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Segnalazioni di cittadini e chiamate del Mossad ai basij: così funziona la caccia all’uomo in Iran

(afp)

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Una fitta rete di informatori sul terreno, sommata alle soffiate di normali cittadini e integrata con chiamate in farsi dell’intelligence agli agenti dei nemici. Così Israele sta dando la caccia alla cupola iraniana
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LONDRA – “C’è un posto di blocco all’ingresso di via Nafisi””, avverte un messaggio. “Ora ce n’è un altro sotto il ponte Sattari”, informa un secondo. Guidati da comunicazioni di questo tipo, i cacciabombardieri israeliani colpiscono non soltanto i leader dell’Iran, ma anche check-point, caserme, postazioni dei Pasdaran. La novità della guerra in corso è che a trasmettere le informazioni in questione non sono spie o informatori al servizio dello Stato ebraico, bensì cittadini iraniani, che le pubblicano su profili anonimi sul social X o sugli account della chat Telegram affiliati al Mossad o alle forze armate israeliane. Una forma di collaborazione tra il popolo oppresso dal regime degli ayatollah e Gerusalemme, con l’obiettivo comune di abbatterlo.

Gli informatori

È il Wall Street Journal a rivelare questo risvolto inedito del conflitto, citando fonti dei servizi segreti. Era già nota l’abilità dello spionaggio israeliano nello scoprire dove si trovano i bersagli, umani e materiali, …

LONDRA – “C’è un posto di blocco all’ingresso di via Nafisi””, avverte un messaggio. “Ora ce n’è un altro sotto il ponte Sattari”, informa un secondo. Guidati da comunicazioni di questo tipo, i cacciabombardieri israeliani colpiscono non soltanto i leader dell’Iran, ma anche check-point, caserme, postazioni dei Pasdaran. La novità della guerra in corso è che a trasmettere le informazioni in questione non sono spie o informatori al servizio dello Stato ebraico, bensì cittadini iraniani, che le pubblicano su profili anonimi sul social X o sugli account della chat Telegram affiliati al Mossad o alle forze armate israeliane. Una forma di collaborazione tra il popolo oppresso dal regime degli ayatollah e Gerusalemme, con l’obiettivo comune di abbatterlo.

Gli informatori

È il Wall Street Journal a rivelare questo risvolto inedito del conflitto, citando fonti dei servizi segreti. Era già nota l’abilità dello spionaggio israeliano nello scoprire dove si trovano i bersagli, umani e materiali, da colpire in Iran: grazie a un’ampia rete di propri agenti e di informatori, doppiogiochisti, complici all’interno del sistema iraniano. Il Mossad intercettava i telefonini dei dirigenti e comandanti iraniani per sapere dove erano in ogni dato momento. Quando i dirigenti, per non farsi intercettare, hanno lasciato a casa i telefonini, il Mossad ha intercettato i cellulari dei loro autisti e delle loro guardie del corpo: così fu organizzato il raid che uccise mezza dozzina di leader iraniani in un colpo solo, nel primo dei dodici giorni della guerra del giugno 2025. E quando anche autisti e guardie del corpo hanno imparato quanto sia pericoloso portare con sé uno smart phone, lo spionaggio di Israele ha hackerato le telecamere del traffico nel centro di Teheran: così, nelle prime ore del conflitto in corso, ha individuato la riunione a cui partecipava il leader supremo iraniano Ali Khamenei e lo ha eliminato.

La collaborazione con i cittadini

Ora viene fuori un’altra risorsa sfruttata dallo spionaggio israeliano: la collaborazione con comuni cittadini iraniani, probabilmente i membri dell’opposizione e i protagonisti delle proteste represse dal regime facendo decine di migliaia di morti nel gennaio passato. Adesso sono anche loro a segnalare dove si trovano soldati, poliziotti, guardie della Rivoluzione, in modo che Israele, e in qualche caso gli Stati Uniti, possano colpirli. “Le attuali posizioni dei posti di blocco nell’area di Ekbatan sono le seguenti: autostrada Teheran-Karaj (direzione ovest-est) sotto il ponte Sattari; ingresso di Via Nafisi (direzione sud-nord)”, recita uno dei messaggi riportati dal quotidiano di Wall Street. “All'ingresso di via Nafisi a Ekbatan è stato allestito un posto di blocco in entrambe le corsie della strada. Equipaggiamento militare sembra sia immagazzinato in alcune scuole vicino ai blocchi B1 e A3”, afferma un altro. E un terzo: “Il checkpoint all’ingresso della città di Ekbatan, in via Nafisi, è stato distrutto da un drone all'alba. Gli altri poliziotti si sono rintanati sotto i ponti”.

La pratica delle chiamate in farsi

Un fenomeno che esisteva anche durante operazioni precedenti del Mossad in Iran, ma che in questa guerra ha raggiunto dimensioni ben maggiori, per il risentimento popolare provocato dalle stragi di gennaio e per la speranza che la guerra metta fine alla repubblica islamica. Perfino il rifugio temporaneo, una tenda in una zona boschiva nei pressi di Teheran, del comandante delle forze speciali iraniane Ghomreza Soleimani, ucciso lunedì notte, sarebbe arrivato agli israeliani con una soffiata del genere da comuni cittadini iraniani.

Il Wall Street Journal svela poi una tecnica parallela usata dal Mossad: che chiama al telefono, parlando in farsi, i comandanti della polizia locale iraniana, ammonendoli ad abbandonare il regime. “Ti ho telefonato per avvertirti che devi schierarti dalla parte del tuo popolo”, avverte un agente israeliano. “Se non lo farai, il tuo destino sarà quello del tuo leader. Sappiamo tutto di te. Mi senti?”. E il poliziotto avrebbe risposto così: “Fratello, giuro sul Corano, non sono tuo nemico. Sono già un uomo morto. Ti prego, vieni ad aiutarci”.

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