdaran, che rispondono lanciando missili su Tel Aviv e dall’esercito, l’Artesh, che finora è stato defilato rispetto ai Guardiani.

Il colpo per il sistema è severo: Larijani aveva l’esperienza e la conoscenza della macchina che pochi hanno. Il ministro degli esteri Abbas Aarghchi denuncia il comportamento illegale e fuori da qualsiasi regola del diritto internazionale degli israeliani e degli americani, ma minimizza l’impatto sull’apparato: «Non capisco perché gli americani e gli israeliani non abbiano ancora compreso questo punto: la Repubblica islamica dell’Iran ha una solida struttura politica con istituzioni politiche, economiche e sociali consolidate. Certo, gli individui hanno influenza e ognuno svolge il proprio ruolo - alcuni meglio, altri peggio, altri ancora meno - ma ciò che conta è che il sistema politico in Iran sia una struttura molto solida».

Cade, sotto i colpi israeliani, anche Esmail Khatib, ministro dell’intelligence dal 2021, fedelissimo di Khamenei ma nominato nel ruolo dall’ex presidente ultraconservatore Raisi. Khatib per molti iraniani era una figura oscura, un religioso sciita nato nel 1961 a Qaen, nel Sud Khorasan, che aveva costruito la propria carriera nell’apparato di sicurezza, responsabile di arresti, repressione, violenze in carcere. Oltre a essere un ideologo radicale della Repubblica islamica, avevo diretto la macchina del controspionaggio e della sicurezza interna, conosceva reti, nomi, connessioni, ma non aveva brillato nel compito di proteggere le élite. In un’intervista dopo la guerra dei 12 giorni aveva dichiarato: «Il nostro più grande successo è stato l’arresto di tutti gli agenti del Mossad in Iran responsabili delle eliminazioni qui». Il 28 febbraio quella certezza si è incrinata. La sua uccisione conferma il livello di penetrazione dell’intelligence israeliana in Iran, capace di colpire ai massimi livelli dell’apparato. Ma la prima guerra dell’Intelligenza artificiale, la prima in cui software maven, modelli generativi, dominano le operazioni militari, è tutt’altro che chirurgica. Le vittime non si vedono, ma ci sono.

L’ong Hrana, Human Rights Activists News Agency, la stessa che ha riferito di oltre 7mila morti durante le manifestazioni di gennaio, porta il conto dei civili iraniani uccisi a 1.354 civili uccisi, almeno 207 erano bambini. I militari morti sarebbero 1.138 e 622 vittime non sono ancora state identificate. Secondo le Nazioni Unite, finora tra 600.000 e 1 milione di famiglie iraniane sono state sfollate dalla guerra, più di 3,2 milioni di persone.

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